Rai Cultura

Il tuo browser non supporta video HTML5

Giorgio Flamini

Il dialogo fra teatro e carcere

La compagnia #SIneNOmine, diretta da Giorgio Flamini, è attiva dal 2012 all’interno della Casa di Reclusione di Spoleto. A Spoleto 2026 presenta INNOMINABILE 27 — Il gioco senza fine, spettacolo originale sui temi dell’attesa, della voce, della memoria e della reclusione.

Il lavoro nasce in dialogo con il teatro dell’assurdo e con la sua capacità di rivelare ciò che spesso resta invisibile: il tempo sospeso, la ripetizione, il corpo costretto, la parola che resiste quando l’identità sembra consumarsi. Samuel Beckett ha saputo portare alla luce, con radicalità assoluta, la dimensione dell’attesa e della cattività; in carcere questa intuizione non è astrazione, ma esperienza quotidiana.

Accanto a Beckett, Jean Genet apre un’altra soglia decisiva: quella della colpa, del desiderio, della maschera, dell’identità rovesciata. La sua storia di detenuto e la sua scrittura fanno del carcere un teatro crudele dell’umano.

A questa genealogia appartiene anche Rick Cluchey, detenuto a San Quentin e poi fondatore del San Quentin Drama Workshop, figura fondamentale nella storia del teatro in carcere.

Lo spettacolo affonda le proprie radici nella storia del teatro penitenziario, che trova una figura fondativa in Rick Cluchey. Detenuto nel carcere di San Quentin, Cluchey rimase profondamente colpito da Aspettando Godot, ascoltato dalla sua cella nel 1957, riconoscendo nell’attesa beckettiana un riflesso della condizione carceraria. Da quell’esperienza nacque il San Quentin Drama Workshop, prima compagnia teatrale carceraria al mondo, e un percorso di trasformazione personale che portò Cluchey alla libertà condizionale e a una collaborazione diretta con Beckett.
Giorgio Flamini

In Italia, un momento chiave resta il 1982, quando il Festival dei Due Mondi ospitò Sorveglianza speciale di Genet con detenuti di Rebibbia. Da quella storia e dal lavoro dell’Associazione Teodelapio nasce il percorso di #SIneNOmine, presente stabilmente al Festival dal 2013.

Nel nuovo spettacolo i personaggi perdono il nome e diventano Senza Nome: presenze, memorie, voci sottratte al fascicolo e al numero.
Non posso essere? Sarò. Non una consolazione, ma una soglia: “essere, rimanere Umano”.