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Phoebe Greenwood, Avvoltoi

Le ombre del giornalismo di guerra

Sara Byrne è una freelance inglese che deve al disinteresse dell’inviato a Gerusalemme del suo giornale la possibilità di seguire gli attacchi israeliani a Gaza nel 2012. È figlia di un famoso giornalista che non credeva nel suo talento, e non vede l’ora di fare uno scoop che le permetta di affermarsi. La sua vita privata è disastrosa, non va d’accordo con la madre, e il suo amante che non ha lasciato la moglie per lei lo ha fatto per una ragazza più giovane da cui ha avuto un figlio. In Avvoltoi, tradotto da Dario Diofebi per e/o, Phoebe Greenwood offre uno spietato ritratto della stampa internazionale che segue conflitti sanguinosi come quello in Terra Santa preoccupandosi quasi esclusivamente della propria carriera. Racconta una realtà spaventosa di ospedali in cui manca tutto, di persone dilaniate dalle bombe, di esecuzioni sommarie e di persone che dovrebbero documentare tutto ciò e spiegare cosa c’è dietro, ma non sempre sono all'altezza del loro compito e soprattutto non sempre tengono adeguatamente conto delle persone che si mettono al loro servizio, rischiando la vita nel farlo. 

Ascoltami bene ora, perché voglio che tu lo dica a tutti gli altri giornalisti lì all'hotel. Sono anni che vi osservo, tutti quanti. Venite qui, ci guardate morire, ci guardate piangere, vi prendete le nostre storie e poi ve ne tornate a casa. Poi aspettate un'altra guerra, tornate qui, guardate, vi prendete le nostre storie e ve ne tornate a casa di nuovo. Ma ci aiutate? No. Mio marito vi lava le lenzuola, e voi gli ammazzate la famiglia.

Phoebe Greenwood è una scrittrice e giornalista e vive a Londra. Tra il 2010 e il 2013 è stata corrispondente freelance da Gerusalemme per il Guardian, il Daily Telegraph e il Sunday Times, seguendo gli eventi del Medio Oriente. Dal 2013 al 2021 ha lavorato come redattrice e inviata del Guardian, specializzata in politica estera.