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Biennale Arte 2019: Kudzanai-Violet Hwami e il corpo di colore

Nel Padiglione dello Zimbabwe una giovane promessa

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Kudzanai-Violet Hwami partecipa alla 58 ma Biennale Arte  curata da Ralph Rugoff con il titolo May You Live In Interesting Times, nel Padiglione dello Zimbabwe. 

L’artista è nata nello Zimbabwe nel 1993 ma la sua famiglia si è trasferita più volte a causa dell’economia instabile del paese e all’età di 17 anni si è stabilita in Inghilterra e ha iniziato a frequentare il Wimbledon College of Arts all'università di Londra. 

Come accade a un numero sempre maggiore di persone in questo mondo globale Kudzanai-Violet non è in grado di classificare la sua origine in modo netto, non si sente né al cento per cento dello Zimbabwe, né inglese, non si sente di una sola nazione ma piuttosto una cittadina del mondo e questo fragile senso di appartenenza e identità è uno dei temi trattati più spesso dall’artista.  

Sto cercando il mio posto in questo mondo, un luogo che posso chiamare casa. 
Kudzanai-Violet Hwami

Dopo il suo arrivo a Londra Kudzanai-Violet ha scoperto l’interesse per la storia dell’arte, il disegno e la pittura e avvertendo una forte affinità con l’artista americano Kerry James Marshall, che dipinge solo gente di colore e che è stato tra i primi artisti a trattare la marginalizzazione degli afroamericani nell’arte contemporanea 

Nel 2017 la Tyburn Gallery a Londra le ha organizzato la sua prima mostra personale intitolata If You Keep Going South You’ll Meet Yourself  (Se continui ad andare verso sud incontrerai te stessa) e in quei dipinti Hwami ha tratto ispirazione dalla sua collezione di fotografie di famiglia rappresentando figure e scene che evocano la nostalgia dello Zimbabwe e della sua infanzia, un tema che sarà in seguito ricorrente nel suo lavoro. 

In alcuni dei lavori di quella mostra avevo contraffatto la realtà. Speravo che dipingere un passato fittizio mi avrebbe rasserenato. Non sono brava a far fronte al mondo reale. 
Kudzanai-Violet Hwami

Un'altra fonte d’ispirazione per l’artista sono i nudi in grande formato dell’artista britannica Jenny Saville. Kudzanai-Violet realizza così una serie di nudi, maschili e femminili, in cui vengono esaltati la fisicità della gente di colore e il cromatismo intenso tipico dell’espressività africana; in quei quadri spesso fa riferimento a elementi simbolici desunti dal linguaggio allusivo della comunità gay e della cultura LGBTQ, come ad esempio la banana quale simbolo fallico. L’artista utilizza inoltre fotografie e immagini che si sovrappongono, spesso mescolando diverse tecniche, come la serigrafia, il pastello o il carboncino, creando grandi opere su carta o tela. 

Il modo in cui esploro il mondo non è legato al mio essere africana, dello Zimbabwe …certamente è il mio punto di partenza, ma non è la mia meta. Ci sono molte cose che mi interessano e cerco di non delimitare il mio lavoro alla mia identità di donna lesbica e di colore dello Zimbabwe. Il mondo è grande ed è bello tenere la mente aperta. 
Kudzanai-Violet Hwami