Un certo signor G

    Un certo signor G

    Neri Marcorè omaggia Giorgio Gaber

    Un certo signor G

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    Artista colto, intelligente e ironico, Neri Marcorè “incontra” Giorgio Gaber e il suo eccezionale repertorio con un’emozione ed un entusiasmo che l' attore marchigiano non fa nulla per nascondere: la sua interpretazione di Un certo signor G non rappresenta dunque soltanto un omaggio al bravissimo artista milanese, purtroppo scomparso prematuramente , ma anche un impegno appassionato, assunto condividendo il punto di vista gaberiano e riconoscendo nella sua opera un “classico moderno” senza data di scadenza.

    In un brillante intreccio di monologhi, melologhi, musica e canzoni, quindi, Marcorè ritrae il Signor G, maschera di uomo comune che si interroga comicamente impotente sul senso della propria vita, sempre sfiorata dal pericolo dell’imbecillità e del qualunquismo, che Gaber come nessun altro ha saputo irridere. Il Signor G continua ad apparirci come un’icona attualissima, un personaggio sempre inadeguato nei confronti del mondo che lo circonda e sovrasta e al centro di una sorta di tragicomica storia del nostro paese, minato da falsa coscienza e ideali fasulli, come bene viene espresso nella profetica ballata Io non mi sento italiano.

    Diretto da Giorgio Gallione – regista che ha firmato alcuni fra i più interessanti spettacoli di autore contemporaneo visti negli ultimi anni – Un certo signor G,  è stato dunque l’occasione per rileggere e rivisitare con mano libera e pudica i primi lavori teatrali di Gaber, a ormai più di quaranta anni di distanza (il suo Signor G nasceva infatti nel 1970).

    Fondamentale anche in questa messinscena  è stato il rifarsi costantemente al “teatro-canzone” una vera e propria invenzione di Giorgio Gaber, che attraverso  questa forma stilistica continuamente perfezionata ha potuto esprimere tutta a sua genialità, la sua coerenza e la sua assoluta autonomia.

    Siamo pronti  a riportare in scena il mondo di Gaber, la sua musica, le sua ironia, la sua capacità di interrogarsi senza sosta sulle contraddizioni dell’individuo rispetto all’amore, la società, la libertà, la politica, con le sue paure e le sue aspirazioni, urlandole con la potenza dell’invettiva o sussurrandole col tarlo dell’introspezione. Abbiamo provato a realizzare un progetto partendo da una passione autentica e seguendo quel filo che secondo noi lui stesso, insieme al prezioso compagno di scrittura Sandro Luporini, usava per cucire i suoi spettacoli
    Neri Marcorè