Paolo Flores d'Arcais: La donna è il paesaggio
Mostra presso Fondazione Primoli
21-Apr-2026 > 15-Mag-2026
Dal 21 aprile al 15 maggio 2026, Fondazione Primoli (via G. Zanardelli 1 a Roma) ospita la mostra di Paolo Flores d'Arcais dal titolo La donna è il paesaggio.
Dal testo in catalogo di Virginia Monteverde:
«In questa visione di Paolo Flores d’Arcais risiede il nucleo incandescente di questo inedito ciclo di opere realizzato appositamente per la nuova mostra romana, una ricerca che trova il suo naturale approdo nel titolo: "La donna è il paesaggio". Questo appuntamento segna un momento di radicalizzazione rispetto all'esordio avvenuto allo Spazio 46 di Palazzo Ducale a Genova. Quella prima mostra — “Pittura pittura! Femmine, pugili e anche un Papa” — rappresentò la rottura dei sigilli di un laboratorio rimasto a lungo segreto, un’officina privata dove il pensiero si faceva colore lontano da ogni sguardo ufficiale. A Genova avevamo assistito all’emergere di una ricerca viscerale: il ring dei pugili, il trono del potere e la vitale energia delle "femmine" apparivano come i segni di una lotta necessaria. La nuova produzione romana non intende chiudere il cerchio in una sintesi, ma al contrario spingere il gesto ancora più a fondo, trasformando quelle intuizioni in un’immersione totale.
La donna, in queste nuove tele, cessa di essere un soggetto isolato per farsi ambiente, orizzonte e geografia stessa del reale, dove il desiderio non conosce confini né schermi. In questo paesaggio antropomorfo, la verità dell’atto sessuale, la vibrazione del piacere e l’urgenza del desiderio emergono con una forza brutale, trasformando la superficie pittorica in una geografia dei sensi. [...] Dalla scena genovese a quella romana, la pittura di Flores d’Arcais diventa il superamento della parola scritta: un punto di non ritorno dove la donna si fa orizzonte primordiale della vita. È una celebrazione dell'esistenza che riconosce nel desiderio l’unico vero centro dell’universo, trasformando ogni pennellata in un’affermazione prepotente che restituisce al colore la temperatura del sangue e la sovranità irriducibile dei sensi».
Dal testo in catalogo di Matteo Fochessati:
«Soggetto prevalente delle sue tele è la figura femminile e non per uno scontato riconoscimento della centralità di tale motivo iconografico nella pittura di tutti i tempi, ma per la seducente perfezione e per il misterioso fascino che da sempre ispira il corpo della donna: caratteristiche che, nella sua pittura, si preservano intatte, nonostante i suoi corpi muliebri appaiano in genere scarnificati da un violento processo di sottrazione, deformazione e cancellazione. [...] Talvolta emergono, dalla convulsione espressionistica delle sue tele, le sembianze di alcuni celebri personaggi, le cui reiterate effigi scandiscono - nel caso di raffigurazioni seriali - le trasformazioni provocate dalla tensione del segno e del colore. [...]
Se dunque la centralità nei suoi dipinti della figura umana rappresenta, una coerente traslitterazione visiva della sua parallela attività di filosofo e politico (da sempre focalizzata su valori etici basati sulla razionalità e perciò radicalmente riferiti alla condizione umana), questa sua ricerca in campo pittorico, parallela ai suoi interessi professionali, ma declinata con medesima passione e analogo rigore intellettuale, mi sembra possa ritenersi motivata dalla volontà di confrontarsi - con analogo impegno - con una nuova prospettiva di lettura del mondo e che su di essa Flores d’Arcais imposti quindi un differente approccio interpretativo della realtà, più introspettivo e personale, ma non per questo meno curioso e inaspettato».
Dal testo in catalogo di Virginia Monteverde:
«In questa visione di Paolo Flores d’Arcais risiede il nucleo incandescente di questo inedito ciclo di opere realizzato appositamente per la nuova mostra romana, una ricerca che trova il suo naturale approdo nel titolo: "La donna è il paesaggio". Questo appuntamento segna un momento di radicalizzazione rispetto all'esordio avvenuto allo Spazio 46 di Palazzo Ducale a Genova. Quella prima mostra — “Pittura pittura! Femmine, pugili e anche un Papa” — rappresentò la rottura dei sigilli di un laboratorio rimasto a lungo segreto, un’officina privata dove il pensiero si faceva colore lontano da ogni sguardo ufficiale. A Genova avevamo assistito all’emergere di una ricerca viscerale: il ring dei pugili, il trono del potere e la vitale energia delle "femmine" apparivano come i segni di una lotta necessaria. La nuova produzione romana non intende chiudere il cerchio in una sintesi, ma al contrario spingere il gesto ancora più a fondo, trasformando quelle intuizioni in un’immersione totale.
La donna, in queste nuove tele, cessa di essere un soggetto isolato per farsi ambiente, orizzonte e geografia stessa del reale, dove il desiderio non conosce confini né schermi. In questo paesaggio antropomorfo, la verità dell’atto sessuale, la vibrazione del piacere e l’urgenza del desiderio emergono con una forza brutale, trasformando la superficie pittorica in una geografia dei sensi. [...] Dalla scena genovese a quella romana, la pittura di Flores d’Arcais diventa il superamento della parola scritta: un punto di non ritorno dove la donna si fa orizzonte primordiale della vita. È una celebrazione dell'esistenza che riconosce nel desiderio l’unico vero centro dell’universo, trasformando ogni pennellata in un’affermazione prepotente che restituisce al colore la temperatura del sangue e la sovranità irriducibile dei sensi».
Dal testo in catalogo di Matteo Fochessati:
«Soggetto prevalente delle sue tele è la figura femminile e non per uno scontato riconoscimento della centralità di tale motivo iconografico nella pittura di tutti i tempi, ma per la seducente perfezione e per il misterioso fascino che da sempre ispira il corpo della donna: caratteristiche che, nella sua pittura, si preservano intatte, nonostante i suoi corpi muliebri appaiano in genere scarnificati da un violento processo di sottrazione, deformazione e cancellazione. [...] Talvolta emergono, dalla convulsione espressionistica delle sue tele, le sembianze di alcuni celebri personaggi, le cui reiterate effigi scandiscono - nel caso di raffigurazioni seriali - le trasformazioni provocate dalla tensione del segno e del colore. [...]
Se dunque la centralità nei suoi dipinti della figura umana rappresenta, una coerente traslitterazione visiva della sua parallela attività di filosofo e politico (da sempre focalizzata su valori etici basati sulla razionalità e perciò radicalmente riferiti alla condizione umana), questa sua ricerca in campo pittorico, parallela ai suoi interessi professionali, ma declinata con medesima passione e analogo rigore intellettuale, mi sembra possa ritenersi motivata dalla volontà di confrontarsi - con analogo impegno - con una nuova prospettiva di lettura del mondo e che su di essa Flores d’Arcais imposti quindi un differente approccio interpretativo della realtà, più introspettivo e personale, ma non per questo meno curioso e inaspettato».