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Marta Cai, Quasi una robinia
La notte circolare
Una figlia che si è traferita all’estero torna in Italia per stare vicino al padre a cui rimane poco da vivere. L’uomo è ricoverato in un hospice e in questo luogo ovattato dove si entra per morire, i due passano insieme i pomeriggi di un mese e mezzo. Quasi una robinia di Marta Cai (Aboca) racconta per capitoli brevi le azioni e le riflessioni di questo tempo sospeso. L’albero di robinia che si vede dal terrazzo è il testimone muto di questo addio e la sua natura di arbusto tenace, quasi mimosa, diventa specchio della condizione della narratrice. Marta Cai ci porta dentro una vicenda privatissima che assume un valore universale grazie a una lingua dotata di un grande potere evocativo.
Marta Cai (Canelli, 1980) ha esordito nel 2019 con la raccolta Enti di ragione (Edizioni SuiGeneris); del 2023 sono poi usciti il romanzo Centomilioni (Einaudi) finalista al Premio Campiello, il racconto Tipo psicanalisi (Tetra edizioni) e le cronache Brasilampi (hopefulmonster editore); del 2026 è il reportage narrativo Radura (Oglio editore). Ha pubblicato su riviste (“inutile”, “Il reportage”, “Kaiserpanorama”, “Malgrado le mosche”) e partecipato ad antologie.È così, il mondo si capovolge, il corpo non guarisce, la medicina non guarisce, tu non guarisci, tu muori vivendo i tuoi ultimi giorni, tutti viviamo i nostri giorni morendo, siamo liberi, maschi e femmine siamo liberi, perché complicarci la morte? È così. Credo sia amore.