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Michelangelo architetto e la rilettura di Carlo Giulio Argan

Un antichista anticlassico

Nel panorama della produzione michelangiolesca, l’architettura ha rappresentato a lungo un terreno problematico e controverso. Se oggi essa è riconosciuta come uno dei luoghi più radicali e innovativi dell’opera di Michelangelo, per secoli è stata invece oggetto di giudizi ambivalenti, quando non apertamente negativi. Nel corso dell’Ottocento, infatti, l’architettura michelangiolesca veniva spesso indicata come una delle cause della degenerazione del gusto classico, ritenuta responsabile dell’affermazione del manierismo e del barocco, categorie allora interpretate come sintomi di decadenza rispetto all’armonia rinascimentale.
È solo nel Novecento che si assiste a una profonda revisione critica di questa impostazione. A partire dagli anni Trenta, in un contesto culturale segnato dal rifiuto della retorica monumentale e dall’esigenza di ripensare il rapporto con la tradizione classica, l’architettura di Michelangelo viene riletta in chiave positiva attraverso la categoria dell’anticlassicismo. Tale prospettiva, apertamente polemica nei confronti di una visione normativa e accademica dell’antico, consente di cogliere nella tensione, nella frattura e nella contraddizione formale non un limite, ma il nucleo più autentico della ricerca michelangiolesca. 

Michelangelo cita l’antico, ma lo trasforma; lo assume come repertorio espressivo, non come sistema prescrittivo, dando origine a un linguaggio che è insieme radicato nella tradizione e radicalmente anticlassico.

Claudio Gamba, docente presso l’Accademia di Brera a Milano, ripercorre il contributo teorico di Giulio Carlo Argan (1909 – 1992), tra i maggiori protagonisti di questa svolta interpretativa, mettendone in luce l’importanza non solo per la storia dell’arte, ma per la cultura italiana del Novecento nel suo complesso. Argan, fin dagli esordi della sua attività critica, si dedica alla rilettura dei grandi architetti del Cinquecento – da Bramante a Palladio, fino a Michelangelo – sottraendoli a una lettura classicista e restituendoli a una dimensione storica e problematica. L’interpretazione anticlassica elaborata da Argan non rimane confinata all’ambito specialistico, ma conosce una diffusione amplissima grazie alla pubblicazione, nel 1968, del suo celebre manuale di storia dell’arte, che ha segnato la formazione di intere generazioni e ha profondamente influenzato la cultura visiva italiana.

La riflessione di Argan su Michelangelo architetto trova una sintesi matura e consapevole nel volume Michelangelo architetto, pubblicato nel 1990 da Electa, a sessant’anni di distanza dai suoi primi studi, in collaborazione con Bruno Contardi. In quest’opera, l’interpretazione anticlassica si intreccia con una lettura di carattere esistenziale, nella quale l’architettura michelangiolesca diventa espressione di un conflitto profondo tra forma e significato, tra regola e libertà, tra progetto e incompiutezza. Non manca, in filigrana, una critica alla cultura postmoderna e alla società della comunicazione di massa, che conferma Argan come figura centrale non solo della storia dell’arte, ma del pensiero intellettuale del Novecento.
Questa prospettiva consente anche di rimettere in discussione una visione semplificata del Rinascimento, spesso identificato in modo riduttivo con la pura rinascita dell’antichità classica. In realtà, il Cinquecento è attraversato da tensioni profonde: accanto alla codificazione degli ordini architettonici, si sviluppa il tema del capriccio, che contraddice e mette in crisi la normatività delle regole. Michelangelo si colloca esattamente in questo spazio di frizione: cita l’antico, ma lo trasforma; lo assume come repertorio espressivo, non come sistema prescrittivo, dando origine a un linguaggio che è insieme radicato nella tradizione e radicalmente anticlassico.
Negli ultimi decenni, tuttavia, l’eredità interpretativa di Argan e di Bruno Zevi è stata affiancata – e in parte sostituita – da un approccio prevalentemente filologico. I nuovi studi si sono concentrati sulla ricostruzione puntuale delle vicende progettuali e costruttive delle architetture michelangiolesche, analizzando documenti, disegni, interventi successivi e condizioni materiali che hanno profondamente inciso sugli esiti delle opere, spesso incompiute o modificate da altri. Questo lavoro, fondamentale per distinguere ciò che è effettivamente attribuibile a Michelangelo, ha reso le interpretazioni più aderenti ai dati storici, pur rinunciando talvolta alla forza speculativa che aveva caratterizzato la grande critica del Novecento.

Le interviste sono state realizzate in occasione del convegno Michelangelo Buonarroti e l'Architettura - Roma, Accademia Nazionale di San Luca (28-29 gennaio 2026)