Dayanita Singh. Archivio
Una conversazione visiva con il nostro Paese
La fotografia per catturare il tempo accumulato negli oggetti, negli archivi, nei corpi, negli spazi abitati per anni. La fotografia non come oggetto concluso ma dispositivo narrativo che si trasforma entrando in relazione con contesti diversi. Dayanita Singh (Nuova Delhi, 1961), una delle figure più importanti e originali della fotografia contemporanea internazionale, esplora da decenni luoghi della memoria, collezioni, relazioni umane e sistemi di conservazione del sapere, impegnata in una riflessione sul rapporto tra immagine, classificazione e spazio. Archivio, la mostra allestita allestita a Roma presso il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, curata da Andrea Anastasio con il sostegno dell’Istituto Italiano di Cultura di New Delhi, propone oltre trecentocinquanta fotografie e nasce dal lungo rapporto dell'artista indiana con l’Italia e con i suoi archivi.
Dayanita Singh. Archivio, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia
Il progetto intreccia due percorsi profondamente connessi: da un lato il lavoro che Singh ha dedicato, nell’ultimo decennio, agli archivi italiani; dall’altro il suo personale e in continua evoluzione archivio di immagini realizzate in Italia nell’arco di venticinque anni. Architetture, interni, opere d’arte, amici, archivisti, fiori e luoghi compongono una costellazione di immagini attraverso cui l’artista costruisce una personale conversazione visiva con il nostro Paese.
Il cuore della mostra è la riflessione sull’idea stessa di archivio. Nella pratica di Singh l’archivio smette di essere un deposito neutrale del passato e diventa una forma viva, mutevole, che si attiva attraverso la sequenza delle immagini, la loro circolazione e l’incontro con lo spettatore.
È una caratteristica fondamentale della ricerca di Dayanita Singh, che negli ultimi quarant’anni ha progressivamente ridefinito i confini della fotografia, portandola a dialogare con libro d’artista, architettura, installazione e pratica curatoriale. Le sue opere, infatti, si presentano come sistemi aperti nei quali la disposizione delle immagini può modificare il significato dell’insieme.
Il rapporto con gli archivi costituisce una presenza costante nella sua ricerca. Singh li osserva non tanto come luoghi deputati alla conservazione di documenti eccezionali, quanto come organismi complessi, fatti di spazi, oggetti, classificazioni, relazioni e gesti quotidiani. L’archivio diventa così una metafora della conoscenza e, allo stesso tempo, un modello per interrogare il funzionamento della fotografia e i modi attraverso cui la memoria viene costruita, organizzata e trasmessa.
Dayanita Singh. Archivio, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia
A Villa Giulia, questa riflessione entra in dialogo con la specificità di un luogo nato per conservare, studiare e rendere accessibile un patrimonio storico e culturale. La mostra non propone quindi una semplice rappresentazione degli archivi, ma invita il pubblico a sperimentarne la logica: osservare, associare, mettere in relazione, spostarsi tra le immagini e costruire possibili percorsi di senso.
Archivio arriva a Roma dopo la presentazione presso l’Archivio di Stato di Venezia e proseguirà successivamente il suo percorso al MAO – Museo d’Arte Orientale di Torino e all’Istituto Italiano di Cultura di New Delhi, per poi essere esposta nei musei pubblici di Mumbai, Kolkata, Chandigarh e Ahmedabad, concludendo l’Anno della Cultura Italiana in India nel Dicembre del 2027 in occasione della Biennale di Kochi Muziris.
In ciascuna sede il progetto viene reinterpretato attraverso una selezione di opere site-specific, sviluppata in relazione al luogo e realizzata in collaborazione con ciascuna istituzione, valorizzandone la storia, gli spazi e le specificità.
Il lavoro di Dayanita Singh mette così in discussione la tradizionale opposizione tra archivio e opera, conservazione e trasformazione, documento e immaginazione. Le fotografie possono essere raccolte, ordinate, spostate e nuovamente accostate; ogni configurazione apre nuove possibilità di lettura e ogni incontro con lo spettatore può attivare un diverso racconto.
Dayanita Singh. Archivio
Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma
25 settembre 2026 – 3 gennaio 2027
Da Venezia a Bologna, da Firenze a Milano, da Napoli a Torino come Roma, Singh ha avvicinato le città italiane non come monumenti da registrare, ma come organismi viventi da ascoltare.
