Le parole di Hurbinek 2026
Pistoia, IV edizione
Lezioni civili, laboratori nelle scuole, spettacoli si condensano in un percorso di riflessione dedicato all’Olocausto che al Giorno della memoria preferisce le Giornate della memoria. Un tempo di approfondimento che promuove il valore della conoscenza di un passato tragico per riflettere su un presente che sembra aver smarrito la portata universale, etica e politica, di quella memoria. Attorno al 27 gennaio, data su cui si fonda il rifiuto universale del nazismo e del fascismo, dell’antisemitismo e del razzismo, ogni anno, viene costruito un programma denso di stimoli, che nelle scorse edizioni ha portato a Pistoia studiosi, giornalisti, artisti, scrittori e testimoni.
Nel 2026 la parola che Hurbinek consegna alla città è fuga. Il bambino simbolo della Shoah pronuncia questa parola chiedendo conto dei nostri pensieri e delle nostre azioni di fronte agli orrori che si consumano a poche miglia da qui. Dice Bucciantini: “Quello che si sta frantumando non è solo il diritto internazionale, la legge che con tanta fatica è stata costruita all’indomani della Seconda guerra mondiale, ma un universo etico condiviso. Sotto le macerie di questo crollo restano schiacciati i civili, ma anche valori e principi che credevamo inscalfibili. Consapevoli che quello che sta accadendo apre nuovi interrogativi su ciò che credevamo non accadesse mai più prendiamo la parola, con questa nuova edizione chiamando prima di tutto le cose con il loro nome: Disumanizzazione, Guerra, Razzismo, Pulizia etnica, Genocidio. E da queste parole non intendiamo fuggire”.
Scorrendo il programma, il 10 gennaio, alle ore 18.30 alla libreria Lo Spazio troviamo la presentazione del libro di Davide Lerner Il sentiero dei dieci. Una storia di Israele e Gaza (Piemme 2024). “Il sentiero dei dieci” (Netiv Ha’asara in lingua ebraica) è il nome evocativo di un moshav (una comunità di agricoltori) che è stato uno dei luoghi centrali dell’offensiva di Hamas del 7 ottobre e al momento si trova in una zona militare chiusa. Il libro tiene insieme narrazione, storia, politica e sociologia. L’iniziativa è a cura della neo costituita associazione Le parole di Hurbinek APS, nata per sostenere e seguire da vicino il progetto. Intervengono con l’autore Donatella Giovannini, presidente dell’associazione, e Matteo Moca, membro dell’associazione viadelpresto.
Il 18 gennaio, alle ore 17.00, al Piccolo Teatro Mauro Bolognini Nicola Lagioia incontra il pubblico ripercorrendo 2500 anni di letteratura sulla guerra, dalla Genesi all’Iliade, da Lev Tolstoj a Svetlana Aleksievič, da Carl Gustav Jung a Paul Celan e a Simone Weil. Più capaci della geopolitica di farci cogliere la nostra attitudine distruttiva, i libri fanno emergere i connotati di questa “malattia della specie”. Massimiliano Barbini legge alcuni brani. Il 19 gennaio, alle ore 20.45, al Teatro Manzoni va in scena in esclusiva per Le parole di Hurbinek, Spinoza di Via del Mercato, un racconto di Isaac B. Singer. Toni Servillo porta in teatro un classico della letteratura yiddish. Uno dei racconti più significativi del premio Nobel per la Letteratura del 1978 rivive attraverso la sua voce. Il 20 gennaio, alle ore 10.30, al Piccolo Teatro Mauro Bolognini la scrittrice Igiaba Scego incontra le studentesse e gli studenti delle scuole superiori, al termine di un percorso di lettura del suo libro La linea del colore (Bompiani). Introduce Caterina Marini, docente del Liceo Scientifico Amedeo di Savoia di Pistoia. Il 21 gennaio, alle ore 18.00, al Saloncino della Musica di Palazzo de’ Rossi Fuga dalla realtà? Fotografie della Shoah che mentono (o forse no), lezione civile di Laura Fontana, storica e consulente scientifica del Mémorial de la Shoah di Parigi. Fontana lavora da anni a un archivio gigantesco di fotografie scattate nei campi di concentramento e analizzate a partire dallo sguardo dei carnefici. Il 23 gennaio, alle ore 18.00, ancora al Saloncino della Musica, si prosegue con Fuga dalla logica della guerra, lezione civile di Tommaso Greco, professore di Filosofia del diritto all’Università di Pisa. Se iniziassimo a pensare la pace a partire dalla pace e non dalla guerra? Da questo interrogativo parte la sua riflessione sull’opportunità di armarci, intesa come migliore strategia per difendere la nostra democrazia, come sentiamo ripetere spesso, negli ultimi mesi. Il 24 gennaio, alle ore 20.45, al Funaro è in programma la