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Il Tempo della Devozione
Libri d'ore italiani tra Medioevo e Rinascimento
I libri d’ore sono raccolte di preghiere diffuse ampiamente in Europa, specie in area franco-fiamminga tra la seconda metà del XIII e XVI secolo, e sono passate alla stampa alla fine del Quattrocento, con centinaia di edizioni, prodotte in particolare a Parigi, tra gli ultimi decenni del XV secolo e i primi del XVI.
Destinati alla devozione privata dei laici, sebbene talora anche i religiosi ne commissionano esemplari in aggiunta al proprio libro per la devozione liturgica, i libri d’ore sono spesso personalizzati per i destinatari con l’inserimento dei nomi dei committenti nelle preghiere e con l’aggiunta di ritratti e decorazioni.
I libri d'ore sono stati eseguiti in una grande varietà di dimensioni e livelli qualitativi: da quelli di uso quotidiano, a volte non illustrati, ai più sontuosi, realizzati come libri di lusso, che costituivano vere e proprie attestazioni di potere dinastico e status symbol, arricchiti dall’araldica e dagli emblemi di committenti aristocratici.
Questi libri per pregare e meditare nel privato sono stati abbandonati dopo la Controriforma, perché giudicati troppo legati ad una religiosità autonoma dal controllo della Chiesa, talora con contenuti eterodossi e superstiziosi, venendo spesso anche censurati alla fine del XVI secolo.
Il Tempo della Devozione. Libri d’ore italiani tra Medioevo e Rinascimento, un'esposizione allestita a Roma presso la Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana, a cura di Francesca Manzari, Lucia Tongiorgi Tomasi, Ebe Antetomaso e Marco Guardo, consente di conoscere la lunga e poco nota storia di questi piccoli e diffusi testi di preghiera divenuti col passare dei secoli, preziosi e ricercati oggetti artistici. Oltre cinquanta i libri selezionati in mostra, manoscritti in parte conservati presso la Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana, affiancati da esemplari provenienti da numerose biblioteche italiane ed europee.
Hore beate Marie virginis, Parigi, Simon Vostre, 1512 circa, Miniatore: artista parigino legato a Rouen, Roma, Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana
Il contenuto dei libri d'ore è assai vario, sia nei testi che nelle illustrazioni. Esistono esemplari con pochi testi, altri con raccolte estremamente ampie. Quelli più personali, ideati appositamente per il destinatario o destinataria, erano elaborati dai copisti con l’aiuto di consulenti spirituali dei committenti, in genere confessori o cappellani e decorati dai più raffinati miniatori.
I libri d’ore erano spesso di piccole dimensioni, fatti per essere conservati sul comodino, se destinati alle donne, insieme ai rosari e ai gioielli e sono spesso citati negli inventari delle doti, perché erano frequentemente donati in occasione delle nozze, dallo sposo alla sposa, o da genitori e parenti, ma anche in occasioni successive, perché spesso se ne possedeva più di una copia.
Se una donna avesse posseduto un solo libro, tra tardo Medioevo e Rinascimento, sarebbe stato di certo un libro d’ore, ma questi libri, spesso riccamente illustrati per supportare con l’aiuto delle immagini le pratiche di meditazione empatica, sono stati anche avidamente commissionati dagli uomini e costituiscono uno strumento di preghiera individuale che univa in quei secoli il pubblico maschile e femminile.
I libri d’ore sono stati oggetti di gran moda, scambiati come doni tra le corti del mondo tardogotico e rinascimentale. Quelli di destinazione aristocratica, i più riccamente illustrati, mostrano scene sacre – con la Vergine, i Santi, la Passione di Cristo – dipinte come gallerie di pitture su pergamena invece che su tavola, utilizzate anche indipendentemente dai testi. Le figure sono spesso abbigliate con abiti e gioielli che riflettono minutamente le mode contemporanee e sono talora ambientati in paesaggi naturalistici. La natura invade spesso le decorazioni dei margini di questi libri, impreziositi anche da ornamenti che riprendono motivi dell’oreficeria, come gioielli e candelabri.
Libro d’ore, Fiandre (Bruges), 1430-1440 circa; Miniatori: Maîtres aux rinceaux d’or (Maestri dei tralci dorati), Roma, Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana
Tra i manoscritti esposti:
Libro d’ore di Francesco da Barberino: il più antico dei libri d’ore in mostra, è stato eseguito per il celebre poeta e notaio fiorentino, contemporaneo di Dante e presenta cicli di testi e immagini unici, ideati dallo stesso proprietario.
Offiziolo Visconti: in due volumi, è il più sontuoso dei libri d’ore posseduti da Gian Galeazzo Visconti e il più significativo realizzato alla corte viscontea, estremamente ricettiva alle mode francesi. Non a caso il fratello della prima moglie di Gian Galeazzo, Isabella di Valois, il duca Jean de Berry (fratello anche del re di Francia Carlo V), ne possedeva diciotto. L’artista che ne inizia il progetto illustrativo, Giovannino de Grassi, è il più importante pittore e scultore lombardo di fine Trecento, ingegnere capo della Fabbrica del Duomo di Milano, fino alla sua morte nel 1398 e autore di meravigliosi disegni di animali celebri per il loro naturalismo.
