Addio a Emanuele Severino

    Addio a Emanuele Severino

    Il filosofo ci ha lasciato all'età di 90 anni

    Addio a Emanuele Severino

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    È scomparso il 17 gennaio 2020 a Brescia all’età di 90 anni il filosofo Emanuele Severino.
    Professore emerito di Filosofia teoretica presso l’Università di Venezia, è stato Accademico dei Lincei e ha collaborato per anni con il “Corriere della Sera”. Dal saggio Ritornare a Parmenide, pubblicato nel 1964 nella «Rivista di filosofia neoscolastica», Severino ha teorizzato il ritorno a una filosofia dell’Essere che escluda rigorosamente il non-essere e il divenire. 
    Fra le sue opere recenti: Dialogo su diritto e tecnica (con N. Irti, Roma-Bari 2001); Discussioni intorno al senso della verità (Pisa 2009); L’identità del destino. Lezioni veneziane (Milano 2009); Il destino della tecnica (Milano 2009); Democrazia, tecnica, capitalismo (Brescia 2009); Il mio ricordo degli eterni. Autobiografia (Milano 2011); La potenza dell’errare. Sulla storia dell’Occidente (Milano 2013); In viaggio con Leopardi. La partita sul destino dell’uomo (Milano 2015); Dike (Milano 2015); Storia, gioia (Milano 2016); Il tramonto della politica. Considerazioni sul futuro dell’uomo (Milano 2017); Dispute sulla verità e la morte (Milano 2018). La Casa Editrice Adelphi pubblica la collana “Scritti di Emanuele Severino”.

    Ad Emanuele Severino, considerato il maggiore filosofo italiano e uno dei più importanti del mondo, Rai Cultura ha dedicato negli anni scorsi due speciali, uno sul Congresso internazionale “All’alba dell’eternità. I primi 60 anni de La struttura originaria”, che si è tenuto a Brescia nel marzo 2018, organizzato dall'Associazione di Studi Emanuele Severino (ASES), in occasione della ricorrenza dei sessant’anni dalla pubblicazione della sua opera fondamentale La struttura originaria

    Speciale Emanuele Severino. All'alba dell'eternità

    ed il secondo sul Congresso internazionale “Heidegger nel pensiero di Severino. Metafisica, Religione, Politica, Economia, Arte, Tecnica”, che si è tenuto nel giugno 2019 a Brescia, sempre organizzato dall’ASES

    Speciale Heidegger nel pensiero di Severino

    Inoltre, il 17 aprile del 2018, Rai Cultura ha seguito al Conservatorio "Giuseppe Verdi" di Milano la prima esecuzione mondiale di Zirkus Suite, opera musicale per fiati, marimba e timpani, composta nel 1947 dal giovane Severino, realizzando due filmati, uno 
    La musica e il movimento del nostro tempo, sul rapporto tra musica e filosofia, con le interviste a Severino, al Maestro Alessandro Bombonati, che ha curato la revisione critica dell'opera, al filosofo Massimo Donà, ideatore e promotore dell’evento, al Direttore del Conservatorio di Milano Cristina Frosini e al Maestro Giuseppe Modugno, che hanno contribuito alla sua realizzazione, nel quale le interviste si alternano a brani dell'opera musicale
    d un altro, Zirkus Suite. Un peccato di gioventù, con la registrazione integrale dell'esecuzione e degli interventi degli ospiti sopracitati. 

    La musica e il movimento del nostro tempo

    Zirkus Suite. Un peccato di gioventù


    Infine, con l'ultima intervista, realizzata a Brescia il 14 giugno 2019, Rai Cultura ha realizzato un video sull’Orestea di Eschilo, opera tradotta da Severino nel 1985 per Rizzoli e messa in scena dal Centro Teatrale Bresciano, in occasione del novantesimo compleanno del filosofo nel marzo 2019, dagli attori Ottavia Piccolo, Graziano Piazza, Federica Fracassi e Fausto Cabra, per la regia di Andrea Chiodi

    Emanuele Severino. Orestea

    Dall’introduzione di Emanuele Severino all’Oresta di Eschilo:

    «[…] Ma l’estremo terrore spinge alla ricerca della salvezza, del rimedio, del farmaco. Nella storia dell’Occidente, ogni salvezza tenterà sempre di essere il rimedio a quel terrore, a quella minaccia – che sono questi, in cui noi stessi ci troviamo. Ma i più antichi pensatori greci – e quindi anche Eschilo – rimangono coloro che se per primi hanno evocato il culmine della minaccia, del terrore e del dolore, per primi hanno anche preparato il sommo riparo.
    Il sommo riparo! I più antichi pensatori greci, e quindi anche Eschilo, lo nominano con molte parole, tra le quali c’è anche la parola ‘filosofia’. Eschilo non la pronuncia (ma è anche pressoché assente dal più antico linguaggio filosofico). Ma Eschilo guarda l’essenza della filosofia. Il sommo riparo è il pensiero non smentibile, il pensiero vero, che rivolgendosi al Tutto ne scorge il Fondo eterno, eternamente salvo dal niente, dalla nascita e dalla morte, alle quali sono sottoposte le cose del mondo. Questo Fondo del Tutto, che (dice Aristotele) è ‘sempre salvo’, ‘il dio’, ‘il divino’, ‘Zeus’. Nel primo canto, intorno all’ara il coro innalzerà l’inno a Zeus: «Zeus, chiunque egli sia, a lui mi rivolgo con questo nome». L’essenza di ciò che è stato chiamato ‘filosofia’ – e che Eschilo chiama ‘la piena sapienza’, ‘il culmine della sapienza’ – diviene in questo inno trasparente a se stessa.
    Il sommo riparo è appunto questa essenza. «Dalla salute della mente sorge la felicità che è cara a tutti e che tutti intensamente ricercano…».
    Il sommo riparo dal culmine dell’angoscia è la ‘verità’, la ‘salute della mente’. Non smentibile e non alterabile, la verità del Tutto è la Legge immutabile alla quale deve adeguarsi ogni evento. È la Previsione stabile e ferma che anticipa il senso di ogni cosa e lo trattiene anche quando le cose si annientano. Se il movimento dell’uscire e del ritornare nel niente è governato da una Legge immutabile, lo smarrimento della morte e l’imprevedibilità del futuro diventano sopportabili…].