lezione-spettacolo dal titolo Django Reinhardt: un musicista errante. Introdotta da Francesco Martinelli, storico della musica, la serata ha come protagonisti Maurizio Geri (chitarra), Nico Gori (clarinetto), Giuseppe “Pippi” Dimonte (contrabbasso), Paolo Prosperini (chitarra), Giacomo Tosti (fisarmonica), Kim Chomiak (voce). La vita e la musica di Django Reinhardt verranno qui raccontate attraverso l’uso di immagini, testi, ascolti e filmati. Il 25 gennaio, alle ore 17.30, al Funaro Rebetiko: la colonna sonora ribelle di un popolo oppresso. I canti popolari urbani della diaspora greca, che chiude gli appuntamenti di spettacolo dal vivo della rassegna con le musiche di Eví Eván, band composta da Dimitris Kotsiouros (bouzouki) Giorgos Strimpakos (baglamas, canto) Gabrielle Caporuscio (chitarra) Valerio Mileto (bouzouki), e con la partecipazione straordinaria del fisarmonicista turco Muammer Ketencoğlu. Assaggeremo un tekès immaginario: un luogo dove si mescolano sottoproletariato ed esilio e dove la musica diventa resistenza. Il rebetiko è la colonna sonora dei tekè, fatta dei canti urbani dei bassifondi delle città greche tra gli anni Venti e Trenta e figlio della diaspora dopo la Katastrofì del 1922. Il 26 gennaio, alle ore 17.30, nella Sala Soci Coop Paola Caridi terrà una lezione civile dal titolo Gaza è Auschwitz. Non è Auschwitz. Non è meno di Auschwitz. Il genocidio dei palestinesi mette la parola fine all’eccezionalismo della Shoah e rimette al centro una domanda ricorrente: “Si può classificare l’orrore?”. Il 27 gennaio, ultimo giorno di questa quarta edizione de Le parole di Hurbinek, vedrà alle ore 10.00, al Piccolo Teatro Mauro Bolognini Soit gentil et tiens courage! Nel cuore dell’alloggio segreto, di e con Ilaria Di Luca e Andrea Gambuzza, uno progetto ispirato al Diario di Anne Frank, di Orto degli Ananassi, coprodotto da Teatri di Pistoia, dedicato ai bambini dagli 8 anni in su (riservato alle scuole). Alle ore 18.00, al Teatro Manzoni il filosofo Massimo Cacciari terrà una lezione civile a partire dalla nuova edizione del volume Icone della Legge (Adelphi, 2025). L’autore ha posto al centro di questo libro la situazione paradossale di un mondo che sembra sfuggire a ogni logica, dove sono messi in dubbio i presupposti di ogni legge e dove emerge tutta la nostra impotenza a comprendere.
Le parole di Hurbinek si caratterizza, inoltre, per l’offerta educativa e culturale alle scuole di Pistoia e provincia. Tre i laboratori e gli incontri che contrappuntano questa edizione. Il primo è al Liceo Artistico Petrocchi, sotto il coordinamento della docente Eliana Princi, attraverso l’attività didattica di educazione alle immagini intitolata Le fotografie della Shoah, tenuta da Laura Fontana. Una seconda proposta dal titolo Chi porterà queste parole – coordinata dal docente Massimo Vitulano – prevede il laboratorio teatrale da un testo di Charlotte Delbo, a cura di Cespuglio Ecosistema Teatrale, per l’I.T.S.E. “Capitini” di Agliana (che il 16 gennaio, presso la scuola, alle ore 21.00 ha in programma una restituzione pubblica). Infine, al Liceo Classico Lorenzini di Pescia il laboratorio di letteratura italiana, coordinato dal docente Francesco Bargellini, È la lettera che stavo aspettando si concentra sulle corrispondenze tedesche di Primo Levi attraverso i seminari tenuti da Martina Mengoni, docente dell’Università di Ferrara, insieme ai ricercatori Riccardo Curcurù e Camilla Veneziani.
Benedetta Menichelli, assessore alla Cultura del Comune di Pistoia:
Le parole di Hurbinek rappresenta per Pistoia uno degli appuntamenti culturali e civili più importanti dell’anno, capace di unire memoria storica, riflessione critica e responsabilità educativa. Le Giornate della memoria non sono soltanto un richiamo al passato, ma un esercizio necessario di consapevolezza sul presente. La parola scelta per il 2026, “fuga”, ci interpella in modo diretto e scomodo, perché ci costringe a interrogarsi sulle nostre responsabilità individuali e collettive di fronte alle ingiustizie, alle guerre e alle forme di disumanizzazione che attraversano il mondo contemporaneo. Come Amministrazione sosteniamo con convinzione questo progetto, che coinvolge teatri, scuole e luoghi della cultura, perché crediamo che la conoscenza, il confronto e il linguaggio dell’arte siano strumenti fondamentali per costruire cittadinanza, senso critico e una memoria viva, capace di parlare alle nuove generazioni.