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Laboratorio materiali lapidei

Leggere la pietra per proteggerla

L'uso dei materiali lapidei per creare opere d'arte attraversa i secoli, dalle statue ai rilievi, dai busti alle decorazioni architettoniche.

Proprio la sua apparente durevolezza rende la conservazione della pietra un compito tutt'altro che semplice: proteggere queste opere richiede interventi fondati sulla comprensione dei processi di degrado, delle tecniche esecutive e delle condizioni ambientali che ne influenzano la vita.

È questo l'approccio del laboratorio di restauro dei materiali lapidei dell'Istituto Centrale per il Restauro (ICR), dove ricerca scientifica e interventi conservativi si integrano per la tutela di un patrimonio diffuso sul territorio nazionale e internazionale. Tra i lavori più emblematici ci sono quelli sui busti di Palmira, ma oggi l'attenzione si concentra su un caso di studio eccezionale: la Kore di Vulci.

Si tratta di una testa in marmo greco raffigurante una giovane donna, con un'elegante ed elaborata acconciatura, rinvenuta nell'antica città etrusca di Vulci. La kore è un tipo di statua dell'arte greca arcaica che rappresentava giovani donne e sorgeva dentro e intorno ai templi della Grecia. La testa è emersa nell'estate del 2024 durante gli scavi del progetto Vulci Cityscape, nell'area di un nuovo tempio monumentale individuato nel 2021.
Il suo valore è straordinario: è attribuita a un atelier attico dell'inizio del V secolo a.C. e rappresenta un raro esempio di statuaria greca in Etruria, che offre nuovi spunti di riflessione sugli scambi culturali tra la Grecia e l'Italia preromana.

L'ICR di Roma ha eseguito un restauro accompagnato da approfondite indagini scientifiche sui colori originari, sui materiali e sulle tecniche di lavorazione. L'intervento consente di approfondire le metodologie di studio e di restauro applicate a manufatti provenienti da contesti archeologici, con particolare attenzione alla lettura delle superfici e alla definizione di strategie conservative compatibili con la natura del materiale.

Leggere una superficie significa interrogarla, distinguendo ciò che appartiene all'opera originale da ciò che si è depositato o trasformato nel tempo. Le straordinarie finiture policrome e polimateriche e la qualità estremamente pregiata del marmo richiedono operazioni delicatissime e un grande controllo in ogni fase del lavoro.

Il laboratorio dei materiali lapidei, coordinato da Federica Giacomini, funzionaria restauratrice dell'ICR, è così il luogo in cui il sapere scientifico incontra l'esperienza del gesto restaurativo: un equilibrio costante tra conoscenza, prudenza e rispetto per la storia dell'opera.