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Michelangelo: disegni, modelli e cantieri interrotti

Da Firenze a Roma il segno dell'incompiuto

Se nelle sculture di Michelangelo la forma sembra lottare per liberarsi dalla pietra, nelle architetture l’incompiuto assume il volto della visione sospesa: progetto che eccede la contingenza, idea che supera l’opera. Disegni, modelli e cantieri interrotti rivelano una tensione creativa che non si esaurisce nella costruzione. L'architettura diventa spazio di immaginazione, organismo in potenza attraversato da energia plastica e pensiero costruttivo. In questo orizzonte, l’incompiuto michelangiolesco non è mancanza, ma soglia: luogo in cui la forma resta viva, ancora in atto.
Di seguito, un percorso sintetico tra alcuni progetti mai realizzati o incompiuti, affidati dal grande genio rinascimentale al disegno e ai modelli, punto di avvio della ricerca Metamic. 

Il complesso laurenziano a Firenze: Facciata della Basilica di San Lorenzo 
ll progetto di Michelangelo per la facciata della Basilica di San Lorenzo a Firenze rappresenta uno degli episodi più emblematici del Rinascimento rimasto allo stadio di visione. Nel 1516, papa Leone X de’ Medici gli affidò l’incarico di realizzare una nuova facciata per la chiesa medicea, fino ad allora rimasta incompiuta, con l’intento di conferirle un volto degno del prestigio politico e culturale della famiglia.
Michelangelo concepì un’architettura monumentale, interamente rivestita in marmo, articolata su due ordini e scandita da colonne, nicchie e rilievi destinati ad accogliere un ricco programma scultoreo. La facciata non doveva essere solo un rivestimento decorativo, ma una vera macchina simbolica capace di fondere architettura e scultura in un organismo unitario, anticipando soluzioni di potente tensione plastica. Il progetto implicò studi complessi, modelli lignei e impegnative ricerche di marmi nelle cave di Carrara e di Seravezza.
Tuttavia, difficoltà economiche, contrasti politici e mutamenti di priorità portarono nel 1520 alla sospensione definitiva dell’opera. Rimangono oggi documenti, disegni e un grande modello ligneo conservati nelle Collezioni della Casa Buonarroti, che testimoniano l’ambizione dell’intervento, mentre la facciata della basilica conserva ancora l’austera nudità della muratura brunelleschiana. Proprio questa assenza rende il progetto michelangiolesco un potente esempio di “incompiuto” storico: un’opera che, pur mai realizzata, continua a dialogare con la storia dell’arte come possibilità rimasta sospesa.

Sagrestia Nuova
La Sagrestia Nuova di Michelangelo a Firenze (1520-1534) presenta diverse opere non realizzate o incompiute, parte dell'ambizioso progetto mediceo. Tra le opere non realizzate spiccano il grandioso monumento funebre a Lorenzo il Magnifico e al fratello Giuliano, originariamente progettato come una tomba monumentale autonoma al centro della stanza, le Figure dei Fiumi, inizialmente previste alla base dei sepolcri Inoltre, il programma scultoreo dei sepolcri monumentali dedicati a Giuliano duca di Nemours e a Lorenzo duca d'Urbino prevedeva fino a cinque sculture per tomba, poi ridotte a tre. 

Biblioteca Laurenziana
La Biblioteca Laurenziana è stata realizzata solo in parte sotto la diretta supervisione di Michelangelo tra il 1523 e il 1534. Michelangelo ha progettato l'intero l'intero impianto spaziale comprendente il Vestibolo e la Sala di lettura, ma ha delegato o lasciato l'esecuzione dei dettagli finali ad artisti successivi. La Scalinata (Vestibolo) ideata dall'artista in legno di noce fu costruita da Bartolomeo Ammannati nel 1559 in pietra serena, rispettando comunque il modello michelangiolesco. 
Per quanto riguarda la Sala di lettura, i celebri plutei (banchi lignei) che corrono lungo la sala furono realizzati successivamente su disegno di Michelangelo, ma non da lui direttamente, mentre il soffitto in legno di tiglio fu intagliato da Giovan Battista del Tasso e le vetrate furono progettate da Giorgio Vasari. Per la Sala di Lettura, inoltre, Michelangelo aveva ideato anche la cosiddetta Libreria segreta, un ambiente destinato a custodire i volumi riservati, che non erano in pubblica consultazione,
Michelangelo lasciò Firenze nel 1534, ben prima della conclusione dei lavori, avvenuta solo nel 1571 grazie a Cosimo I de' Medici.

