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Nino Costa: To be or not to be, who loves not is not

Un racconto di Chiara Stefani

La Storica dell’arte Chiara Stefani (Ministero della Cultura; Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea) presenta un piccolo dipinto del pittore Giovanni Costa (1826-1903), detto Nino Costa, dal titolo "To be or not to be, who loves not is not" (1879), che tradotto significa “essere o non essere, chi non ama non è”. 
Il sofisticato e oscuro gioco di parole rimanda, oltre all’inciso iniziale di Shakespeare, a "Liside", il dialogo sull'amicizia di Platone in cui si afferma che solo l'amore dà fondamento all'esistenza. Incisi in una preziosa cornice intagliata a rilievo, secondo il gusto Preraffaellita inglese, questi versi intendono evidenziare un aspetto chiave della poetica di Costa, ossia l’amore dell’artista per la natura da cui sorgeva la sua pittura.

In questi anni, Giovanni Costa percorre la campagna dell’Umbria in compagnia dei suoi amici inglesi alla scoperta dei Primitivi, pittori del Tre-Quattrocento”
Chiara Stefani

Costa raffigura una donna seduta che regge una tavolozza, vestita con un manto di foggia classica come un’antica sacerdotessa. Immersa nel verde del paesaggio, dentro una sorta di "hortus conclusus", guarda assorta fuori dallo spazio del quadro, in mistica contemplazione della natura nella quale Costa traspone uno spiritualismo quasi francescano, un’ispirazione che l’artista ritrovava durante i ripetuti soggiorni in Umbria e Toscana con gli amici inglesi George Mason (1818-1872) e Frederic Leighton (1830-1896).


Giovanni Costa, To be or not to be, who loves not is not, 1879 circa, olio su tela, 51x52cm., Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea, Roma

La modella, forse un’allieva del pittore, diventa protagonista di un'opera simbolica che racchiude tutti i parametri della nascente “Scuola Etrusca” (1883-1884); Costa stava elaborando il progetto di un'associazione di paesaggisti inclini a sostenere le sue teorie, princìpi già discussi con Mason e Leighton fin dagli anni Cinquanta (Nino Costa: Donne che imbarcano legna al Porto d’Anzio). 

Grazie a queste frequentazioni, Costa ebbe una conoscenza diretta dell'arte inglese contemporanea anticipandone le tendenze e divulgando le nuove idee in Italia

L’interesse quasi religioso di Costa per le tecniche pittoriche degli antichi maestri Primitivi, per il recupero del concetto Romantico di paesaggio come stato d'animo, nonché il rapporto con il gusto per le arti applicate e artigianali delle Arts & Craft e della corrente Preraffaellita inglesi, sono tutte componenti racchiuse in questo piccolo dipinto che preannuncia la futura stagione Simbolista romana a cui l’artista diede un notevole impulso. Grazie agli amici inglesi, Costa conobbe le idee di John Ruskin (1819-1900) e in particolare il concetto di "Vero" che contribuì alla formulazione di una concezione spirituale del paesaggio come veicolo di stato d'animo.
Nel 1879, dopo aver preso parte alla “Repubblica Romana” e alla “breccia di Porta Pia” (1870), Costa era stato eletto Consigliere per il Rione di Trastevere, carica che occupò fino al 1877. Questo ruolo politico lo usò per promuovere cultura, come aveva già dimostrato di saper fare nel riunire vicino a sé “sodalizi” di sensibilità diverse, italiane e straniere. Negli anni Ottanta, dopo il “Golden Club” (1875), Costa fondava la “Scuola Etrusca” (1883) e “In Arte Libertas” (1887), associazioni destinate ad avere un peso rilevante nella vita artistica italiana di fine secolo. 
Dunque, tornato stabile a Roma, dopo ripetuti soggiorni in Inghilterra e in Francia, Costa si dedicava alla vita pubblica spendendo le forze per salvaguardare la Città Eterna dalla speculazione edilizia postunitaria che stava cancellando "la patina del tempo", come lui la definiva, ossia le ultime “pietre” fondanti delle architetture cittadine. 

FOTO DI COPERTINA
Giovanni, Costa, To be or not to be, who loves not is not, 1879 circa, olio su tela, 51x52cm., Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea, Roma