Rai Cultura

Keith Haring a Palazzo Braschi

Un viaggio alle radici di un mito

Il pubblico ha bisogno di arte, ed è responsabilità di un artista che si autoproclama tale riconoscere che il pubblico ha bisogno di arte – non fare arte borghese per pochi, ignorando le masse. L'arte è per tutti.
Keit Haring, 1978

Il Museo di Roma a Palazzo Braschi apre le sale alla grande mostra Keith Haring, curata da Kaoru Yanase, Ilaria Miarelli Mariani e Claudio Zambianchi, e promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, coprodotta e organizzata da Sovrintendenza Capitolina e MondoMostre, con il supporto di Zètema Progetto Cultura. 


Keith Haring, 1983 Photo by © Makoto Murata, Keith Haring artwork © Keith Haring Foundation

L’esposizione riunisce oltre centoquaranta opere e materiali concessi eccezionalmente in prestito dalla Nakamura Keith Haring Collection, la maggiore raccolta al mondo dedicata all'artista, affiancati da importanti prestiti pubblici e privati. In mostra, un caleidoscopio di tecniche e linguaggi restituisce tutta la versatilità di Haring: stampe, opere su carta, disegni, poster e sculture si affiancano ai celebri Subway Drawings, con cui l'artista diede inizio alla sua carriera disegnando a gessetto sui pannelli della metropolitana di New York, e agli iconici pannelli dipinti a spray nel 1984 lungo l'autostrada FDR Drive di Manhattan. Arricchiscono il percorso oggetti sorprendenti su cui Haring impresse il proprio segno, come la motocicletta Yamaha dipinta dall'artista proprio durante la sua presenza a Roma nel 1984.

Nella New York turbolenta degli anni Ottanta – città segnata da violenza, droga e degrado urbano – Keith Haring (1958 - 1990) trasse ispirazione dall'energia grezza di un'epoca pre-digitale, in cui le idee circolavano attraverso le strade, la musica, i club e il contatto diretto tra le persone: il luogo di nascita dell'hip-hop e della street art, dove arte, attivismo e cultura popolare si incontrano.
La mostra ripercorre il percorso artistico di Haring dai primi lavori a New York ai poster politici, alle sculture, ai dipinti e alle opere finali. Per tutta la carriera Haring amplia il proprio linguaggio visivo restando fedele a una convinzione semplice: l'arte deve essere accessibile a tutti. Bambini radianti, cani che abbaiano, figure danzanti, angeli, cuori, televisori e piramidi sono più che motivi ricorrenti: formano un alfabeto visivo universale che continua a parlare a culture e generazioni diverse. Come diceva Haring: «Il pubblico ha diritto all'arte. L'arte è per tutti». Questa convinzione resta al centro della mostra.

Sono affascinato dalle forme che le persone scelgono come simboli per creare un linguaggio: in ogni forma esiste una struttura di base, capace di racchiudere un intero significato in un minimo di linee. È qualcosa di comune a tutti i linguaggi, tutte le persone, tutti i tempi
Keit Haring, 1978



Keith Haring: Untitled / Senza titolo, 1983, Acrilico su tela 228,5 x 1,68 x 3 cm, Museo della Reggia di Caserta © Keith Haring Foundation

Prima di diventare un'icona planetaria, Haring lascia il segno in Italia: nel 1983 tiene la sua prima personale italiana alla Galleria Lucio Amelio di Napoli, per cui realizza anche un'opera per Terrae Motus; a Milano dipinge il flagship store Fiorucci; a Roma, nel 1984, dipinge un murale – oggi perduto – sulla facciata del Palazzo delle Esposizioni; a Pisa, nel 1989, lascia Tuttomondo, il suo ultimo grande dono al mondo. 
Da qui si torna alle vere origini di tutto: la strada e la metropolitana di New York, dove un pezzo di gesso bianco su un pannello pubblicitario vuoto diventa, ogni giorno, un piccolo miracolo pubblico. «Il disegno vive di magia», scriveva Haring nel 1978, e da quella magia arcaica nascono i celebri Subway Drawings, insieme ai pannelli dipinti a spray nel 1984 lungo l'autostrada FDR Drive – opere che portano il segno di Haring ben oltre i confini della tela.

La mostra costruisce quindi, tassello dopo tassello, la grammatica visiva dell'artista: con Icons, la serie del 1990 che raccoglie le sue figure più iconiche – il Bambino Radiante, l'Angelo, il Cane, l'Uomo Alato – Haring compone un alfabeto capace di essere letto ovunque, da chiunque. Ma questo linguaggio semplice nasconde un'urgenza profonda: nella sezione dedicata all'impegno politico e sociale, poster e opere come Free South Africa, Crack Down! e Safe Sex! trasformano l'immagine in presa di parola pubblica contro razzismo, apartheid, guerra nucleare e AIDS. «Non credo che l'arte sia propaganda: deve liberare l'anima», diceva Haring nel 1985 – ed è proprio questa libertà a guidare i cento e più poster realizzati nel corso della sua vita.


Keith Haring: Palazzo Braschi, ph. Monkeys Video Lab 

Il percorso si fa poi più intimo e fisico: nella sezione Radiant Eros – Celebrate Life, opere come le tavole Bad Boys e il monumentale Untitled del 1984, realizzate con pigmenti fluorescenti e presentate con luce nera, raccontano il corpo, il desiderio e la gioia di vivere come un atto di resistenza, nel pieno della crisi dell'AIDS. Lo stesso battito vitale attraversa il suo rapporto con la musica, tra club newyorkesi e poster per festival e dischi, dove il segno di Haring si fa ritmo e danza. Si passa quindi a una dimensione più simbolica e spirituale, dove il Serpente, la Croce, l'Angelo e la Piramide diventano un vocabolario capace di attraversare culture e fedi diverse, dall'arte africana e precolombiana fino all'iconografia cristiana scoperta da Haring nei suoi soggiorni romani.

La mostra raggiunge il suo culmine emotivo con Apocalypse e Altarpiece: The Life of Christ, le due opere in cui Haring, ormai consapevole della propria fine, guarda alla morte più da vicino: prima rispondendo al caos apocalittico dello scrittore William S. Burroughs, poi affidandosi alla forma della pala d'altare cristiana per la sua ultima, personalissima riflessione su fede e trascendenza. La mostra si chiude infine tornando alla convinzione più semplice e rivoluzionaria dell'intera ricerca di Haring, quella che ha attraversato ogni sala, ogni opera, ogni poster: «l'arte è per tutti».

Foto di copertina: Keith Haring: Palazzo Braschi, ph. Monkeys Video Lab 

Keith Haring
Museo di Roma - Palazzo Braschi
6 ottobre 2026 - 11 aprile 2027