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Claudia Durastanti, Falsi amici

Amore, violenza e altre sfumature del potere

Un mosaico dai tasselli irregolari, provenienti da mondi disparati, da esperienze vissute e altre solo immaginate, oltre che da una miriade di conversazioni: così Claudia Durastanti definisce il suo Falsi amici, Quello che ho imparato su amore, violenza, pubblicato da La nave di Teseo. Un libro in cui l’autrice riflette sulla propria esperienza di traduttrice (e in particolare di traduttrice del Grande Gatsby di Fitzgerald), di ragazza selvaggia, di trasfuga di classe, di lettrice, di madre. Si parla di colori, di rosa e di nero, del dilagare di un’autofiction indulgente che ricorda cosa è andato storto con i nostri padri e le nostre madri, del successo di pubblico del fascio-romance (in cui la nobile partigiana combatte il malvagio fascista). Uno sguardo molto lucido, critico e autocritico che getta luce sul nostro tormentato presente.

Ero una moralista, non so su cosa si fonda la mia morale adesso, e però me lo chiedo, e lo chiedo anche a chi ho vicino: l'empatia è una sfumatura che si guadagna in solitidine, una condizione possibile a patto di crescere e mutare pelle, o è una forma di apprendimento condiviso, verso la quale esiste una responsabilità comune?



Claudia Durastanti (Brooklyn, 1984) è scrittrice, critica culturale e traduttrice dall’inglese. Ha scritto cinque romanzi, tra cui La straniera (La nave di Teseo, 2019), finalista al premio Strega e in longlist al Prix Femina, tra i migliori libri del 2022 per il “New Yorker”. Missitalia (La nave di Teseo, 2024) ha vinto il premio Mondello Opera Italiana. I suoi libri sono tradotti in 25 paesi e ha scritto, tra gli altri, per “Granta”, “Apartamento” e la “Paris Review”. Ha una rubrica di musica su “Internazionale”. Cura i libri della Tartaruga.