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Milena Palminteri, Le ali in una stanza
Una Palermo bellissima
Al centro del romanzo di Milena Palminteri Le ali in una stanza (Bompiani) c’è un albergo, l’hotel Kemonia di Palermo, che Giulio Jacona, giovane architetto dalle grandi ambizioni, eredita dal padre e vuole ristrutturare in modo innovativo, facendolo diventare un punto d’attrazione della città. Giulio incontra Irene, s’innamora di lei, e prima di partire soldato nella prima guerra mondiale, la mette incinta. Palminteri racconta l’evoluzione di questa coppia, dagli slanci iniziali al progressivo allontanamento, dopo che lui, partito da posizioni progressiste, finisce per incarnare lo stereotipo del maschio siciliano. Per Irene che ha due figli con Giulio, Ernesto e Vittorio, i veri punti di riferimento sono sua sorella Ninì, che le fa da madre, e il dottor Pagliaro, che le sta accanto quando il primogenito si ammala di poliomelite e quando deve essere operato. Attraverso le vicende di questa famiglia e di chi le sta intorno, Palminteri ci dà uno spaccato della storia della città di Palermo, dagli splendori del primo Novecento alla decadenza degli anni sessanta, ci mostra l'emergere del desiderio di emancipazione femminile, e fa il tutto con una lingua musicale che reinventa l'italiano impastandolo con il siciliano colto.
Milena Palminteri è nata a Palermo, vive a Salerno e ha due figli ormai grandi. Ha lavorato per tutta la vita come conservatore negli archivi notarili. Il suo esordio letterario, Come l’arancio amaro, ha avuto un grande successo di pubblico, ripetuto da questo secondo romanzo, Le ali in una stanza.Nelle orecchie le risuona ancora il tono violento di voce usato prima da Giulio. L’abbraccio di lui, la risata che ha stemperato il disagio non hanno cancellato quell’ombra scura e ignota, quel senso di paura senza nome che galleggiano nella memoria dopo un sogno notturno di cui al mattino nulla rimane se non una residua inspiegabile amarezza. Riaffiora la tristezza, il dubbio di aver affidato la sua vita a chi poco conosce e quel poco non è ciò che all’inizio della storia credeva.