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Grande Guerra

1915/1918. L`autolesionismo come via di fuga

Intro

Introdotto da Carlo Lucarelli con gli interventi dello storico Antonio Gibelli, il filmato affronta un altro degli aspetti meno noti e più inquietanti della guerra, quello dell'autolesionismo come via di fuga dalla guerra stessa. Un numero imprecisato ma molto elevato di soldati – basti pensare che le condanne per autolesionismo pronunciate dai tribunali militari furono circa diecimila – era disposto a spararsi, a mutilarsi o a procurarsi malattie anche gravi, come la tubercolosi, pur di sottrarsi alla trincea.
Accanto al filmato, presentiamo un brano da Diario di un imboscato di Attilio Frescura che, tra le tante mansioni svolte come ufficiale durante la guerra, ebbe anche quella di sedere in un tribunale militare dove poté osservare a quali estremi atti di disperazione la guerra poteva condurre gli individui.
Le immagini provengono da diversi fondi, come indicato nelle rispettive dididascalie.

1915/1918 - L`autolesionismo come via di fuga

A seguito della rotta di Caporetto, nell'ottobre 1917 si diffusero, nonostante la minaccia del plotone di esecuzione, la diserzione e addirittura l’autolesionismo, consistente nell’infliggersi volontariamente ferite e gravi mutilazioni per poter essere dispensati dal servizio al fronte. In alcune occasioni ci furono ribellioni collettive, scioperi e ammutinamenti, puniti duramente dagli alti comandi militari italiani.

Intro

Feriti

Colonna di prigionieri

(Civici Musei di Storia e Arte di Trieste)


Attilio Frescura

Diario di un imboscato


Copertina di Il Mondo, 1916

Colonna austro-ungarica