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Giorgio Flamini
Il dialogo fra teatro e carcere
La compagnia #SIneNOmine, di cui è direttore artistico Giorgio Flamini, è attiva dal 2012 all’interno della Casa di Reclusione di Spoleto. Al 69° Festival presenta un nuovo spettacolo dedicato a Samuel Beckett dal titolo Innominabile ’27. Non posso continuare, continuerò…
Il progetto, supportato da Rai Sostenibilità, intreccia alcune delle opere più emblematiche dell’autore – da Aspettando Godot a Finale di partita, da L’ultimo nastro di Krapp a L’Innominabile – in una struttura corale e immersiva interpretata dai detenuti, frutto di un laboratorio teatrale condotto nella Casa di Reclusione.
Il progetto, supportato da Rai Sostenibilità, intreccia alcune delle opere più emblematiche dell’autore – da Aspettando Godot a Finale di partita, da L’ultimo nastro di Krapp a L’Innominabile – in una struttura corale e immersiva interpretata dai detenuti, frutto di un laboratorio teatrale condotto nella Casa di Reclusione.
In Italia, il dialogo fra teatro e carcere trova un momento chiave nel 1982, quando il Festival dei Due Mondi ospita Sorveglianza speciale di Jean Genet con la partecipazione di detenuti di Rebibbia. Da allora, il Festival ha continuato a indagare la detenzione come spazio di ricerca artistica e riflessione civile. Dal 2013 accoglie stabilmente il lavoro di #SIneNOmine, compagnia fondata dall’Associazione Teodelapio, che si distingue per un approccio radicale e sperimentale basato su una scrittura collaborativa con i detenutiLo spettacolo affonda le proprie radici nella storia del teatro penitenziario, che trova una figura fondativa in Rick Cluchey. Detenuto nel carcere di San Quentin, Cluchey rimase profondamente colpito da Aspettando Godot, ascoltato dalla sua cella nel 1957, riconoscendo nell’attesa beckettiana un riflesso della condizione carceraria. Da quell’esperienza nacque il San Quentin Drama Workshop, prima compagnia teatrale carceraria al mondo, e un percorso di trasformazione personale che portò Cluchey alla libertà condizionale e a una collaborazione diretta con Beckett.
Giorgio Flamini