"L'uomo venuto dal Kremlino"

Dal romanzo di Morris West

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L’uomo venuto dal Kremlino, un film del 1968 diretto da Michael Anderson ed ispirato al romanzo Nei panni di Pietro (The Shoes of the Fisherman), dello scrittore australiano Morris West (1963), è ambientato al tempo della Guerra fredda e narra la vicenda di Kiril Lakota, arcivescovo di Leopoli che, dopo vent’anni di reclusione in un gulag sovietico, viene rimesso in libertà grazie ad un accordo tra Santa Sede e Unione Sovietica. Giunto a Roma, viene ricevuto dal Papa che lo chiama in Vaticano per lavorare nella Segreteria di Stato con l’obiettivo di avviare rapporti diplomatici con i sovietici. Alla morte improvvisa del Pontefice, uno dei cardinali del Conclave propone Lakota come successore. Salito al soglio pontificio con il nome di Kyril, si ritrova a dover fronteggiare una grave crisi che scoppia tra Cina e mondo occidentale e a mettere alla prova le sue capacità diplomatiche per ricucire lo strappo. 
Il finale di fantasia, sia nel libro che nel film, non rinnega le vicende, storiche, da cui West trasse ispirazione per il suo romanzo: le figure di Josyp Slipyj e Hryhorii Lakota. Il primo, arcivescovo della Chiesa greco-cattolica ucraina, dopo anni di prigionia sotto Nikita Chruscev, venne liberato nel 1963 per intercessione di papa Giovanni XXIII e di John Fitzgerald Kennedy e, nominato cardinale, partecipò al Concilio Vaticano II. Lakota, ausiliare dei greco-cattolici rumeni, nel 1946 fu condannato da Stalin e mandato a finire i suoi giorni in un gulag. Nel 2001 papa Giovanni Paolo II lo ha dichiarato martire e beato.
Anche il personaggio di David Telemond è realmente esistito: si tratta del gesuita Pierre Teilhard de Chardin che ebbe problemi con la Curia per le sue posizioni non ortodosse sulla teoria dell’evoluzione e sul peccato originale.
In questo backstage del 1967 il regista del film, Michael Anderson, l’attore Anthony Quinn che interpreta il ruolo del protagonista, Vittorio De Sica che veste i panni di uno dei cardinali del Conclave.