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Nikos Davvetas, La secondina

Il carcere dentro

La madre di Nikos Davvetas muore a 89 anni, dopo aver sofferto di Alzheimer. In La secondina, tradotto da Maurizio De Rosa per Gramma Feltrinelli, lo scrittore racconta il difficile rapporto tra loro, la perdita della memoria di sua madre, il lavoro di guardia carceraria che lei faceva. Madre a diciotto anni, vedova a ventotto, la madre, che era stata un’ottima studentessa, non ha altra scelta che lavorare in un carcere femminile. Finisce per calarsi nel suo ruolo, fa carriera, diventa sovrintendente capo; lì si sente utile, lì conta (sono gli anni in cui le comuniste vengono condannate a morte), lì è anche amata dalle detenute con le quali si comporta in modo umano; fuori da lì non ha nessuno, il suo unico sfogo è accumulare oggetti. Un libro sui confini labili tra odio e amore, sulla perdita, sulla memoria, sul dolore, sulle tante contraddizioni delle persone che ci circondano.

Quant’è lontana la lontananza? Odiandoti resteremmo insieme per sempre, ti porterei sulle mie spalle fino alla fine della mia vita. Ma amandoti potrei anche separarmi da te.


Nikos Davvetas (Atene, 1960), scrittore, poeta e critico letterario, è autore di numerosi libri selezionati per il Premio Statale di Letteratura. Il suo romanzo Uomini senza uomini (pubblicato dalla casa editrice Patakis che edita tutte le sue opere) ha vinto il Premio Statale di Letteratura e il Premio di narrativa dell’Accademia di Atene. Per Feltrinelli Gramma è uscito La secondina (2026).

Si ringrazia Maurizio De Rosa per la traduzione consecutiva.