Gillo Pontecorvo 100 anni fa

Il regista pisano nasceva il 19 novembre del 1919

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 Nell’eterna lotta tra oppressori e oppressi sono sempre questi ultimi a rimanere fuori dalla Storia e a rivolgersi costantemente al fuori campo
Queimada

Una laurea in Chimica, partigiano e militante politico, campione di tennis. Giornalista, viaggiatore, musicista e organizzatore culturale attento e scrupoloso. Ecco le tante vite di Gillo Pontecorvo. Le ricordiamo a cento anni dalla sua nascita con questa intervista del 2000, realizzata da Cinzia Tani per il programma di Rai 2 Meglio di ... questa Italia cinema.

Una vita che assomiglia ad un film quella del regista pisano che, nel corso della sua carriera, fu anche chiamato a ricoprire incarichi istituzionali importanti come quello di Direttore della Mostra del Cinema di Venezia (1992-1996) e Presidente di Cinecittà (fino al 1999).  
Della sua attività di cineasta curiosamente restano pochi titoli, cinque lungometraggi e un mediometraggio ma ne basterebbero tre - Kapò (1960), La Battaglia di Algeri (1966) e Queimada (1969) – per fare di Pontecorvo un maestro indiscusso del cinema a livello internazionale.
Il primo, Kapò, fortemente influenzato dal modello neorealistico cui Pontecorvo aderisce d’impulso dopo la visione di Paisà di Rossellini, ebbe la nomination per l’Oscar al miglior film straniero nel 1961 mentre La battaglia di Algeri, a parte le tre nomination all’Oscar, vinse il Leone d’Oro alla Mostra di Venezia e tre Nastri d’argento nel 1967. Con Queimada, David di Donatello nel 1970 per la migliore regia, Pontecorvo diventa un “maestro” anche ad Hollywood. Prova tangibile del rispetto di cui godeva e ancora gode oltreoceano: sulla locandina ufficiale del film ebbe “il nome sopra il titolo”, addirittura prima della star Marlon Brando. Un onore riservato solo ai grandi.

Molti invece i fim che Pontecorvo non girò mai. Idee nate e subito abbandonate perché non rispondevano positivamente alla domanda principale, l’unica che lo motivava a portare fino in fondo un progetto: Conterrà un messaggio importante, utile alla società? 

L’idea di dedicare una pellicola al brutale assassinio di Oscar Romero, il vescovo salvadoregno ucciso nel 1980, rappresenta un’eccezione: l’idea era buona ma il film non venne più realizzato a causa dell’intempestiva uscita di un’opera mediocre sullo stesso argomento, firmata da John Duigan nel 1989. Il progetto “Romero” è stato ripreso in mano dal figlio di Gillo, Marco Pontecorvo, anche lui regista, dopo la scomparsa del padre nell'ottobre del  2006. Chissà se prima o poi lo vedremo proiettato in sala?