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Silvano Tagliagambe. L'affettività del corpo, la carne e il dolore
Carlo Diano e il sottosuolo
In particolare, nel saggio Edipo figlio della Tyche, Diano descrive Edipo come un personaggio dostoevskiano. L’uomo del sottosuolo di Dostoevskij, vittima di una forma di autocontrollo ossessivo e di egolatria, che produce il distacco nei confronti del prossimo, è mosso dal risentimento nei confronti di un destino che non gli ha riservato l’esito che sentirebbe di meritare, proprio per quella che considera la sua superiore intelligenza. Anche Edipo è mosso da una forma di risentimento nei confronti dei genitori che lo avevano abbandonato e condannato alla morte, le vicende della tragedia lo espongono a un grande dolore e questo è un secondo elemento di affinità profonda di Diano con Dostoevskij. Il dolore ci induce ad una forma di riflessione profonda sulla nostra vita e al desiderio della rinascita: la colpa viene assunta come occasione di riscatto attraverso una nuova vita.Carlo Diano in tutta la sua opera non ha mai citato Fëdor Dostoevskij, eppure tutto il suo pensiero è impregnato dell’insegnamento del grande scrittore russo che amava moltissimo.
Per Diano la tragedia greca e la discesa nell’Ade dei suoi eroi è l’esperienza che consente di rivedere la vita alla luce della morte.Il tema della rinascita innescata dal dolore è molto presente anche nel pensiero di Carlo Diano, per il quale la situazione di insicurezza, di incertezza in cui si trova l’uomo lo espone al dolore, che lo induce a rivedere la propria vita e a considerarla dal punto di vista della morte.
E in Delitto e castigo di Dostoevskij c’è qualcosa di analogo: la possibilità di una rinascita morale, una risurrezione, come quella di Alcesti narrata da Diano, che Dostoevskij esprime come miracolo compiuto dall’amore.Esemplare da questo punto di vista è l’interpretazione della tragedia di Alcesti, nella quale il dolore compie il miracolo dell’amore, che genera una capacità di risurrezione.
Silvano Tagliagambe è professore emerito di Filosofia della scienza presso l’università di Sassari. Si è laureato in filosofia a Milano con Ludovico Geymonat e si è perfezionato in fisica all’università Lomonosov di Mosca. È stato professore di Filosofia della Scienza presso le Università di Cagliari, Pisa, Roma “La Sapienza” e Sassari. Si occupa dei processi della comunicazione, dell’analisi dei più recenti risultati della fisica e delle neuroscienze e dell’approfondimento del loro significato epistemologico, di psicologia analitica, della filosofia della medicina, della filosofia del digitale, del legame tra cultura umanistica e cultura scientifica, del pensiero scientifico e filosofico russo. A questi temi ha dedicato più di 350 pubblicazioni. Tra le più recenti: Pauli e Jung. Un confronto su materia e psiche, Raffaello Cortina, Milano, 2011 (con A. Malinconico); Jung e il Libro Rosso. Il Sé come sacrificio dell’io, Moretti&Vitali, Bergamo, 2014 (con A. Malinconico); Il nodo Borromeo. Corpo, mente, psiche, Aracne, Roma, 2015; Pauli y Jung. Un debate sobra materia y psique, Traducciones Junguianas, Colección Psicologia Profunda, volumen: 6, Lima-Perù, 2019; Metamorfosi. Cervello in divenire, benessere psicofisico e nuove strategie terapeutiche, Mimesis Edizioni, Milano-Udine 2019 (con D. Sirigu e G. Biggio); Ritornare a Ippocrate. Riflessioni sulla medicina di oggi, Mondadori Università, Milano 2020 (con E. Facco); On the way of understanding consciousness: the contribution of Jung & Pauli between neurosciences, philosophy and quantum physics, in F. Carminati, G. Galli Carminati, F. Martin edts., Quantum Psyche, CreateSpace Independent Publishing Platform, 2020, pp. 103-143 (con F. Fracas ed E. Facco); Come in uno specchio. Il cervello e il suo ambiente, Mimesis, Milano-Udine 2020; Chiralità: la vita e l’antinomia, Mimesis 2021. Il 6 febbraio 2021 gli è stata conferita, di iniziativa del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, l’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana.Il binomio tra dolore e amore, che generano la risurrezione, è l’elemento che accomuna in maniera forte il pensiero di Diano e quello di Dostoevskij.