Il Libro d’ore di Balzarrino da Pusterla, il cavaliere che vince nel 1395 il torneo indetto per celebrare la nomina di Gian Galeazzo a duca di Milano, è un altro dei preziosi libri d’ore lombardi, ricco di raffigurazioni di Santi – tra cui due magnifiche immagini di San Giorgio – e di testi composti apposta per lui, tra cui una preghiera che inizia proprio con il suo nome: “Balzarrino”.
Il Libro d’ore di Giberto Borromeo, studiato per la prima volta per questa mostra, è stato riconosciuto nei pagamenti di casa Borromeo e costituisce il primo manoscritto miniato documentato al pittore Ambrogio de Predis, noto collaboratore di Leonardo da Vinci a Milano.
Tra i numerosi libri d’ore commissionati da Lorenzo de’ Medici per le sue figlie, uno dei codici esposti potrebbe essere quello realizzato per la figlia Luisa, promessa sposa a un cugino. Le nozze non ebbero luogo a causa della prematura morte di Luisa, a soli undici anni. Per questo motivo nel codice, pur essendo raffigurato l’emblema mediceo dell’anello con il diamante e le piume, gli stemmi non sono stati completati.
Il Libro d’ore di Alessandro de’ Medici e Margherita d’Austria, eseguito per le loro nozze nel 1536, è uno dei più tardi libri d’ore manoscritti. Miniato da Francesco Boccardi (Boccardino il Giovane) e da suoi collaboratori, presenta i ritratti dei due sposi nei margini decorati con fiori naturalistici e gioielli e preghiere in cui è scritto il nome di Margherita, figlia naturale dell’Imperatore Carlo V. Per la prima volta questo codice è esposto accanto a un foglio staccato da un altro libro d’ore, più antico, entrato in possesso di Alessandro e decorato con l’aggiunta del suo stemma, eseguito dagli stessi miniatori attivi nel libro d’ore cinquecentesco.
Foto in copertina: Libro d’ore di Alessandro de’ Medici e Margherita d’Austria (dettaglio), Firenze, 1536 circa
Roma, Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana
Il Tempo della Devozione. Libri d’ore italiani tra Medioevo e Rinascimento
Roma, Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana
12 dicembre 2025-15 febbraio 2026
Destinati alla devozione privata dei laici, sebbene talora anche i religiosi ne commissionano esemplari in aggiunta al proprio libro per la devozione liturgica, i libri d’ore sono spesso personalizzati per i destinatari con l’inserimento dei nomi dei committenti nelle preghiere e con l’aggiunta di ritratti e decorazioni.
I libri d'ore sono stati eseguiti in una grande varietà di dimensioni e livelli qualitativi: da quelli di uso quotidiano, a volte non illustrati, ai più sontuosi, realizzati come libri di lusso, che costituivano vere e proprie attestazioni di potere dinastico e status symbol, arricchiti dall’araldica e dagli emblemi di committenti aristocratici.
Questi libri per pregare e meditare nel privato sono stati abbandonati dopo la Controriforma, perché giudicati troppo legati ad una religiosità autonoma dal controllo della Chiesa, talora con contenuti eterodossi e superstiziosi, venendo spesso anche censurati alla fine del XVI secolo.
Il Tempo della Devozione. Libri d’ore italiani tra Medioevo e Rinascimento, un'esposizione allestita a Roma presso la Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana, a cura di Francesca Manzari, Lucia Tongiorgi Tomasi, Ebe Antetomaso e Marco Guardo, consente di conoscere la lunga e poco nota storia di questi piccoli e diffusi testi di preghiera divenuti col passare dei secoli, preziosi e ricercati oggetti artistici. Oltre cinquanta i libri selezionati in mostra, manoscritti in parte conservati presso la Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana, affiancati da esemplari provenienti da numerose biblioteche italiane ed europee.
I libri d’ore sono stati oggetti di gran moda, scambiati come doni tra le corti del mondo tardogotico e rinascimentale.
Hore beate Marie virginis, Parigi, Simon Vostre, 1512 circa, Miniatore: artista parigino legato a Rouen, Roma, Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana
Il contenuto dei libri d'ore è assai vario, sia nei testi che nelle illustrazioni. Esistono esemplari con pochi testi, altri con raccolte estremamente ampie. Quelli più personali, ideati appositamente per il destinatario o destinataria, erano elaborati dai copisti con l’aiuto di consulenti spirituali dei committenti, in genere confessori o cappellani e decorati dai più raffinati miniatori.
I libri d’ore erano spesso di piccole dimensioni, fatti per essere conservati sul comodino, se destinati alle donne, insieme ai rosari e ai gioielli e sono spesso citati negli inventari delle doti, perché erano frequentemente donati in occasione delle nozze, dallo sposo alla sposa, o da genitori e parenti, ma anche in occasioni successive, perché spesso se ne possedeva più di una copia.
