Carlo Levi oltre Eboli

Lo scrittore Carlo Levi e il pittore Carlo Levi

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Carlo Levi, pittore, scrittore e attivista politico, ebbe un enorme successo dopo la pubblicazione del suo celebre libro Cristo si è fermato a Eboli (1945). Ma se il Levi scrittore è conosciuto in tutto il mondo, la sua ricerca pittorica non ha ancora raggiunto un riconoscimento a livello internazionale. Levi inizia il suo percorso artistico poco più che ventenne, prima frequentando lo studio di Felice Casorati, poi prendendo parte al Gruppo dei Sei, in netta antitesi con l’accademismo di Novecento. Elabora con il tempo un vibrante linguaggio espressionista nei suoi paesaggi, nei numerosi ritratti e nelle nature morte. 

Il rapporto con il maestro Casorati, a quanto sappiamo dalle sue memorie, è piuttosto casuale. Si trovò una volta in visita allo studio del maestro e rimase in qualche modo folgorato. La sua pittura dei prima anni Venti, direi fino al  27-28, è una pittura che risente molto dall’impostazione dello spazio di Casorati. Uno spazio fermo, raggelato, dove i protagonisti sembrano un po’ sottratti alle contingenza, al mondo reale, e sembrano vivere in una sorte di bolla astratta e privata.
Daniela Fonti, Presidente della Fondazione Carlo Levi 

L’esperienza nella realtà mediterranea – vissuta da confinato in Lucania - lo induce a raccontare il mondo contadino del Sud Italia anche nei suoi quadri. Un esempio straordinario della questione meridionale è il grande Telero (18,50 x 3,20  metri) che Levi crea in occasione delle celebrazioni del centenario dell’Unità d’Italia. Omaggio alle genti della Basilicata, il quadro rappresentò la Lucania alla mostra delle regioni organizzata a Torino nel 1961. RAI Cultura ha intervistato Daniela Fonti, presidente della Fondazione Carlo Levi a Roma, che ricostruisce il percorso artistico del grande scrittore e pittore piemontese. Si ringrazia la Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici della Basilicata e la Fondazione Carlo Levi di Roma per le immagini delle opere di Carlo Levi

Carlo Levi nasce a Torino il 29 novembre 1902. Proveniente da una famiglia ebraica dell’alta borghesia torinese, nipote di Claudio Treves – figura di spicco del partito socialista – intraprende gli studi di medicina coltivando in parallelo la passione e l’impegno nella pittura, che nel corso della sua vita gli varrà riconoscimenti di sempre crescente prestigio. Proprio negli anni accademici viene in contatto con alcuni degli artisti e degli autori che più influenzeranno la sua produzione personale, avvicinandolo alle avanguardie pittoriche e letterarie. La sua gioventù è arricchita da frequentazioni di grande spessore, in un contesto vivace e multiculturale. Entra in contatto, fra gli altri, con Piero Gobetti, Felice Casorati, Cesare Pavese, Luigi Einaudi, Antonio Gramsci. Viaggia molto, scoprendo per la prima volta Parigi dove, ancora studente, scopre i capolavori dei maestri della pittura contemporanea. La passione per l’arte e per il giornalismo ha il sopravvento su quella per la medicina e, dopo la laurea, rinuncia definitivamente ad esercitare la professione malgrado una breve esperienza come assistente presso la clinica medica di Torino. Proprio l’amore per l’arte, in cui è alla costante ricerca di una possibilità di espressione, libertà e coerenza non solo formali, lo spinge a ribellarsi con sempre maggiore fermezza e decisione al conformismo imperante e alle rigidità e alle imposizioni del Ventennio. Antifascista convinto, nel 1931 aderisce al movimento di Carlo Rosselli “Giustizia e libertà”. La sua attività di militante gli comporta una serie di condanne e di arresti che, nel 1935, culminano con il confino prima a Grassano, in Lucania, e in seguito nel piccolo centro di Aliano. Ottenuta la grazia nel 1936, Levi si trasferisce in Francia e prosegue oltralpe la sua attività antifascista fino al rientro in Italia, nel 1943, dove aderisce al Partito d’Azione e fonda e dirige “La Nazione del Popolo”. La sua attività giornalistica proseguì anche dopo la fine della Guerra, con la direzione di alcuni importanti organi di stampa, fra cui il quotidiano “Italia Libera”, e con una lunga collaborazione con “La Stampa” di Torino. Prosegue in parallelo anche la propria attività artistica, con l'adesione al gruppo neorealista a partire dai primi anni 50 e la partecipazione alla Biennale di Venezia dello stesso anno. Dal 1963 inizia anche a svolgere politica attiva e viene eletto per due legislature Senatore della Repubblica  come indipendente del Partito comunista italiano. Trascorre gli ultimi due anni della sua vita in stato di parziale cecità a causa del distacco della retina, il che non gli impedisce però di continuare l'attività artistica e letteraria.Si spegne a Roma il 4 gennaio del 1975. Riposa attualmente nel cimitero di Aliano, dove aveva chiesto di essere sepolto per onorare l'antica promessa di far ritorno al paese che lo aveva accolto nel duro periodo del confino.