Fortificazioni di Firenze 
Tra le architetture mai realizzate di Michelangelo, un posto di rilievo occupano i progetti per le fortificazioni di Firenze, concepiti in uno dei momenti più drammatici della storia cittadina. Nei primi mesi del 1529, di fronte alla minaccia del ritorno dei Medici sostenuti dall’esercito imperiale, il Governo Popolare affidò all’artista un ruolo di primaria responsabilità: membro dei “Nove della Milizia” e poi nominato “governatore e procuratore generale delle fortificazioni”, Michelangelo fu incaricato di ripensare il sistema difensivo urbano.
Nacque così una serie di proposte per le porte delle mura, tra cui lo Studio di fortificazione per la Porta al Prato di Ognissanti (1529-1530 circa; penna, acquerello e matita rossa, 410 × 568 mm, Casa Buonarroti). Si tratta di uno dei sedici fogli superstiti che documentano questi ambiziosi interventi, rimasti in gran parte irrealizzati o perduti. In essi si coglie una sorprendente modernità: soluzioni tattiche innovative, strutture complesse e una concezione dinamica dello spazio che traduce in termini militari la tensione plastica delle coeve architetture michelangiolesche. Anche nella dimensione tecnica della difesa militare, Michelangelo dimostra così di concepire l’architettura come organismo vivo, carico di tensione e potenza formale.

L'attività di Michelangelo a Roma: la fabbrica di San Pietro
Nel 1546, alla morte di Antonio da Sangallo il giovane, Michelangelo viene chiamato a Roma da Paolo III per il completamento di Palazzo Farnese, per la chiesa di San Giovanni dei Fiorentini, quella di Santa Maria degli Angeli, la facciata di Porta Pia, la sistemazione del Campidoglio, fino alla direzione dei lavori della fabbrica di San Pietro. Michelangelo intende ritornare all’idea di Basilica di San Pietro contenuta nel primo progetto di Bramante. In realtà, del Bramante rimane solo l’idea originaria, costituita dalla pianta centrale, raccordata da un ambulacro quadrato e sormontata da una cupola centrale. L’impostazione michelangiolesca è però originale nella costruzione della cupola di 42 metri, che compete con quella del Pantheon di 45.
La cupola della Basilica di San Pietro fu ideata e costruita fino al tamburo da Michelangelo Buonarroti e portata a termine, dopo la morte del maestro, dall’architetto Giacomo della Porta che vi lavorò insieme a Domenico Fontana dal 1588 al 1590, riuscendo a voltare la cupola in soli 22 mesi grazie all’opera incessante di 800 operai. La cupola, “a doppia calotta con intercapedine”, assunse allora una forma ogivale, più slanciata rispetto all’iniziale progetto. Il 18 novembre del 1593 si collocò sulla cuspide della lanterna la grande sfera in bronzo dorato sormontata dalla croce, opera di Sebastiano Torrigiani. 