Diffusi in più ampi strati sociali nel Quattrocento, hanno avuto un importante ruolo nell’alfabetizzazione, specie femminile, poiché venivano usati per l’insegnamento della lettura in casa. Trasmessi in eredità, spesso di madre in figlia o dalle nonne alle nipoti, sono stati usati per secoli, accumulando note relative alle nascite, morti e celebrazioni di famiglia, tanto da essere stati definiti veri e propri “archivi di preghiera”.Se una donna avesse posseduto un solo libro, tra tardo Medioevo e Rinascimento, sarebbe stato di certo un libro d’ore...
Se una donna avesse posseduto un solo libro, tra tardo Medioevo e Rinascimento, sarebbe stato di certo un libro d’ore, ma questi libri, spesso riccamente illustrati per supportare con l’aiuto delle immagini le pratiche di meditazione empatica, sono stati anche avidamente commissionati dagli uomini e costituiscono uno strumento di preghiera individuale che univa in quei secoli il pubblico maschile e femminile.
I libri d’ore sono stati oggetti di gran moda, scambiati come doni tra le corti del mondo tardogotico e rinascimentale. Quelli di destinazione aristocratica, i più riccamente illustrati, mostrano scene sacre – con la Vergine, i Santi, la Passione di Cristo – dipinte come gallerie di pitture su pergamena invece che su tavola, utilizzate anche indipendentemente dai testi. Le figure sono spesso abbigliate con abiti e gioielli che riflettono minutamente le mode contemporanee e sono talora ambientati in paesaggi naturalistici. La natura invade spesso le decorazioni dei margini di questi libri, impreziositi anche da ornamenti che riprendono motivi dell’oreficeria, come gioielli e candelabri.
Libro d’ore, Fiandre (Bruges), 1430-1440 circa; Miniatori: Maîtres aux rinceaux d’or (Maestri dei tralci dorati), Roma, Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana
Tra i manoscritti esposti:
Libro d’ore di Francesco da Barberino: il più antico dei libri d’ore in mostra, è stato eseguito per il celebre poeta e notaio fiorentino, contemporaneo di Dante e presenta cicli di testi e immagini unici, ideati dallo stesso proprietario.
Offiziolo Visconti: in due volumi, è il più sontuoso dei libri d’ore posseduti da Gian Galeazzo Visconti e il più significativo realizzato alla corte viscontea, estremamente ricettiva alle mode francesi. Non a caso il fratello della prima moglie di Gian Galeazzo, Isabella di Valois, il duca Jean de Berry (fratello anche del re di Francia Carlo V), ne possedeva diciotto. L’artista che ne inizia il progetto illustrativo, Giovannino de Grassi, è il più importante pittore e scultore lombardo di fine Trecento, ingegnere capo della Fabbrica del Duomo di Milano, fino alla sua morte nel 1398 e autore di meravigliosi disegni di animali celebri per il loro naturalismo.
Il Libro d’ore di Balzarrino da Pusterla, il cavaliere che vince nel 1395 il torneo indetto per celebrare la nomina di Gian Galeazzo a duca di Milano, è un altro dei preziosi libri d’ore lombardi, ricco di raffigurazioni di Santi – tra cui due magnifiche immagini di San Giorgio – e di testi composti apposta per lui, tra cui una preghiera che inizia proprio con il suo nome: “Balzarrino”.
Il Libro d’ore di Giberto Borromeo, studiato per la prima volta per questa mostra, è stato riconosciuto nei pagamenti di casa Borromeo e costituisce il primo manoscritto miniato documentato al pittore Ambrogio de Predis, noto collaboratore di Leonardo da Vinci a Milano.
Tra i numerosi libri d’ore commissionati da Lorenzo de’ Medici per le sue figlie, uno dei codici esposti potrebbe essere quello realizzato per la figlia Luisa, promessa sposa a un cugino. Le nozze non ebbero luogo a causa della prematura morte di Luisa, a soli undici anni. Per questo motivo nel codice, pur essendo raffigurato l’emblema mediceo dell’anello con il diamante e le piume, gli stemmi non sono stati completati.
Il Libro d’ore di Alessandro de’ Medici e Margherita d’Austria, eseguito per le loro nozze nel 1536, è uno dei più tardi libri d’ore manoscritti. Miniato da Francesco Boccardi (Boccardino il Giovane) e da suoi collaboratori, presenta i ritratti dei due sposi nei margini decorati con fiori naturalistici e gioielli e preghiere in cui è scritto il nome di Margherita, figlia naturale dell’Imperatore Carlo V. Per la prima volta questo codice è esposto accanto a un foglio staccato da un altro libro d’ore, più antico, entrato in possesso di Alessandro e decorato con l’aggiunta del suo stemma, eseguito dagli stessi miniatori attivi nel libro d’ore cinquecentesco.
Foto in copertina: Libro d’ore di Alessandro de’ Medici e Margherita d’Austria (dettaglio), Firenze, 1536 circa
Roma, Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana
Il Tempo della Devozione. Libri d’ore italiani tra Medioevo e Rinascimento
Roma, Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana
12 dicembre 2025-15 febbraio 2026