Hitchcock a 120 anni dalla nascita

L'eleganza del brivido

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C’è un prima e un dopo nella storia del cinema: la scena della doccia nel film Psyco di Alfred Hitchcok. Tre minuti  di puro terrore, di suspense, di movimenti di macchina magistrali. La doccia in Psyco è come lo squalo nell’omonimo film. Nessuna doccia è stata uguale dopo quella doccia. Nessun bagno al mare è stato più lo stesso dopo il film Lo squalo di Steven Spielberg. Hitchcock, il re del brivido, il maestro della suspense, ha creato un cinema di stordimento e di paure. Ricco di citazioni freudiane ma capace di parlare ad ogni tipo di pubblico. A quello colto e a quello popolare. Un cinema sempre bello ed elegante da vedere. C’è un prima e un dopo anche nella storia professionale del regista. Il prima: la sua carriera inglese. Il dopo: il trasferimento negli Stati Uniti nel 1940. La visione di cinema del grande regista inglese viene rappresentata dalle donne, nella sua personale visione dell’universo femminile. Una galleria di attrici bellissime, di silhouette aggraziate e snelle, bionde e con gli occhi chiari. Tutte elegantissime e apparentemente algide. E tutte chiavi di una svolta positiva o negativa nel dipanarsi della trama. Come Grace Kelly, che Hitchcock definì “ghiaccio bollente”, la sua attrice preferita, con la quale girò Il delitto perfetto del 1954 e Caccia al ladro del 1956. La splendida Ingrid Bergman di Io ti salverò del 1945 o Joan Fontaine di Rebecca la prima moglie del 1940 e di Io ti salverò del 1945. Tippi Hedren del film Gli uccelli del 1963 o Marnie del 1964. Kim Novak ne La donna che visse due volte del 1958, Eva Marie Saint ne Il caso Paradine del 1947.

Vedi, quando la star è in pericolo, la reazione del pubblico è molto più forte, che se ci fosse un caratterista, magari uno più adatto al ruolo
Alfred Hitchcock

Il suo alter ego maschile è stato certamente Cary Grant, come lui inglese naturalizzato americano. Bello elegante e fascinoso, il contraltare perfetto delle splendide attrici che Hitchcock ha diretto. Il suo attore feticcio, come Mastroianni per Fellini. Altro marchio di fabbrica di Hitchcock sono le “apparizioni” nei suoi film. Passeggero di un treno, passante, nascosto in una scena di gruppo o anche ripreso in una fotografia pubblicata sul giornale, Hitchcock è sempre presente nei suoi film come a firmarli con il suo personale sigillo. Un gioco, un’esigenza di scena, scaramanzia o tutte queste cose assieme. Quasi ad invitare i suoi spettatori a cercarlo tra le inquadrature. Il maestro inglese ha inventato un cinema fatto di personalissimi movimenti di macchina, supportati da un montaggio a tratti sincopato, che ha l’intento di stordire fisicamente e psichicamente lo spettatore. Per creare quella suspense e quel senso di smarrimento, di mancanza di punti di riferimento fisici e psicologici, che caratterizzano il suo cinema. Per alterare il ritmo del respiro dei suoi spettatori. Le teorie psicanalitiche di Sigmund Freud lo interessavano e lo affascinavano moltissimo. In alcuni dei suoi film più famosi il protagonista assoluto è l’inconscio. Che fosse per indagare o per strumentalizzare le teorie freudiane, è indubitabile che le conoscesse bene e le abbia usate nei suoi film. Gli uccelli, Psyco, Marnie, Io ti salverò, Vertigo, sono i film dove l’indagine psicanalitica è più spiccata. Secondo le più recenti teorie, quella bellezza bionda e armonica che il regista rappresenta ricorrentemente, è il volto della madre. Volto che deve essere rappresentato e poi disfatto. Perché il figlio possa liberarsene e affrancarsene. Perché il regista possa essere definitivamente libero.

Guarda il film Il sospetto (Suspicion) del 1941 diretto da Alfred Hitchcock con Cary Grant e Joan Fontaine.