Il tuo browser non supporta video HTML5
Thrice
Damien Jalet a Torinodanza
Questo spettacolo, come suggerisce il titolo, è un trittico. Il numero tre è importante sia nel lavoro di Damien Jalet sia nei riferimenti che cita: dalla tragedia greca al teatro giapponese; dalla matematica alla religione; passato, presente, e futuro; corpo, mente, e anima; materia, tempo, e spazio. Questo numero richiama anche e soprattutto gli elementi che Octavio Paz racchiude nel suo poema Vento, Acqua, Pietra. Questi elementi fondamentali e complementari sono qui riuniti, intorno a un terreno comune letterale, in tre sequenze: Gusts, Médusés, e Brise-lames. Nel corso di ogni nuovo capitolo i performer stendono dei tappeti ai lati e sul fondo del palco, creando così una scenografia, o meglio un portale verso un’altra dimensione. Il vento, il mare e l’acqua diventano così i protagonisti che insieme sostengono il linguaggio senza tempo e in continua evoluzione di questo spettacolo: quello dei corpi che cercano di non solidificarsi.
Questo progetto ha permesso a Damien Jalet di tornare al principio fondante del suo lavoro: un’esplorazione minimalista del movimento. Le sue creazioni più recenti si sono sviluppate su scala più ampia, con scenografie e apparati ambiziosi. In Thrice, la complessità risiede altrove: nei movimenti, nelle luci, nei suoni, e nella ricerca di come la combinazione, l’associazione e la ripetizione possano generare nuove emozioni.
Gusts, la prima sezione, è dedicata all’aria – il respiro e il movimento – e rende omaggio alla forza che ci trasporta. Con la musica dal vivo dell’acclamato sassofonista norvegese Bendik Giske, che esegue una composizione originale, Gusts diventa un dialogo tra il corpo e il suono, evidenziando le tensioni tra la forza di gravità e la forza centripeta. Con esplosioni imprevedibili e schemi a spirale, i danzatori paiono surfare sulle correnti invisibili dell’aria, in una coreografia che sembra un breve estratto di un loop infinito.
Médusés, il secondo capitolo, trae ispirazione dal mito di Medusa e dall’idea di essere pietrificati da uno sguardo. Qui, i corpi resistono tra la rigidità e la fluidità, l’umorismo e l’intensità drammatica. La coreografia è un’evoluzione di una delle prime creazioni di Damien Jalet, Les Medusées, messa in scena al Museo del Louvre nel 2013, in cui tre danzatrici, in sincronia con una complessa poliritmia, si muovevano solo per assumere delle pose scultoree, con un’energia viscerale alla ricerca della libertà.
Brise-lames, l’ultima parte del trittico, ci trasporta sott’acqua. Creata in collaborazione con l’artista visivo JR e accompagnata da musica dal vivo composta ed eseguita dal rinomato pianista giapponese Koki Nakano, la performance è stata concepita per la prima volta nel 2020, durante la pandemia, per nove danzatori dell’Opera di Parigi, ma non è mai stata rappresentata dal vivo a causa del lockdown. Il titolo fa riferimento ai frangiflutti, pilastri di legno piantati sulla riva per proteggerla dalla violenza delle onde. Con movimenti che trasmettono sia il dolce flusso e il riflusso della bassa marea sia l’intensità delle onde travolgenti e schiaccianti, Brise-lames ci ricorda sia la nostra resilienza sia il nostro bisogno di legami nelle situazioni opprimenti.
Fonderie Limone di Moncalieri
3 ottobre 2026, ore 20.45
4 ottobre 2026, ore 18.00