Piazza del Campidoglio
Il progetto di Michelangelo per Piazza del Campidoglio (a partire dal 1536) rappresenta uno degli interventi urbanistici più innovatori del Rinascimento, concepito come ridefinizione simbolica e spaziale del centro civico di Roma. L’incarico fu affidato a Michelangelo da papa Paolo III Farnese in occasione della visita di Carlo V, con l’obiettivo di restituire decoro e monumentalità al colle capitolino, allora in stato di degrado.
Michelangelo operò una trasformazione radicale dell’orientamento simbolico della piazza: anziché rivolgerla verso il Foro Romano, la orientò verso la nuova Roma papale e verso la basilica di San Pietro, segnando il passaggio dall’antichità pagana alla centralità cristiana.
La piazza assume una forma trapezoidale, soluzione che corregge otticamente le irregolarità preesistenti e amplifica la percezione prospettica. L’organizzazione spaziale è centripeta: il fulcro è costituito dalla statua equestre di Marco Aurelio, già presente sul colle e ricollocata al centro secondo un preciso asse compositivo. Il disegno pavimentale (realizzato solo nel Ventesimo secolo su base michelangiolesca) prevede una geometria ellittica stellata inscritta nel trapezio, enfatizzando la centralità del monumento. 
Su progetto di Michelangelo è il rifacimento della facciata di Palazzo dei Conservatori, caratterizzata da un ordine gigante di lesene corinzie su alto basamento e da un sistema trabeato unitario, soluzione che conferisce una monumentalità plastica e una forte integrazione tra architettura e spazio urbano.
Tra le opere incompiute o completate postume: Palazzo Nuovo, ideato come elemento simmetrico rispetto al Palazzo dei Conservatori, per creare un effetto scenografico unitario, fu realizzato solo nel Seicento da Girolamo Rainaldi e Carlo Rainaldi, sulla base dei disegni michelangioleschi; Palazzo Senatorio (sistemazione della facciata e della scalinata monumentale): Michelangelo ne progettò la nuova configurazione con doppia scalinata e torre centrale ridisegnata; l’esecuzione fu completata dopo la sua morte con alcune modifiche.
Per quanto riguarda l'imponente scalinata alla base del Campidoglio, Michelangelo disegnò la Cordonata (1536-1546) come parte integrante della risistemazione scenografica del colle, trasformando l'accesso da "scala" a "scultura" monumentale ed enfatizzando il percorso che connette il cuore di Roma moderna con quello antico.
I lavori, iniziati dopo la morte di Michelangelo (1564), furono completati da Giacomo Della Porta, rispettando fedelmente il progetto, con la collocazione dei leoni egizi alla base nel 1582.

Chiesa di san Giovanni dei Fiorentini, Roma
Nel 1559, a ottantaquattro anni, Michelangelo Buonarroti fu incaricato di elaborare un progetto per la chiesa di San Giovanni dei Fiorentini, destinata a sorgere tra il Tevere e via Giulia come chiesa della nazione fiorentina a Roma. L’edificio, dedicato a san Giovanni Battista e ai santi Cosma e Damiano – patroni rispettivamente di Firenze e della famiglia Medici – godeva dell’appoggio di Cosimo I, riprendendo un’idea già maturata ai tempi di Leone X.
La pianta, eseguita a matita nera, penna, acquerello e biacca, conservata nelle Collezioni di Casa Buonarroti, testimonia la straordinaria energia inventiva dell’artista nella sua tarda maturità. Al centro si impone un altare circondato da otto paia di colonne, mentre agli angoli si aprono quattro cappelle: uno spazio compatto e dinamico, costruito secondo una rigorosa geometria di cerchi tracciati con il compasso, ancora visibili nel disegno. L’opera rivela il processo creativo di Michelangelo, fatto di continue revisioni: le zone più scure, sovrapposte alla biacca ancora umida, mostrano ripensamenti e correzioni che trasformano la pianta in un campo vivo di sperimentazione.
Il progetto non venne mai realizzato. La chiesa fu infatti iniziata solo nel 1582 su progetto di Giacomo della Porta, con una pianta a croce latina, e completata nel 1614 da Carlo Maderno. Rimane così il disegno michelangiolesco come potente testimonianza di un’idea architettonica visionaria, rimasta sulla carta ma capace di esprimere, ancora una volta, la tensione tra rigore geometrico e forza plastica che caratterizza tutta l’opera dell’artista.