"P" come Pärt

L'incessante ricerca di se stesso

Campane d’Europa, trasmesso da Rai 1 nel novembre del 2012, presentava una serie di originali interviste ad alcuni rappresentanti del composito mondo religioso cristiano: Benedetto XVI, il Patriarca ecumenico Bartolomeo I, il Patriarca di Mosca Kirill, l'Arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, l'ex Presidente della federazione delle Chiese Evangeliche in Germania, Wolfgang Huber. Accanto ad essi anche le testimonianze di personalità della politica e della cultura. Il filo conduttore del film è costituito dal suono delle campane nei diversi angoli del continente e dal lavoro di fusione di una campana nell'antica fonderia di Agnone. Nella colonna sonora ci sono anche brani del compositore estone Arvo Pärt. Una parte fondamentale della sua musica, infatti, i "tintinnabuli", è ispirata dal tintinnio delle campane. Arvo Pärt è il protagonista della clip qui proposta.

Due linee melodiche, quasi due colori. L’una si muove incerta, si effonde, trascolora; a un tratto sembra ricoprire l’intera gamma dell’iride, salvo poi stemperarsi adombrandone nuovamente lo spettro, vivificato ormai nella speranza o forse nel ricordo. Rappresenta la volontà umana all’ondivaga e incessante ricerca di se stessa nell’altro. La seconda procede invece su tre sole note, sicura: è l’ignoto, compagno fedele e discreto, l’assolutamente presente, l’inguaribilmente ineffabile. […] Nasce così lo stile ‘tintinnabuli’
Enzo Restagno, musicologo

L’11 settembre 2020, Arvo Pärt ha compiuto ottantacinque anni. Una lunga vita proporzionata ad un’ampia produzione artistica, che, sebbene di non immediata, facile lettura, conta un elevatissimo, insolito numero di appassionati in tutto il mondo.

La formazione musicale di Pärt è ricca quanto la varietà della sua opera. Vi si incontrano nomi ed esperienze che in altre figure si stenterebbe ad accostare: Bach e Cage, Monteverdi e Britten, Beethoven e Varése, Pergolesi e Sciarrino, Mozart e Boulez, Haydn e Nono, Pierluigi da Palestrina e Stravinsky, il canto gregoriano e Schnittke, Reich, Gubajdulina, Šostakovič. I suoi punti di riferimento culturali extramusicali non sono meno sorprendenti, consci o meno che siano: Beato Angelico e Socrate, Dante Alighieri e Joyce, Michelangelo e Svevo. E poi, i Salmi e i Vangeli. Perché al centro della riflessione di Arvo Pärt c’è proprio il rapporto tra i testi sacri e la musica.

Leggevo un 'salmo’ e poi riempivo l’intero foglio senza pensarci, sperando che potesse esserci una qualche relazione tra quello che avevo letto e quello che avevo scritto
Arvo Pärt

Arvo Pärt, è nato a Paide, in Estonia, nel 1935: cinque anni prima dell’invasione nazista, nove prima dell’annessione all’U.R.S.S. I primi rudimenti musicali li apprende dal fratello del suo patrigno, che possiede anche una vasta biblioteca musicale. Al termine della Seconda Guerra Mondiale, e prima di entrare al Conservatorio di Tallinn, inizia a studiare privatamente pianoforte, oboe, flauto e batteria.
Le sue prime composizioni sono del 1958 (Zwei Sonatinen per pianoforte) e la sua prima formazione è classica. In seguito, approfondisce, invece, lo studio della dodecafonia e si avvicina alle esperienze dell’avanguardia europea. Vince alcuni concorsi di composizione, sia in patria, sia in altri Paesi dell’area d’influenza sovietica. Poi, la svolta, segnata dall’interesse per il canto gregoriano e la musica barocca, che lo conduce, attraverso un sofferto percorso di ricerca musicale e interiore, ad un progressivo affinamento delle proprie composizioni, teso ad eliminare ogni elemento ritenuto superfluo. Uno stile ascetico, non scevro da una certa matrice minimalista; musica sacra in cui la voce assume un ruolo determinante.

Se il potere sovietico non vede di buon occhio le sue sperimentazioni d’avanguardia, ancor meno ne apprezza il nuovo orientamento. Arvo Pärt è vittima di censure e di atti di repressione contro i quali si muove il mondo della cultura occidentale. Nel 1980, riesce ad espatriare assieme alla moglie Nora (musicologa) e ai figli e a raggiungere prima Vienna, poi Berlino, dove, finalmente, può esprimere la propria arte in piena libertà.

Non c’era tempo per la nostalgia e per le emozioni, bisognava partire. Tutti i nostri amici vennero a casa nostra e Mustonen arrivò con l’intera orchestra. Allora aprimmo tutte le porte e l’intera scala della casa era piena di musica e di lacrime. Mi ricordo di un uomo grande e grosso che piangeva forte perché prendeva congedo da noi e non c’era nessuna speranza di rivedersi
Nora Pärt

Tra le numerosissime opere di Arvo Pärt vanno ricordate: Pro et contra (1966); Credo (1968), Für Aliina (1976); Tabula rasa (1977), Fratres (1977; Cantus in memoriam Benjamin Britten (1980);
Stabat Mater (1985); Magnificat (1989); Miserere (1990).