Lione anni Cinquanta: come nasce un teatro

    Il Théâtre de la Cité

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     Questo prezioso documento d' epoca ricostruisce in maniera davvero appassionante, la nascita, a fine anni Cinquanta, di quello che diverrà uno dei più importanti e vitali teatri francesi. 

    Siamo a Lione, seconda città più importante della Franci dopo Parigi, eppure mancante di un proprio teatro stabile e di un vasto pubblico teatrale,  visto che alle rappresentazioni non assistevano che due- tre migliaia di persone, tutte o quasi di origini borghesi.

    Roger Planchon, impiegato di banca con la passione per il palcoscenico, fonda un suo  teatro in una  piccola cantina del centro, che però poteva ospitare al massimo un centinaio di persone a sera. La piccola compagnia di dilettanti da lui guidata, fu tuttavia la prima a rappresentare nel paese transalpino le opere di Brecht. 

    Ma il sindaco di Villeurbane, periferia di Lione, quartiere operaio con stabilimenti industriali e grandi caseggiati, scaduto il contratto di una compagnia che metteva in scena operette, decise di offrire la direzione del piccolo teatro comunale proprio a Planchon, che puntò sin da subito a coinvolgere un pubblico che a teatro non aveva mai messo piede.

    In quest' intervista il regista lionese parla del problema dei finanziamenti; un contributo arriva dallo Stato e dalla municipalità,  ma non sufficiente a coprire le spese.  Planchon decide di coinvolgere il sindacato degli operai, soprattutto perchè si faccia promotore di iniziative che avvicinino gli operai al  teatro.

    Ed ecco allora le immagini di una riunione del comitato di rappresentanza di una fabbrica in cui si racconta di come venga erogato un contributo per l' abbonamento al teatro, peraltro già  a prezzo ridotto, che permette di vedere 4 spettacoli teatrali, tra cui l' Arlecchino servitore di due padroni di Strelher e di assistere gratuitamente a incontri, conferenze, rassegne cinematografiche etc. 

    Il video si conclude con una serie di interviste fatte ad operai all' uscita della fabbrica,  giovani e meno giovani, sulla loro esperienza a teatro.
     

    A mio parere non bisogna adattare il repertorio al  pubblico,  è un errore e non bisogna fare in modo che questo pubblico si adagi su cose molto facili, ma al, contrario,  bisogna formarlo a una specie di rigore stilistico; trovo poi che gli spettatori siano molto sensibili a questa linea di spettacoli.
    Roger Planchon