Babel 2026
Bellinzona, XXI edizione
Schlossbauer e Ricci:
«Il programma di Babel di quest’anno, e in generale la riflessione che il festival conduce da due decenni sulla traduzione – dal latino ‘condurre attraverso’, attraverso culture diverse – è fondamentale in un mondo globalizzato e sempre più polarizzato», afferma il nuovo presidente della manifestazione, l’avvocato e professore universitario Henry Peter, presidente del consiglio di fondazione del Museo d'Arte della Svizzera italiana. «È fondamentale per capire come ragionano persone di altre culture, per capire i grandi conflitti che contrappongono diversi Paesi - ha proseguito -, ma è fondamentale anche per capire e agire sulla nostra stessa società. La letteratura, l’attenzione alla lingua e la traduzione culturale permettono di aggiungere più comprensione e tolleranza al mondo e di ridurre le pericolose derive cui assistiamo».Se la lingua che parliamo dà in parte forma al nostro immaginario, se incide sul nostro modo di percepire noi stessi e la realtà dovrebbero avere un altro peso le rivendicazioni di chi vuole una lingua inclusiva, che renda più visibili le donne e le persone non–binarie; di chi chiede di decolonizzare la lingua o di usare un linguaggio consapevole e rispettoso o, ancora, di non usare una lingua antropocentrica o deprivata di empatia ed emozioni quando si parla della natura e degli altri esseri viventi. Abbiamo così voluto esplorare la controversa ipotesi del relativismo linguistico di Sapir-Whorf che afferma che il modo in cui percepiamo il mondo dipende dal linguaggio, ma anche approfondire le osservazioni fatte da Platone nel Cratilo, quando si concentrava sul legame tra le parole e i concetti, o da Wittgenstein, che scriveva nel suo Tractatus logico–philosophicus (1918), “I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo”, o anche da Wilhelm von Humboldt nei suoi Scritti sul linguaggio (1795-1827), dove osservava che il pensiero che si genera linguisticamente “non dipende però soltanto dal linguaggio in generale, ma, in certa misura, anche da ogni singola lingua” e che ‘ogni singola lingua’ è una determinata ‘visione del mondo’. Lo faremo insieme a voci che hanno sperimentato con la lingua o cercato di cambiare narrativa. Ascolteremo anche un neurolinguista e una psicolinguista perché spieghino cosa stanno evidenziando gli esperimenti più recenti che indagano la veridicità dell’ipotesi di Sapir-Whorf.
Gli ospiti attesi: Nasser Abu Srour, Ubah Cristina Ali Farah, Saba Anglana, Francesca Ballarini, Maurizia Balmelli, Elisabetta Bartuli, Johnny L. Bertolio, Lilia Bevilacqua, Vanni Bianconi, Margherita Carbonaro, Lorenzo Ciccione, Carla Demierre, Nicola Gardini, Béatrice Graf, Valentina Grignoli, Noémie Grunenwald, Giuliana Misserville, Sarah Elena Müller, Sylvie Neeman, Wilfried N’Sondé, Lorenza Pampaloni, Mark Peterson, Claudia Rankine, Francesca Tripaldi, Mũkoma wa Ngũgĩ e Sandrine Zufferey.
La XXI edizione di Babel è un’edizione che aprirà anche nuovi spazi: venerdì 18 settembre il festival sarà ospitato nell’antico convento di Monte Carasso, sabato si apriranno i due nuovi spazi per gli incontri culturali bellinzonesi: la cantina di Manimatte e l’officina Nephos. Domenica si tornerà al Teatro Sociale, da sempre cuore del festival. Gli incontri di avvicinamento alla manifestazione saranno mercoledì alla Casa della Letteratura a Lugano, con la presentazione dei testi elaborati nel workshop L’altraLingua, e giovedì al Cinema Forum e allo Spazio B5 di Bellinzona.