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Il Critico? Deve conoscere l' arte di stupirsi

Quello di Antonio Audino è un nome che non ha certo bisogno di presentazioni per chiunque ami il teatro e cerchi di entrare in tutte le sue pieghe, magari con l' aiuto di una seria, autorevole guida. Critico teatrale de "Il Sole 24 ore" e curatore dei programmi teatrali di Radio 3, in tanti conoscono ed apprezzano la sua firma e la sua voce; ma forse, anche per la ritrosia che lo contraddistingue, sono in pochi a conoscerne il volto.

L'incontro con Audino è un'ottima occasione per riflettere su una professione, quella del critico teatrale, che egli stesso definisce "in via di estinzione".  L'affermazione sembra  confermata se guardiamo  al sempre minor spazio che le recensioni e più in generale il teatro trova sui mezzi di comunicazione, a partire dalla carta stampata. Ma cosa significa fare il suo mestiere, come ci si deve preparare per esserne all'altezza, cosa occorre per capire e raccontare uno spettacolo teatrale; ed infine esistono ancora degli spazi per i giovani che vogliano intraprendere questa difficile professione?

Tante domande per risposte mai banali o superficiali, che cercano di definire i confini di un'arte, quella teatrale, che è ancora "una cassa di risonanza della società, perché ci si trova tutti fisicamente in un luogo, cosa che non accade più in un mondo completamente virtualizzato"; di  una passione nata ai tempi della tv in bianco e nero, che proponeva grandi testi messi in scena da talenti come Cesco Baseggio o la Compagnia dei Giovani (con Romolo Valli, Rossella Falck, Ferruccio De Ceresa ed il regista Giorgio De Lullo). Un teatro di "regia critica" più tradizionale cui si affiancherà presto  quello di ricerca, di sperimentazione avanguardistica (con personaggi del calibro di Carmelo Bene, Paolo Poli ed altri).

Un lungo viaggio quello di Audino, un percorso che ha attraversato momenti e spettacoli diversi ed oggi vive del piacere di continuare a frequentare i teatri per la possibilità di imbattersi  nel diverso, "capace di sorprendere, che magari si fatica a capire e che dunque pone una sfida; perché è  allora che l'artista ci sta dicendo, forse in anticipo sui tempi, qualcosa di nuovo, magari difficile, ma davvero forte ed innovativo".

Un esempio è il teatro di Romeo Castellucci che ha richiesto al critico "un percorso anche abbastanza faticoso per avvicinarsi all'esperienza che proponeva allo spettatore",  ma che ha spinto Audino a "prendere la macchina od il treno per andare a vedere gli spettacoli di Castellucci ovunque essi si svolgano" per il "modo molto forte ed innovativo di parlare  alla società ed allo spettatore".

Non poteva mancare, in conclusione, uno sguardo alla situazione attuale della critica teatrale ed ai giovani che vorrebbero fare della loro passione per il teatro una professione. Audino sottolinea la curiosità di tanti giovani verso la critica, la presenza di corsi universitari e di un laboratorio presso l'Accademia Nazionale di Arte Drammatica:  esperienze da cui sono nati diversi siti web realizzati da giovani critici e che hanno successo, come ad esempio Teatro e Critica, Altre Velocità e Klp e che mantengono vivissimo questo "curioso mestiere"