Dayanita Singh. Archivio, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia
Il progetto intreccia due percorsi profondamente connessi: da un lato il lavoro che Singh ha dedicato, nell’ultimo decennio, agli archivi italiani; dall’altro il suo personale e in continua evoluzione archivio di immagini realizzate in Italia nell’arco di venticinque anni. Architetture, interni, opere d’arte, amici, archivisti, fiori e luoghi compongono una costellazione di immagini attraverso cui l’artista costruisce una personale conversazione visiva con il nostro Paese.
Il cuore della mostra è la riflessione sull’idea stessa di archivio. Nella pratica di Singh l’archivio smette di essere un deposito neutrale del passato e diventa una forma viva, mutevole, che si attiva attraverso la sequenza delle immagini, la loro circolazione e l’incontro con lo spettatore.
Questa concezione trova una traduzione concreta nell’allestimento. Le oltre trecentocinquanta fotografie sono organizzate principalmente attorno a sedici strutture lignee, distribuite nello spazio espositivo, ciascuna in grado di accogliere venti immagini. Questi dispositivi non sono semplici supporti per le fotografie, ma veri e propri strumenti attraverso i quali le immagini possono essere accostate, ricomposte e messe in relazione, generando ogni volta configurazioni e letture differenti.Al centro del lavoro di Dayanita Singh vi è una riflessione sul rapporto tra immagine, memoria, classificazione e spazio, che ha contribuito a ridefinire il ruolo stesso dell’archivio nella cultura visiva contemporanea.
È una caratteristica fondamentale della ricerca di Dayanita Singh, che negli ultimi quarant’anni ha progressivamente ridefinito i confini della fotografia, portandola a dialogare con libro d’artista, architettura, installazione e pratica curatoriale. Le sue opere, infatti, si presentano come sistemi aperti nei quali la disposizione delle immagini può modificare il significato dell’insieme.
Il rapporto con gli archivi costituisce una presenza costante nella sua ricerca. Singh li osserva non tanto come luoghi deputati alla conservazione di documenti eccezionali, quanto come organismi complessi, fatti di spazi, oggetti, classificazioni, relazioni e gesti quotidiani. L’archivio diventa così una metafora della conoscenza e, allo stesso tempo, un modello per interrogare il funzionamento della fotografia e i modi attraverso cui la memoria viene costruita, organizzata e trasmessa.
A Villa Giulia la mostra diventa un invito a ripensare non soltanto ciò che un archivio conserva, ma soprattutto come la memoria prende forma e come le immagini continuano a generare significati nel tempo.
Dayanita Singh. Archivio, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia
A Villa Giulia, questa riflessione entra in dialogo con la specificità di un luogo nato per conservare, studiare e rendere accessibile un patrimonio storico e culturale. La mostra non propone quindi una semplice rappresentazione degli archivi, ma invita il pubblico a sperimentarne la logica: osservare, associare, mettere in relazione, spostarsi tra le immagini e costruire possibili percorsi di senso.
Archivio arriva a Roma dopo la presentazione presso l’Archivio di Stato di Venezia e proseguirà successivamente il suo percorso al MAO – Museo d’Arte Orientale di Torino e all’Istituto Italiano di Cultura di New Delhi, per poi essere esposta nei musei pubblici di Mumbai, Kolkata, Chandigarh e Ahmedabad, concludendo l’Anno della Cultura Italiana in India nel Dicembre del 2027 in occasione della Biennale di Kochi Muziris.
In ciascuna sede il progetto viene reinterpretato attraverso una selezione di opere site-specific, sviluppata in relazione al luogo e realizzata in collaborazione con ciascuna istituzione, valorizzandone la storia, gli spazi e le specificità.
Il lavoro di Dayanita Singh mette così in discussione la tradizionale opposizione tra archivio e opera, conservazione e trasformazione, documento e immaginazione. Le fotografie possono essere raccolte, ordinate, spostate e nuovamente accostate; ogni configurazione apre nuove possibilità di lettura e ogni incontro con lo spettatore può attivare un diverso racconto.
Dayanita Singh. Archivio
Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma
25 settembre 2026 – 3 gennaio 2027