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Le Baccanti di Euripide

Umberto Curi 

Nel video il filosofo Umberto Curi racconta Le Baccanti di Euripide, una delle tragedie più celebri dell’intero repertorio drammaturgico dell’Atene classica, messa in scena per la prima volta intorno al 407 a. C., che segna il culmine e il crepuscolo della grande stagione della tragedia attica. 

Uno dei temi della tragedia è quello dell’obbedienza nei confronti della divinità ed è evidente che, nel loro intreccio, i casi che costituiscono la trama della tragedia si riferiscono alla trasgressione dell’obbligo del rispetto della divinità. È noto che, secondo la morale greca, occorreva manifestare il più rigoroso rispetto nei confronti degli, dei genitori e dello straniero e che una delle colpe più gravi era considerata proprio l’ostilità verso lo straniero. 

Un altro tema fondamentale della tragedia è il rapporto tra la dimensione emotiva e quella razionale, come è confermato da ciò che Platone scrive nel Fedro:

È più importante la mania e cioè la presenza di dio che si riconosce in colui che ne è posseduto rispetto alla stessa conoscenza, perché la mania ha origine divina mentre la conoscenza si manifesta sul piano umano.  

Un terzo tema riguarda la personalità di Dioniso, il dio più enigmatico e suggestivo dell’Olimpo greco, ed è fondamentale sottolineare che nella tragedia emerge la sua costitutiva ambivalenza:

Dioniso è un dio doppio, che ha una doppia nascita e una doppia morte e che, per questa ambivalenza, può essere considerato il paradigma della stessa condizione umana della sua ineliminabile duplicità. 

C’è poi un tema collegato alla presenza del cieco veggente Tiresia, che sta ad indicare il configurarsi nella tragedia di qualcosa che ha a che vedere con il tabù del vedere: vi sono cose e persone che non possono essere viste se non a prezzo di drammatiche conseguenze. Molte storie del mondo greco arcaico sono leggibili attraverso il tabù della vista come le vicende di Eco e Narciso e di Diana e Atteone. 
Tutta la tragedia, infine, è attraversata dalla logica della vendetta, che organizza nel suo insieme tutta la tragedia di Euripide: i comportamenti che vengono considerati devianti o che recano le tracce di una colpa non possono restare impuniti, ma alla colpa deve sempre corrispondere una pena. 

Umberto Curi è professore emerito di Storia della filosofia presso l’Università di Padova, ha insegnato presso l’Università San Raffaele di Milano. È stato visiting professor presso numerosi atenei europei e americani. Nei suoi studi si è occupato della storia dei mutamenti scientifici per ricostruirne la dinamica epistemologica e filosofica, rivolgendosi a uno studio della tradizione filosofica imperniato sulla relazione tra dolore e conoscenza e sui concetti di logos, amore, guerra, verità, pena, approfondendo anche il rapporto tra cinema e filosofia. Tra le sue opere recenti: Straniero (Milano 2010); L’apparire del bello. Nascita di un’idea (Torino 2013); La porta stretta. Come diventare maggiorenni (Torino 2015); I figli di Ares. Guerra infinita e terrorismo (Roma 2016); Le parole della cura. Medicina e filosofia (Milano 2017); Veritas indaganda (Nocera Inferiore SA 2018); Il colore dell’inferno. La pena tra vendetta e giustizia (Torino 2019); Parola ai film (con B. Ayroldi Sagarriga, Milano 2021); Fedeli al sogno. La sostanza onirica da Omero a Derrida (Torino 2021).