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Christian Raimo, L'invenzione del colore
Una telemachia
A sedici anni dalla morte del padre, Christian Raimo lo racconta e si racconta in un romanzo, L’invenzione del colore (La Nave di Teseo) che ripercorre le tracce paterne e insieme delinea un proprio bilancio esistenziale. Raffaele Raimo, chimico, ha passato la sua vita alla Technicolor, ha inventato insieme a Ernesto Novelli la ENR (un'importante tecnica di correzione del colore), si è ammalato di tumore due anni dopo essere andato in pensione. Il figlio rintraccia colleghi ed amici del padre per ricostruire il suo rapporto con il lavoro e con gli altri. Nel libro ci sono anche gli alti e i bassi della storia d’amore tra il narratore e Gadda, una giovane donna conosciuta in biblioteca che crede nell’impegno politico; il terzo filo narrativo riguarda Paolo, un allievo che ha un talento speciale per mettersi nei guai e cerca di continuo più la complicità che l’aiuto del suo professore (che è Christian Raimo). Nell’Invenzione del colore Raimo parla di lavoro, malattia, lotta di classe, scuola, relazioni amorose, anelito religioso e lo fa mettendosi in gioco fino in fondo e lasciando al lettore una serie di domande sulla società che abbiamo ereditato dai nostri genitori e che lasciamo a chi viene dopo di noi.
Christian Raimo (1975) è nato e cresciuto a Roma. Ha pubblicato diverse raccolte di racconti, la più recente è La vita che verrà (2021), e i romanzi Il peso della grazia (2012), Tranquillo prof, la richiamo io (2015), La parte migliore (2018). È anche autore di diversi saggi, l’ultimo dei quali è Scuola e Resistenza (2024). Lavora come insegnante e giornalista.Mio padre ha mai avuto la possibilità di raccontare di sé per filo e per segno? Io che sono anni che faccio una ricerca su di lui, sul suo lavoro, ho capito veramente quali sono state, nel corso della sua vita, le sue vere intenzioni, i suoi desideri? Voleva diventare ricco o essere giusto? Un riscatto sociale o il riconoscimento da parte dei suoi figli? Esiste una dimensione in cui ogni essere vivente è visto da qualcun altro? È ascoltato? Il Vangelo di Matteo dice che sì Dio tutti, anche i gigli dei campi, li nutre e li veste come Salomone, ma li ascolta? Li ascolta sempre?