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Emilia Zazza, Come un fiume

Una storia chiamata femminismo

Quattro ragazzine che frequentano la seconda media, Chiara, Sofia, Nora e Salima, si trovano ad affrontare una “ricerca autonoma”: l’insegnante chiede ai suoi allievi di scegliere una donna che abbia contribuito al cambiamento della società e di raccontarla attraverso il mezzo che preferiscono, dando loro un mese per portare a termine il compito. Da qui parte Come un fiume, Una storia chiamata femminismo di Emilia Zazza, pubblicato da Settenove con le illustrazioni di Arianna Melone. Al gruppo si aggiungono (non senza la resistenza delle partecipanti) due maschi, prima Carlo, poi Simone; oltre alle ricerche in rete a chiarire ai sei in cosa consista il femminismo, quali siano state le tappe principali di questo movimento sono nonna Marghe e Dunja, rispettivamente nonna di Sofia e madre di Salima. Una storia dell’emancipazione femminile che illustra le tappe principali di questo percorso e coinvolge le giovani lettrici e i giovani lettori parlando il loro linguaggio.

Questo ricordatelo sempre, è la caratteristica principale del femminismo e lo è ancora oggi: il gruppo. Gruppi grandissimi o gruppi piccolissimi. Da quei gruppi, in quel momento, erano esclusi gli uomini. Oggi è diverso, ma allora era così. Gli uomini facevano fatica a capire e ostacolavano questo processo di emancipazione. E le donne avevano davvero bisogno di stare tra loro. Poi le cose andranno diversamente e infatti oggi Carlo e Simone sono qui, intorno a questo tavolo e noi siamo contente che ci siano, vero?

 Emilia Zazza è nata nel 1975, vive a Roma. È specializzata in studi e politiche di genere. Autrice di programmi per la Rai, negli ultimi anni lavora a Quante storie e a Presa diretta, entrambe di Rai3. Per il festival di scrittrici InQuiete di Roma cura la parte dedicata ai ragazzi e alle ragazze. Ha pubblicato il romanzo Si sta facendo notte (Italic-Pequod, 2011), Trotula, medica rivoluzionaria (Manni, 2024) e diretto il documentario Termini Underground.