Biennale Arte 2026
In Minor Keys
La 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, intitolata In Minor Keys, apre al pubblico dal 9 maggio al 22 novembre 2026 tra i Giardini, l’Arsenale e numerosi spazi della città. Il progetto porta la firma della curatrice camerunense Koyo Kouoh, scomparsa prematuramente nel maggio 2025, pochi mesi dopo la sua nomina alla direzione artistica del Settore Arti Visive della Biennale. Per volontà della Biennale e con il sostegno della famiglia, la mostra è stata realizzata seguendo integralmente il progetto curatoriale da lei concepito, già definito nei contenuti, negli artisti invitati e nell’impianto teorico.
A portare a compimento il lavoro sono stati i collaboratori scelti dalla stessa Kouoh: Gabe Beckhurst Feijoo, Marie Hélène Pereira e Rasha Salti come advisor, Siddhartha Mitter come editor-in-chief e Rory Tsapayi come assistente alla ricerca. Il gruppo ha proseguito il percorso avviato dalla curatrice, nel segno di una pratica fondata sul dialogo, sulle relazioni e sulla collaborazione internazionale.
In Minor Keys riunisce 110 partecipanti tra artisti, collettivi e organizzazioni provenienti da diversi contesti geografici e culturali. Più che organizzarsi in sezioni tradizionali, la mostra costruisce una trama di connessioni tra pratiche artistiche lontane, mettendo in relazione esperienze provenienti da Dakar, Beirut, Salvador, San Juan, Parigi o Nashville. L’obiettivo è creare una geografia emotiva e politica dell’arte, capace di intrecciare memoria, spiritualità, immaginazione e trasformazione sociale.
Tra i nuclei centrali emergono gli Shrines, dedicati agli artisti Issa Samb e Beverly Buchanan, figure che hanno influenzato profondamente la visione di Kouoh; la processione come gesto collettivo e sovversivo; le “Scuole” come luoghi di apprendimento condiviso e autonomia culturale; e infine gli spazi del riposo e della contemplazione, pensati come oasi di ascolto e rigenerazione. Il progetto dialoga inoltre con riferimenti letterari come Beloved di Toni Morrison e Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez, evocando atmosfere di realismo magico e attraversamenti temporali.
Grande attenzione sarà dedicata anche alle performance, dove il corpo diventa luogo di memoria, resistenza e guarigione. Nei Giardini della Biennale una processione di poeti, ispirata al Poetry Caravan ideato da Kouoh nel 1999 tra Dakar e Timbuktu, renderà omaggio alla sua memoria e alla tradizione orale dei griot africani.
In questa edizione non saranno assegnati i Leoni d’Oro alla carriera, che Koyo Kouoh non aveva fatto in tempo a definire prima della sua scomparsa.
A portare a compimento il lavoro sono stati i collaboratori scelti dalla stessa Kouoh: Gabe Beckhurst Feijoo, Marie Hélène Pereira e Rasha Salti come advisor, Siddhartha Mitter come editor-in-chief e Rory Tsapayi come assistente alla ricerca. Il gruppo ha proseguito il percorso avviato dalla curatrice, nel segno di una pratica fondata sul dialogo, sulle relazioni e sulla collaborazione internazionale.
In Minor Keys riunisce 110 partecipanti tra artisti, collettivi e organizzazioni provenienti da diversi contesti geografici e culturali. Più che organizzarsi in sezioni tradizionali, la mostra costruisce una trama di connessioni tra pratiche artistiche lontane, mettendo in relazione esperienze provenienti da Dakar, Beirut, Salvador, San Juan, Parigi o Nashville. L’obiettivo è creare una geografia emotiva e politica dell’arte, capace di intrecciare memoria, spiritualità, immaginazione e trasformazione sociale.
Tra i nuclei centrali emergono gli Shrines, dedicati agli artisti Issa Samb e Beverly Buchanan, figure che hanno influenzato profondamente la visione di Kouoh; la processione come gesto collettivo e sovversivo; le “Scuole” come luoghi di apprendimento condiviso e autonomia culturale; e infine gli spazi del riposo e della contemplazione, pensati come oasi di ascolto e rigenerazione. Il progetto dialoga inoltre con riferimenti letterari come Beloved di Toni Morrison e Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez, evocando atmosfere di realismo magico e attraversamenti temporali.
Grande attenzione sarà dedicata anche alle performance, dove il corpo diventa luogo di memoria, resistenza e guarigione. Nei Giardini della Biennale una processione di poeti, ispirata al Poetry Caravan ideato da Kouoh nel 1999 tra Dakar e Timbuktu, renderà omaggio alla sua memoria e alla tradizione orale dei griot africani.
In questa edizione non saranno assegnati i Leoni d’Oro alla carriera, che Koyo Kouoh non aveva fatto in tempo a definire prima della sua scomparsa.