Carmen Verde, Una minima infelicità

La generosità della figlia

Una bambina che cresce poco e una madre bellissima e distante dominano la scena del romanzo Una minima infelicità di Carmen Verde, pubblicato da Neri Pozza. Annetta, l’io narrante, nel corso del libro diventa adulta ma resta dipendente da Sofia Vivier, la donna che l’ha messa al mondo e che non è capace di occuparsi di lei, anche perché a sua volta vittima di Adelina, sua madre con forti disturbi psichiatrici.  L’infelicità per Annetta è un luogo buio e insieme la dote che sua madre porta nel matrimonio. Il padre è una figura sbiadita: di lui sappiamo solo che ha un negozio di stoffe in cui sta rintanato tutto il giorno, che è bravo nel suo lavoro, ma che si vergogna del suo patrimonio, e quando muore non lascia grandi rimpianti in chi l’ha conosciuto. Personaggio di rilievo è invece Clara Bigi, la governante imposta alla famiglia dalla suora da cui Annetta va a scuola: una donna torbida, che tiraneggia Sofia più che Annetta, anche attraverso lettere anonime e che poi a un certo punto s’innamora, perde interesse per i suoi perseguitati e se ne va. È fatto più di assenze che di presenze questo racconto che si fonda su una lingua dalle improvvise accensioni.

Mamma non mi guardava mai. Ma la sua indifferenza non faceva che accrescere il mio amore già smisurato. È piú facile capire le ragioni dell'odio che quelle dell'amore. Sospetto che se mia madre fosse stata una madre migliore, se non mi avesse continuamente esclusa dal suo mondo, se insomma mi avesse amata di piú, forse non le avrei voluto cosi bene. La mia fantasia di bambina la trasformava, giorno dopo giorno, in una dea.


Carmen Verde vive a Roma. Questo è il suo primo romanzo.