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Johan Harstad, Max, Mischa e l'Offensiva del Tet

Nel paese dei senza casa

Incontriamo Max nel 2012 negli Stati Uniti: è un giovane regista teatrale in crisi. In Max, Mischa e l'Offensiva del Tet (tradotto da Maria Valeria D’Avino e Sara Culeddu per Sellerio) Johan Harstad passa poi a raccontare la felice adolescenza del protagonista in Norvegia, interrotta bruscamente dalla decisione dei genitori di trasferirsi negli Stati Uniti perché il padre pilota ha lì maggiori opportunità di lavoro lì. Il periodo iniziale a Long Island è molto duro per il ragazzo; esce di casa solo per andare a scuola ed è furibondo soprattutto con la madre, che vede afflitta quanto lui. Ma poi conosce Mordecai, un coetaneo, come lui fissato per il cinema e la letteratura, e tutto cambia. Un’altra rivoluzione nella vita di Max è costituita dall’incontro con Mischa, l’artista di origine russa di cui si innamora ricambiato, nonostante lei sia più grande di lui di sette anni, e poi c’è lo zio musicista Owen, che ha tagliato i ponti con la famiglia dopo essere andato a combattere in Vietnam e che stringe un rapporto molto affettuoso con il nipote e con i suoi amici. Max, Mischa e l’offensiva del Tet parla di quello che sognavamo da giovani e di quello che ci è capitato dopo; parla del ruolo dell’arte nel mondo di oggi (teatro, musica, pittura, cinema); parla del tramonto del sogno socialista (la madre e il padre di Max erano stati dei giovani idealisti prima che si scoprisse la verità su Mao, Pol Pot e Tien Amen) e degli orrori del capitalismo (i piloti costretti a dormire in camper all’aeroporto di Los Angeles; il palazzo di New York svuotato dei suoi vecchi abitanti per far posto agli speculatori), ma soprattutto parla di affetti profondi e di come fa male non riuscire a salvare le persone che amiamo.

L'unica cosa di cui sono certo, dopo più di vent'anni in questo paese, è che qui nessuno è a casa. L'America è il paese dei senza casa. Ecco perché scrivo queste pagine. Prima che finiamo di scomparire gli uni per gli altri trasformandoci in persone diverse, prive dei legami che ci univano. Credo che anche Owen scrivesse per lo stesso motivo. Non è sentimentalismo ma una questione di sopravvivenza, sono la mano che pongo su di voi, come a proteggervi, un tentativo di stringerci tra le braccia una volta per tutte, un'ultima volta.

Johan Harstad (Stavanger, Norvegia, 1979) ha pubblicato il suo primo romanzo, Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?, nel 2005 (Iperborea, 2008). Sono seguite opere di grande successo come Hässelby (2007), il romanzo per ragazzi Darlah – 172 timer på månen (2008, vincitore del Brage Prize), Ferskenen (2018) e Under brosteinen, stranden! (2024). Accanto alla narrativa, ha scritto numerose opere teatrali tra cui Osv., premio Ibsen 2014. Lavora come grafico sotto lo pseudonimo lacktr, firmando spesso progetti legati alla musica e alle arti visive e le copertine dei propri libri.