Cesare Zavattini

Un omaggio allo sceneggiatore scomparso il 13 ottobre del 1989

Condividi

Cesare Zavattini definisce la propria attività di sceneggiatore: "la mia storia è quella di un uomo che non fa il regista". Cosa significa? Che il suo è un mestiere spurio: né scrittore né regista. E - confessa l'autore di sceneggiature-capolavoro come Ladri di biciclette e Miracolo a Milano - il suo iperattivismo in realtà nasconde una pigrizia di fondo: "Desidero tanto dirigere un film, ma non trovo il coraggio". Tra la sua casa romana, una visita all'amico De Sica sul set di un film a Parigi e una passeggiata nel cimitero del paese natale, Luzzara, Zavattini spiega qual è la sua idea per un cinema italiano del futuro:

Dobbiamo portare all'estremo la rottura con la terza persona e con la favola. Dopo il neorealismo, abbiamo bisogno di autobiografismo.


Cesare Zavattini nasce a Luzzara, in provincia di Reggio Emilia, il 20 settembre 1902. Primogenito di cinque figli, i genitori gestiscono un caffè-albergo. Nel 1917 si trasferisce a Roma al seguito dei genitori e quindi ad Alatri dove consegue la licenza liceale. Rientrato a Luzzara nel primo dopoguerra si iscrive alla facoltà di Legge a Parma nel 1921 per poi entrare come istitutore nel Convitto Maria Luigia di Parma. Nel 1929 svolge il servizio militare a Firenze dove entra in contatto con gli ambienti della rivista letteraria Solaria. Nel 1931 pubblica il suo primo volume Parliamo tanto di me. Nel 1932 sposa Olga Berni di Luzzara. La sua attività letteraria prosegue con I poveri sono matti (1937), Io sono il diavolo (1941), Totò il buono (1943) e, tra gli altri, Straparole (1967), Non libro più disco (1970), La Notte che ho dato uno schiaffo a Mussolini (1976), nonché i tre libri di cinema del 1979: Diario cinematografico, Neorealismo ecc. e Basta coi soggetti. Nel 1967  pubblica un ritratto in versi liberi di Antonio Ligabue mentre nel 1973 dà alle stampe il libro di poesie in dialetto, Stricarm' in d'na parola (Stringermi in una parola). Fin dal 1930 Zavattini svolge un'intensa attività editoriale a Milano dapprima presso Rizzoli e successivamente alla Mondadori dove è assunto come direttore editoriale dei periodici. Nello stesso anno inizia a occuparsi di soggetti per giornalini a fumetti. A partire dal 1936 dà vita a Saturno contro la Terra (1936-1937), primo fumetto italiano di fantascienza. Seguono poi fumetti a contenuto sociale come Zorro della metropoli (1937-1938), La primula rossa del Risorgimento (1938-1939) e La compagnia dei sette (1938; 1946). In campo giornalistico, dopo le prime esperienze alla Gazzetta di Parma” e in altre riviste come “L'Illustrazione”, “Solaria”, “Il Tevere”, all'inizio degli anni trenta scrive su “Piccola”, “Novella”, “Secolo illustrato”, “Cinema illustrazione e, dal 1937, collabora al Marc' Aurelio. Nello stesso anno progetta “Il giornale delle meraviglie” (1937-1939). Sempre nel '37 assume la direzione del quindicinale “Le grandi firme” per trasformarlo con successo in un settimanale moderno e spregiudicato, soppresso dalla censura fascista nel 1938. Vara poi un altro periodico “Il Milione” e nel maggio del 1938 assume la direzione, con Achille Campanile, del settimanale umoristico “Il Settebello”. Dopo il 1940 quando si trasferisce a Roma, Zavattini si dedica con assiduità al cinema. Soggettista e sceneggiatore, Zavattini dà un contributo fondamentale alla cinematografia del suo tempo. Con Vittorio De Sica scrive Sciuscià (1946), Ladri di biciclette (1948), Miracolo a Milano (1951) e Umberto D. (1952). L'avventura cinematografica di Zavattini si chiude nel 1982 con La veritàaaa, la prima ed unica opera in cui Zavattini figura, oltre che soggettista e sceneggiatore, anche come regista e attore. Nel 1959 scrive la commedia Come nasce un soggetto cinematografico, messa in scena al teatro La Fenice di Venezia. Tra i  riconoscimenti conseguiti, oltre ai due premi Oscar nel 1947 e nel 1949, si segnalano nel 1955 il Premio mondiale per la Pace e nel 1977 il Writers Guild of America Medaillon, premio dell'Associazione Scrittori di cinema americani, un'onorificenza concessa in precedenza solo a Charlie Chaplin. Muore a Roma il 13 ottobre 1989. È sepolto a Luzzara.