"Il giudice ragazzino"

"Il giudice ragazzino"

La storia di Rosario Livatino

"Il giudice ragazzino"

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Classe 1952, originario di Canicattì, uomo mite e religioso, magistrato appassionato. Negli anni Ottanta, come giudice del tribunale di Agrigento, mette in ginocchio la “stidda”, applicando i metodi investigativi di Giovanni Falcone. A Rosario Livatino, assassinato a 38 anni dalla criminalità organizzata, Rai Cultura ha anche dedicato la puntata di “Diario Civile” dal titolo Il ragazzo con la toga, con un’introduzione del Procuratore Nazionale Antimafia, Franco Roberti.

Livatino è ricordato oggi come il “giudice ragazzino” , un termine che sollevò polemiche all’epoca ma che oggi sembra assumere un significato diverso sottolineando la passione e la tempra di giovani servitori delle istituzioni, come è stato lui stesso nella sua breve vita
Franco Roberti


Nel discorso tenuto da Rosario Livatino nel 1984 , intitolato Il ruolo del giudice in una società che cambia, il giovane magistrato scrive:

L’indipendenza del giudice, infatti, non è solo nella propria coscienza, nella incessante libertà morale, nella fedeltà ai principi, nella sua capacità di sacrificio, nella sua conoscenza tecnica, nella sua esperienza, nella chiarezza e linearità delle sue decisioni, ma anche nella sua moralità, nella trasparenza della sua condotta anche fuori delle mura del suo ufficio, nella normalità delle sue relazioni e delle sue manifestazioni nella vita sociale, nella scelta delle sue amicizie, nella sua indisponibilità a iniziative e ad affari, tuttoché consentiti ma rischiosi, nella rinunzia a ogni desiderio di incarichi e prebende, specie in settori che, per loro natura o per le implicazioni che comportano, possano produrre il germe della contaminazione e il pericolo della interferenza


Nando Dalla Chiesa, autore del libro da cui è stato tratto questo film, Il giudice ragazzino, diceva di lui:

Leggendo le sentenze di Livatino si rimane colpiti dall’ampiezza del suo raggio di osservazione perché va dai dati più minuti della vita quotidiana di un indagato di mafia, fino al movimento di denaro

Ricostruire la storia personale e professionale di Livatino vuol dire tratteggiare una personalità con caratteristiche molto spiccate come quella di essere stato legatissimo ai genitori e molto devoto alla Chiesa. Anche per questo, nel 2011, è stato avviato il processo di beatificazione del giudice che dovrebbe arrivare - come si augurano i suoi compaesani, tra cui Don Giuseppe Livatino, arciprete di Raffadali, e Monsignor Pietro Licalzi, arciprete di Canicattì – alla santificazione.

Il film, uscito nelle sale cinematografiche nel 1994, racconta la storia vera del giovane Sostituto Procuratore della Repubblica che, nella Sicilia degli anni Ottanta, decide intraprendere la sua personale battaglia contro la mafia in un clima di omertà e copertura. 

Regia di Alessandro Di Robilant
Interpreti: Giulio Scarpati, Sabrina Ferilli, Leopoldo Trieste