"I magliari" di Francesco Rosi (1959)

Quando la censura tagliava "I magliari", commedia e dramma sull'emigrazione italiana

Seconda regia di Francesco Rosi, I magliari è un film di cui nel 2019 si celebrano i sessant’anni dalla realizzazione, i cinquanta dalla seconda edizione (nella quale furono apportate modifiche) e i dieci dal restauro effettuato dalla Cineteca Comunale di Bologna e dal Museo Nazionale del Cinema di Torino: quest’ultima versione è stata presentata al Festival di Venezia

Prodotto da Franco Cristaldi, il film uscì con l’interdizione ai minori di 16 anni, un divieto equiparato a quello odierno per i minori di 18 anni (fu nel 1962 che vennero introdotte le soglie 18 e 14 ed eliminata quella dei 16). Per ottenere la visione per tutti e la libera collocazione nei palinsesti televisivi, nel maggio 1969 il lavoro di Rosi fu sottoposto di nuovo alla Commissione Censura dove fu parzialmente tagliato; al tempo stesso furono inserite nuove sequenze e allungate altre.

Se oggi possiamo ammirare I magliari come voleva Rosi, lo dobbiamo non soltanto al prezioso lavoro della cineteca felsinea e del museo torinese, ma anche all’intuizione che nel 2008 ebbe Fabio Ferzetti con il progetto 100 + 1 Cento film e un paese, l’Italia. L’iniziativa fu presentata nell’ambito delle Giornate degli Autori, di cui Ferzetti era curatore per il Festival di Venezia: si avvaleva di un comitato di esperti formato da dieci fra storici, storici del cinema, registi e critici, con l’intento di raccontare il nostro Paese attraverso il cinema prodotto fra il 1942 e il 1978. Celebre firma della critica cinematografica per Il Messaggero, ora a L’Espresso, Ferzetti ricorda con orgoglio quell’idea che, fra le altre cose, suggerì a Stefano Rulli, per alcuni anni presidente del Centro Sperimentale di Cinematografia, quali film andassero restaurati: I magliari fu uno dei primi.

Per Ferzetti I magliari chiude la prima fase artistica di Rosi, iniziata con La sfida. I due film hanno in comune il côté noir della malavita partenopea, ma nel secondo il regista aggiunge la commedia dando a I magliari una sorta di immagine bifronte rappresentata dai due protagonisti: Renato Salvatori riproduce il melodramma, Alberto Sordi la commedia, seppur con toni amari. Sordi, che nel 1959 era un attore già affermato, qui è un personaggio che fa sorridere, ma poi quel sorriso lentamente scompare dalle nostre labbra: come accadrà all’attore romano in altre celebri interpretazioni successive, quali Una vita difficile, Detenuto in attesa di giudizio, Un borghese piccolo piccolo, Il testimone.

Il soggetto originale, costituito da ben 116 pagine, era stato scritto da Suso Cecchi D’Amico e dallo stesso Rosi; per la sceneggiatura si aggiunse Giuseppe Patroni Griffi. Ferzetti sottolinea il lavoro fatto a monte per la caratterizzazione dei personaggi, con un approfondito studio delle comunità italiane all’estero, in questo caso in Germania, dove Rosi sistemò la sua macchina da presa fra Hannover e Amburgo. Salvatori, perfetto per il ruolo dell’emigrante inizialmente baciato da fortune economiche e sentimentali che poi perderà, anticipa in qualche modo il personaggio di Simone Parondi, che l’attore toscano interpreterà l’anno successivo in Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti, per il quale in precedenza Rosi era stato aiuto-regista e sceneggiatore.

Alla sua uscita I magliari non ottenne un consenso unanime dalla critica, che rimase perplessa proprio per l’ambivalenza fra melodramma e commedia. Il pubblico rispose meglio, regalando al film un incasso di 564 milioni di lire e consentendogli di raggiungere il 17° posto nel box office di quell’anno.

Nel cast, scelto mettendo insieme attori professionisti con “non attori”, oltre ai protagonisti citati spiccano bravi second role come Aldo Giuffrè, la bella e sfortunata Belinda Lee, morta un paio di anni dopo a soli 25 anni in un incidente stradale, Nino Vingelli. Rosi si concede anche un piccolo spazio cinefilo quando Totonno, il personaggio di Sordi, sottolinea con scherno la somiglianza che l’ambiguo uomo d’affari tedesco, suo antagonista, ha con Peter Lorre, leggendario attore americano di origine slovacca, non certo celebre per la sua avvenenza.

Oggi fanno sorridere i tagli che la Commissione Censura pretese per il film. Sono sequenze che evocano il comune senso del pudore dell’Italia di fine anni ’50: Mario e Paula che fanno l’amore in una camera d’albergo; Totonno che passeggia per le vie del quartiere amburghese di St. Pauli, noto per le “donne in vetrina”, dove fra l’altro il magliaro chiama erroneamente gatto a nove code una banalissima frusta. Non sfuggirono alla censura nemmeno le scene di violenza, o ritenute tali: come la scazzottata fra italiani e zingari polacchi, o la scena di Mario picchiato dagli sgherri del capo clan napoletano. Era davvero un’altra Italia.
 

Scheda del film

I magliari di Francesco Rosi - 1959 - 121’

Con Renato Salvatori, Alberto Sordi, Belinda Lee, Aldo Giuffrè

Hannover. Viste le difficoltà di sbarcare il lunario, il giovane grossetano Mario Balducci (Salvatori) sta per lasciare la Germania quando casualmente entra in contatto con la comunità italiana della città. Ad offrire aiuto a Renato è il romano Ferdinando Magliulo (Sordi), chiamato Totonno dai suoi amici napoletani. Ben presto Totonno si rivela per quello che è: un abile truffatore senza scrupoli, pronto ad approfittarsi degli ignari ed ingenui tedeschi. Vinte le prime perplessità, Mario entra nel giro dei cosiddetti “magliari”, una gang di imbroglioni professionisti. Quando Mario inizia a riflettere sulla vita che sta conducendo e sulla volontà di continuare, conosce la bella Paula Mayer (Lee), giovane moglie di un ambiguo uomo d’affari tedesco: l’amore fra i due sboccia immediato, ma di lì a poco saranno costretti a prendere una scelta dolorosa per entrambi.

Produzione Vides, distribuzione Titanus. Nastro d’Argento 1960 miglior fotografia. Uscita cinema 23 settembre 1959; prima tv Rai programma nazionale (primo canale) 17 gennaio 1971.

Fonti

Radiocorriere TV 17/23 gennaio 1971

Sandro Zambetti Francesco Rosi, Il Castoro 1977

Roberto Chiesi e Fabio Ferzetti (a cura di) I magliari di Francesco Rosi, Cineteca di Bologna 2009

Francesco Rosi con Giuseppe Tornatore Io lo chiamo cinematografo, Mondadori 2014

Conversazione con Fabio Ferzetti, 5 novembre 2019

Corrispondenza con Isabella Caravetta (Agenzia Cinema & Tv), 6 novembre 2019

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