Rai Cultura

Il tuo browser non supporta video HTML5

Shirley Jackson secondo Monica Pareschi

Vita tra i selvaggi

È un memoir divertente e insieme molto malinconico, Vita tra i selvaggi di Shirley Jackson, uscito nel 1953 e ora pubblicato in italiano da Adelphi nella traduzione di Monica Pareschi. L’autrice racconta un pezzo della sua storia familiare: da quando lei, il marito, e i due figli piccoli lasciano la città in seguito a uno sfratto e si trasferiscono in Vermont in una vecchia villa fatiscente a quando nasce il quarto figlio. Dentro ci sono le storie di bambini molto liberi, creativi e indisciplinati alle prese con un nuovo ambiente e le fatiche di una madre, che cerca di leggere e scrivere, portando tutto il peso delle incombenze familiari su di sé (è lei che deve prendere la patente e guidare, lei che cucina, lei che deve fare i conti con babysitter inesperte e pigre, lei che affronta altre due gravidanze), mentre il marito intellettuale si fa i fatti suoi, dedicandosi ai figli solo occasionalmente. Monica Pareschi ci introduce qui a questo libro e alla lingua e al mondo di Jackson, maestra di horror quotidiano.

Quando la trovammo la casa era vecchia, e quando ci entrammo diventò rumorosa, e ci mise pochissimo a riempirsi. I bambini portarono i loro amici, cavallucci a dondolo e pennelli, noi portammo i nostri, di amici, e libri, e tutte quelle rotelline che si staccano dalle cose. Io imparai a fare la pasta frolla, anche se temo di non essere proprio una pasticciera nata. Gli amici cittadini cominciarono a venirci a trovare nel fine settimana, quando il tempo era bello.

Shirley Jackson nasce a San Francisco nel 1916, inizia a scrivere da giovanissima, vincendo un premio letterario a 12 anni. Si laurea in giornalismo, sposa lo scrittore e critico Stanley Edgar Hyman, con cui ha quattro figli. Tra i suoi libri La strada oltre il muro (1948), La lotteria (1949), L’incubo di Hill House (1959), Abbiamo sempre vissuto nel castello (1962). Muore d'infarto nel 1965.

Monica Pareschi traduce narrativa per le maggiori case editrici italiane. Ha tradotto e curato, tra gli altri, Thomas Hardy, Charlotte e Emily Brontë, Shirley Jackson, Doris Lessing, James Ballard, Bernard Malamud, Paul Auster, Nel 2020 per la sua traduzione di Wuthering Heights, ha vinto il Premio Internazionale Von Rezzori e il Premio Letteraria e, nel 2023, il Premio Fondazione Capalbio per la traduzione di Piccole cose da nulla di Claire Keegan. Insegna traduzione letteraria all’Università Cattolica. È autrice di È di vetro quest’aria, Italic Pequod 2014 e di Inverness, Polidoro 2024, con cui è arrivata in cinquina al Premio Campiello.