Pinocchio doveva morire

Pinocchio doveva morire

Dal libro di Carlo Collodi

Pinocchio doveva morire

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Anzi era proprio morto, almeno nella prima edizione del romanzo, pubblicato a puntate nel 1881 da Carlo Collodi. 
Ci avevano pensato il gatto e la volpe, ovvio, per impiccagione. Ma tale e immediato fu il successo della fiaba, che i lettori  scrissero  all’autore, numerosissimi, pregandolo di far vivere il burattino. 

E fu così che Collodi cambiò il finale e fece diventare Pinocchio un bambino vero.

E già questa è una bella storia.
La favola di Pinocchio, scritta nel 1881 da Carlo Lorenzini (in arte Collodi), fu pubblicata  a puntate e due anni dopo, nel 1883, per intero. Le avventure di Pinocchio, storia di un burattino, è sempre stata amata ed è ancora attuale. 138 anni non sono bastati a farle perdere smalto, tra riedizioni, film con “persone vere”, cartoni animati, sceneggiati televisivi, saggi, teatro e musica. Pinocchio è un personaggio popolare ma lo sono anche tutti gli altri protagonisti della fiaba. Il falegname Geppetto, la Fata Turchina, il Gatto e la Volpe, Mangiafuoco, il Grillo parlante. Ognuno di essi rappresenta un simbolo e insieme un pretesto, per evidenziare le molte sfaccettature del protagonista. Il burattino che diventò bambino è entrato nella vita degli adulti, dei bambini, nell’immaginario, nel linguaggio, nel cinema, in tv, a teatro, nei saggi e nella musica. E' stata azzardata l'ipotesi che la fine di Pinocchio nel ventre della balena inventi, anticipando Freud, la psicanalisi. Ma forse questa è solo la magia di un burattino.
Quel che è certo è che una storia nata per un pubblico di bambini, una fiaba, è stata amata anche da un grande numero di adulti. Perchè Pinocchio è il Peter Pan italiano e rappresenta perfettamente il desiderio di ogni adulto, quello di restare bambino per sempre. La prova del successo di quest’opera amatissima è ovunque. Anche nei modi di dire ormai entrati nel linguaggio comune. "Ridere a crepapelle”, "morire stecchiti", pensare che “le bugie hanno le gambe corte e il naso lungo”. Augurare a un amico saccente di fare "la fine del grillo parlante". Il fatto che Pinocchio sia entrato nel lessico di tutti i giorni, è uno dei segni della sua fortuna popolare. Come tutti i libri di grandissimo successo, Pinocchio è stato letteralmente saccheggiato dal cinema. Si contano molte diverse versioni in pellicola di questa favola.

La prima opera di notevole impatto è stata il cartone animato  della Disney, confezionato da diversi registi e uscito nelle sale americane nel 1940. Disney fu tra coloro che scelsero di addolcire la narrazione, distaccandosi dalla storia originale di Collodi, ritenuta inadatta ad un pubblico di bambini.

Carmelo Bene lo ha portato a teatro con una sua opera originale del 1961, sottolineando il profilo infantile, da Peter Pan, del piccolo burattino, che desiderava diventare un bambino vero ma non voleva le responsabilità della vita adulta.
Nel 1972 Rai 1 mandò in onda il suo Pinocchio, per la regia di Luigi Comencini, uno sceneggiato televisivo in cinque puntate. Nino Manfredi interpretava Geppetto e Gina Lollobrigida la Fata Turchina. Di quest’opera esistono diverse versioni. Roberto Benigni sì è cimentato con Pinocchio, girando il suo film nel 2002 e ricoprendo il doppio ruolo di regista e protagonista. La musica ha “preso” Pinocchio e lo ha fatto diventare un Lp di grande successo. E’ accaduto nel 1977 quando Edoardo Bennato ha pubblicato il suo Burattino senza fili. Benedetto Croce ha scritto nei suoi Saggi critici, un testo di circa quattro pagine (tra il 1903 e il 1904) sulla famosa marionetta. Fu proprio il saggio del grande filosofo, secondo molti critici letterari, a dare a Pinocchio la definitiva consacrazione e la celebrità.
La  critica letteraria colloca la favola di Pinocchio a metà strada  tra i Fratelli Grimm, noti per le atmosfere terrificanti delle loro fiabe, e Charles Dickens, con le sue storie ambientate in una Londra fumosa, grigia e poverissima. Un genere fiabesco ricco di simboli, metafore e con l'immancabile morale finale. Piccolo e solo, senza mamma né papà. Diviso tra la voglia di diventare un bambino vero e la tentazione di restare marionetta, per non dover crescere. Pinocchio appartiene al suo tempo, la fine dell'ottocento, un tempo ancora durissimo per i bambini. Il concetto di infanzia nel mondo occidentale iniziava a formarsi proprio in quel periodo. La maggioranza dei minori, viveva in condizioni di assoluta povertà e lavorava duramente, come gli adulti. Geppetto però, con immensi sacrifici, manda Pinocchio a scuola, gli compra il famoso “abecedario”, dei vestiti. La marionetta diventa prima un bambino vero e  poi un bambino trattato da bambino, rispecchiando così il suo tempo e il nostro.  
Pinocchio, la serie televisiva di Luigi Comencini 1972 (prima puntata