Giorgio de Chirico, l'amico geniale

Siamo nel 1975 e la RAI su richiesta dei telespettatori ha appena riproposto nel programma Ore 20 un’intervista realizzata dal giornalista Franco Simongini  a Giorgio de Chirico dopo la sua nomina a membro dell’ Accademia di Francia; il filmato che state per vedere presenta la seconda parte del programma, in cui il conduttore Bruno Modugno ha invitato lo storico dell’arte Giuliano Briganti e il giornalista e critico d’arte Antonello Trombadori, entrambi amici di de Chirico, per commentare il mancato riconoscimento della sua arte e la scarsa attenzione dell’Italia verso de Chirico rispetto alla venerazione dei francesi, dovuti forse anche al suo  carattere non facile.

Antonello Trombadori,  che ha conosciuto l’artista in tenera età in quanto era amico di suo padre, il pittore Francesco Trombadori, racconta :”Allora vedevo davvero de Chirico come una specie di mostro sacro, inavvicinabile. Del resto anche mio padre stava davanti a lui con una certa suggestione.“

 


Giorgio de Chirico con Leonardo Sciascia e Antonello Trombadori nel 1976 in una foto  di Angelo Palma/A3/Contrasto

L’ho conosciuto poi più da vicino – continua Trombadori - dopo la morte di mio padre e ho scoperto che de Chirico è l’uomo più incantevolmente dolce che si possa immaginare. Forse anche perché è l’uomo più incantevolmente distaccato da tutti i valori transunti e volgari della vita. E guarda soltanto nel profondo.”


Interpellato da Bruno Modugno sull’umorismo sottile di de Chirico Antonello Trombadori dice che l’artista ha il senso del sarcasmo della vita che sconfina con un senso tragico. Dietro il sorriso che di tanto in tanto l’artista sfoggia c’è un senso di messa in ridicolo di tutto quello che lui considera volgare e superficiale nel mondo che lo circonda, ma c’è anche un senso di profonda tolleranza e di bontà  e di comprensione umana infinita.


Giorgio de Chirico a casa sua a Piazza di Spagna dove visse per 30 anni. La foto è scattata da Romano Gentile nel 1965/A3/Contrasto

Siamo nel 1975 e, come riassume lo storico dell’arte Giuliano Briganti nel suo intervento,  nessuno mette in dubbio che de Chirico sia il più grande artista vivente; gli artisti delle Avanguardie riconoscono l’importanza del Pictor Optimus, ma in l’Italia, fino ad allora, il talento di de Chirico non è ancora stato ufficialmente riconosciuto, se non nell’unica mostra retrospettiva tenutasi a Milano nel 1970, organizzata da un ente comunale.
All’epoca la Galleria Nazionale d’Arte  Moderna di Roma ha  solo tre quadri di de Chirico nella collezione permanente, mentre ne ha  diciotto di Capogrossi.

 
Interpellato sul personaggio de Chirico, anche Briganti commenta così il carattere dell’artista:

Io conosco de Chirico. Lo conosco per quanto si possa conoscere bene de Chirico… de Chirico, come tutti gli artisti, si muove su un piano diverso dal nostro. Comunque io lo trovo una delle persone più incantevoli, più straordinariamente affascinanti che io abbia mai conosciuto. Sia per il suo straordinario senso dell’umorismo, un umorismo palpabile, difficilmente locabile, un umorismo così sottile  che certe volte inganna; non si capisce se dice delle cose con la piena coscienza di  ferire, di offendere o di colpire determinate persone, o se le dica così con una falsa ingenuità che lui sa molto  bene imitare. E poi è affascinante anche per la sua cultura…”


Facciamo un salto indietro per ricordare alcuni tratti biografici dell’adolescenza di de Chirico fondamentali della sua formazione: nasce nel 1888 a Volo in Grecia da genitori italiani; tre anni dopo, nel 1891, nasce il fratellino Andrea, che nel 1914 prenderà il nome di Alberto Savinio.  La famiglia si trasferisce ad Atene dove Giorgio frequenta il Politecnico dal 1903 al 1906.
Il padre Evaristo, un ingegnere impegnato nella costruzione della ferrovia della Tessaglia,  muore nel 1905 dopo alcuni anni di malattia; la madre decide di lasciare la Grecia e dopo brevi soste a Venezia e Milano si trasferisce con i due figli a Monaco di Baviera, città in cui la pittura era molto sviluppata.  Giorgio frequenta l’Accademia di Belle Arti e si dedica allo studio di Arnold Böcklin, iniziando a dipingere quadri di influenza böckliniana. Nel 1909 la piccola famiglia torna in Italia, a Milano.
 
Nel filmato che vi proponiamo Giuliano Briganti racconta un episodio vissuto con l’artista  che illustra bene la cultura profonda di de Chirico:
 
“Io ho un quadro di Böcklin, e quando venne a casa mia de Chirico non solo riconobbe subito che era un Böcklin ma, nonostante questo quadro fosse stato pubblicato una volta sola, nel 1911, in una piccola pubblicazione molto poco diffusa, se ne ricordò subito e si ricordò il titolo in tedesco. Disse: Gang sul Baccus temple (ndr, si tratta dell’opera di Arnold Böcklin Der Gang zum Bacchustempel, 1898), si ricordò esattamente il titolo di questo quadro che aveva visto probabilmente in riproduzione cinquant’anni fa.”
Giuliano Briganti
 

Giorgio de Chirico insieme a Renato Guttuso davanti all'opera Caffe Greco, realiazzato a da Guttuso nel 1976. Foto di Angelo Palma/A3/Contrasto

E infine vi invitiamo a immaginare un frammento di vita quotidiana del pittore, che frequentò per tanti anni lo storico Antico Caffe Greco a via dei Condotti a due passi della sua abitazione, dove si fermava abitualmente  per un aperitivo prima di pranzo incontrando altri artisti e intellettuali, tra i quali anche Antonello Trombadori. 
Chiudiamo con una citazione di quest’ultimo, che evidenzia il carattere del grande pittore.

“Ora lo incontro anch’io quasi ogni giorno al Caffe Greco verso l’una, all’una, una e mezza prima che va a colazione a casa sua a Piazza di Spagna, ci incontriamo e molto spesso non ci si parla nemmeno. Si sorride. E lui mi ha detto: Ma a noi, ci basta sorriderci, siamo come gli àuguri nel tempio, che si sorridevano,  ammiccavano e capivano molto bene cosa si volevano dire. Molto spesso le cose che vogliamo dire non sono ammiccanti.“ 
Antonello Trombadori