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La rinascita del Forte Aurelia di Roma

Un racconto del Generale Bruno Buratti

Il 22 aprile 2026, il Comandante della Guardia di Finanza, Generale Andrea De Gennaro, alla presenza del Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli e del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, ha inaugurato il restauro del Forte Aurelia (Inaugurazione del restauro del Forte Aurelia), uno dei ben quindici complessi del “campo trincerato” nato per difendere la cinta della nuova Capitale d’Italia, tra il 1877 e il 1891.
Il racconto della giornata e dell’importanza del recupero di un bene di interesse storico artistico è qui svolto dal Generale di Corpo d'Armata, Bruno Buratti (Comandante in Seconda della Guardia di Finanza).
Buratti ricorda come, nei giorni in cui si celebrano le radici di Roma, il suo così detto “Natale” del 21 aprile, l’inaugurazione del grande complesso architettonico e paesaggistico eretto al terzo chilometro di via Aurelia Antica rappresenta un dono sia alla Guardia di Finanza della caserma Cefalonia Corfù, ora supportata da una nuova sede, sia alla cittadinanza. 

Infatti, il restauro del Forte Aurelia, il primo dei quindici, è un capitolo storico e culturale poco noto della Roma ottocentesca

Il complesso, oltre a ricordare il ruolo svolto dalla Guardia di Finanza nel contesto economico e sociale italiano durante i suoi oltre 250 anni di storia, è oggi anche un suggestivo e ampio spazio aperto ad attività didattiche, sociali, culturali e ricreative. 

Si parla di ventimila metri quadrati di aree verdi riqualificate, delle quali il simbolo è la quercia secolare collocata al centro della rampa superiore del Forte

Buratti racconta la suggestiva nascita del Forte, le esigenze militari ottocentesche per cui fu eretto e le diverse funzioni che il luogo ha assunto nel corso del Novecento. Da presidio militare, nel 1944, durante la Seconda Guerra Mondiale, si trasformava in luogo di accoglienza per migliaia di profughi e poi in struttura sanitaria. 

Approdo di speranza, in quegli anni di straordinaria umanità, fino al 1956, oltre ottomila persone vi trovarono rifugio, dando vita a una vera e propria cittadella della solidarietà 

Questo periodo ha lasciato un segno profondo, rendendo il Forte simbolo di rinascita civile e coesione sociale. Le cronache dell’epoca raccontano un “villaggio provvisorio” operoso, in cui le antiche mura ospitavano scuole, presidi sanitari e laboratori artigiani. Le donne rammendavano indumenti nelle camerate, gli uomini lavoravano nelle officine e nelle calzolerie, mentre i bambini ritrovavano spazi di gioco nei giardini d’infanzia ricavati all’ombra delle fortificazioni. 

Nel tempo, la sovrapposizione di usi e interventi ha progressivamente offuscato l’identità architettonica originaria del complesso 

La svolta arriva nel 2016, con l’avvio di un ampio progetto di valorizzazione promosso dalla Guardia di Finanza, dal Ministero della Cultura, dall’Agenzia del Demanio, dalla Regione Lazio che ha contributo a finanziare la realizzazione dell’opera e dal Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti), che in staff ha curato la direzione dei lavori e promosso la costituzione di un tavolo tecnico interistituzionale per la valorizzazione del “campo trincerato” di Roma.

Un ringraziamento particolare lo rivolgo all’architetto Fiorenzo Meneghelli, mente ed anima di questa grande sfida, che ha avuto il coraggio e la determinazione di raccogliere e rendendo possibile ciò che a molti pareva impossibile
Bruno Buratti, 22 aprile 2026

Fiorenzo Meneghelli, professionista con lunga e consolidata esperienza in materia di fortificazioni militari ottocentesche, ha elaborato un masterplan che prefigurava la futura sistemazione dell’intero comprensorio della caserma della Guardia di Finanza Cefalonia Corfù, divenendo poi la guida di riferimento per tutti gli interventi strutturali che si sono susseguiti fino ad oggi.
Le metodiche di consolidamento e restauro non sono state invasive, anzi, hanno seguito criteri di austerità compositiva e costruttiva, rispettosi dell’esigenza di leggibilità degli spazi ed in armonia con il carattere architettonico dell’opera, dei materiali e dalle tecniche costruttive, espressive di una maestria artigianale di elevato e raffinato livello.

Il restauro ha comportato un’imponente opera di bonifica e recupero del fossato, delle caponiere e delle murature in laterizio riemerse nella loro configurazione originaria

Il fronte di gola, lato posteriore della fortificazione militare, è stato valorizzato con la realizzazione del “nuovo rivellino”, punto avanzato di difesa e resistenza, atto a proteggere le porte d'accesso. L’intervento reinterpreta in chiave contemporanea l’antico sistema difensivo, restituendo dignità all’ingresso del Forte e creando spazi destinati ad attività culturali e associative.
Il risultato è oggi la nascita di un luogo che conserva la propria autenticità aprendosi a nuove funzioni di spazio culturale di confronto e relazione, capace di accogliere attività istituzionali, eventi pubblici, percorsi espositivi e iniziative di divulgazione e formazione.
Il progetto di riqualificazione, inoltre, sottolinea il Generale Buratti, si è posto come obiettivo il recupero strutturale ed architettonico del manufatto condotto con scrupolosa attenzione filologica fin dai suoi materiali originali: mattone, tufo e travertino. Come se il Forte fosse pronto a diventare “museo di sé stesso”, la riqualificazione degli ambienti interni, per esempio, ha rivelato di non aver sofferto più di tanto delle molteplici superfetazioni, aggiunte e modifiche apportate nel tempo.

Tra i principali interventi, la realizzazione di una bellissima sala ipogea nata dal recupero delle volumetrie originarie, dove la muratura originaria dialoga con il nuovo cemento armato

Il ripristino dell’accessibilità alle due polveriere, di cui una collocata a quasi a venti metri di profondità; il recupero delle strutture esterne, dalle arcate dei ricoveri alle riservette, dal ramparo alle piazzole di tiro, sulle quali sono state collocate le repliche, a grandezza naturale, di alcuni storici pezzi di artiglieria.
Infine, il Generale Buratti pone attenzione anche a quelli che sono stati i restauri più delicati e minuti delle componenti del Forte: il ponte di accesso in ghisa, il massiccio portale d’ingresso, di tradizionale bugnato cinquecentesco, gli infissi e lo stemma marmoreo dei Savoia, forse il meglio conservato, fino al pennone sul quale, dopo moltissimi anni, il 22 aprile del 2026, durante la cerimonia inaugurale è tornato l’alzabandiera del tricolore.

FOTO DI COPERTINA 
Il Forte Aurelia, aprile 2026 - Via Aurelia antica 433, 0164 Roma