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Daniele Pasquini, La fine della frontiera
Dentro una guerra ingiusta
I protagonisti principali del romanzo di Daniele Pasquini, La fine della frontiera, pubblicato da NN, sono Dante, un ragazzo toscano, e Carlo Di Rudio, un nobile patriota italiano che vive a Londra con moglie e figlio. Il primo arriva nel 1861 in America per caso: dopo essere rimasto orfano per un incidente capitato ai genitori, ha accompagnato Adele, il suo terribile fratello Iacopo e suo padre a Genova, ed è stato convinto da lei a imbarcarsi; il secondo ci finisce nel 1864, dopo una serie di rocambolesche avventure: partecipa al fallito attentato a Parigi contro Napoleone III, viene arrestato e mandato alla Cayenna, fugge, e infine diventa ufficiale dell’esercito degli Stati Uniti. L’azione del libro culmina nella battaglia in cui viene ucciso il generale Custer e in cui si ritrovanotutti i personaggi. Un ruolo di primo piano nella storia è rivestito dai due personaggi femminili: Adele, che finisce per passare gran parte della sua vita con gli indiani, dopo che le persone con cui viaggiava verso Ovest sono state uccise da una banda di tagliagole e Eliza, la moglie di Carlo, sempre pronta a seguirlo, ma molto più fedele di lui ai principi rivoluzionari. Un libro in cui si rivisita con grande felicità narrativa il genere western e insieme si mostra il lato oscuro dell’America e la violenza con cui è stata fondata.
Daniele Pasquini è nato nel 1988 in provincia di Firenze e lavora come addetto stampa nel mondo editoriale. Ha esordito in narrativa nel 2009 con Io volevo Ringo Starr, seguito da un romanzo breve e da una raccolta, tutti usciti per Intermezzi Editore. Suoi racconti sono comparsi su riviste e antologie. Nel 2022 ha pubblicato per SEM Un naufragio, nel 2024 Selvaggio ovest per NN.Non dovevamo combattere questa guerra. Non dovrei essere qui. Non c'è niente di giusto in ciò che abbiamo fatto. Mi prenderai per pazzo, o per pavido, ma questa è la verità. Non farne parola con nessuno, ma mentre lottavo per rimanere vivo, per la prima volta, ho capito di non meritarlo: quando mi sono salvato dall'impiccagione per aver attentato la vita dell'imperatore ero pronto a morire da eroe, quando sono tornato vivo in Inghilterra sentivo di esermi salvato da una condanna ingiusta. Stavolta, invece, è tutto diverso. Non c'era niente di eroico in ciò che stavamo facendo.