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Carlo Diano. L'Alcesti di Euripide 

Francesca Diano 

Nel video Francesca Diano parla della tragedia Alcesti di Euripide, opera che è stata tradotta dal filosofo, grecista e filologo italiano Carlo Diano e pubblicata nel 1968 da Neri Pozza e che ha costituito uno dei temi centrali e un vero e proprio mito di fondazione del suo pensiero e della sua poetica. 

Carlo Diano parla di un enigma dell’Alcesti, che considera un testo misterioso, esoterico, nel quale vede un’anticipazione, come profezia pagana, della figura del Cristo e non è un caso che Alcesti è presente, come Euridice, nelle catacombe cristiane a simboleggiare la resurrezione. C’è un aspetto mistico di Diano che riconosce nell’amore una forza potente in grado di annullare la morte. 

L’Alcesti è una meditazione della morte, la prima meditazione della morte che noi abbiamo nella storia dell’Occidente, e pertanto la prima meditazione sul problema che per eccellenza è proprio della metafisica, e del quale essa rivela, in termini che nella loro opposizione sono già definitivi, le antinomie.
Carlo Diano

 
 

Admeto si sarà convinto per prova che tra lui e la moglie la scelta migliore l’ha fatta lei, perché per lui la vita, senza Alcesti, è peggiore della morte, il momento appunto a cui tutto il dramma conduce e che costituisce la definitiva rivelazione, e questo nell’esperienza stessa di un àristos, di un sentimento che la cultura greca ignorava ο confondeva con l’eros. È qui che il sacrificio si rivela impossibile. Perché, se c’è l’amore, e la morte è la separazione per sempre dall’essere amato, ο tutti e due devono morire, ο nessuno dei due si può sacrificare per l’altro. Quel sacrificio che l’etica cavalleresca impone e la nuova scienza limitata ai corpi rifiuta, l’amore, pronto a compierlo, non lo può compiere senza sacrificare anche l’altro. Ε allora? Alcesti ha temuto di vivere, e Admeto non può sopravvivere. Allora non c’è che una soluzione, ed è che Alcesti risorga, e cioè che la morte non sia l’ultima linea delle cose, ma che nell’aldilà le anime si possano ritrovare e ricompongano il nodo che le ha strette nella vita. L’amore vuole la resurrezione.
Carlo Diano
 

Bastano queste brevi note a fare intendere la straordinaria attualità di quest’opera. Ε a collocarla, per valutarne appieno il significato, nel grande quadro del pensiero umano, è da dire che due sono le soluzioni estreme ed opposte che l’uomo ha trovate al problema della morte: una è quella greca, l’altra è quella buddista. Secondo la soluzione greca, l’uomo vince la morte nell’attimo in cui s’identifica con l’essere estraspaziale ed estratemporale delle «forme», il che vale tanto per Achille e per Socrate, quanto per Aristotele ed Epicuro, che vedono in questa identificazione, raggiunta attraverso la pura attività teoretica, l’unico modo dato all’uomo «mortale» di «rendersi simile agli dèi immortali». Per il buddismo l’identificazione è col Nulla, l’anatman, ο «non-io» del nirvana. Qualche cosa di simile è stato ai nostri giorni proposto all’uomo dall’esistenzialismo di Heidegger.
Carlo Diano

 

È Cristo la soluzione che sola toglie il dualismo dell’Alètheia e della Doxa, e, vincendo il nulla della morte, rende possibile l’amore, e con l’amore la società umana, e il sacrificio e il bene. Questo ha intuito col suo grande cuore di mediterraneo, portato «dall’amore del canto», Euripide nel sacrificio di Alcesti, nella philanthropia di Apollo che si fa servo d’un mortale, e nella lotta di Eracle con Tànato. Con la IV egloga di Virgilio l’Alcesti va posta fra le profezie pagane del Cristo. 
Carlo Diano

Carlo Diano (Vibo Valentia 1902 – Padova 1974) fu allievo di Nicola Festa, Vittorio Rossi e Giovanni Gentile. Dopo aver insegnato Latino e Greco nei Licei, dal 1933 al 1940 fu comandato dal Ministero degli Esteri come lettore di lingua italiana nelle università di Lund, Copenhagen e Göteborg, cosa che gli permise di lavorare nonostante il rifiuto di iscriversi al Partito Fascista. A Roma frequentò assiduamente l’ambiente della scuola romana di Storia delle Religioni, che grande parte ebbe nel suo pensiero storico-religioso e studi  composizione al Conservatorio di Santa Cecilia. Dal 1946 insegnò Grammatica Greca e Latina, Papirologia, Storia della filosofia antica, Letteratura greca, Storia antica presso l’Università di Bari. Nel 1950 vinse il concorso a cattedra di Letteratura Greca presso l’Università di Padova, dove rimase fino al collocamento a riposo. Ivi tenne anche diversi insegnamenti tra cui un seguitissimo corso di Storia delle Religioni. Fu più volte Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia e dal 1958 al 1974 direttore del Centro per la Tradizione Aristotelica nel Veneto da lui fondato. Le sue traduzioni dei Tragici, di Epicuro, di Platone, di Eraclito, di Menandro e di Meleagro lo annoverano fra i maggiori traduttori dei classici. Per i suoi studi epicurei, iniziati nei primi anni ’30, per l’edizione degli Ethica e di papiri ercolanesi è riconosciuto a livello internazionale come uno dei maggiori e più autorevoli studiosi del filosofo di Samo. Insignito di numerose medaglie, riconoscimenti e onorificenze sia in Italia che all’estero, nel 1969 gli fu conferito il Premio dell’Accademia Nazionale dei Lincei; fu inoltre socio di numerose accademie italiane e straniere, sia in Europa che negli Stati Uniti. Si spense a Padova il 12 dicembre 1974.

Francesca Diano, storica dell’arte, scrittrice, saggista, traduttrice di narrativa e poesia, consulente editoriale, studiosa di folklore e tradizione orale irlandesi, ha tenuto corsi di arte e lingua italiana all’Istituto Italiano di Cultura di Londra, ha insegnato letteratura italiana e arte contemporanea italiana all’University College di Cork, ha tenuto seminari di arte italiana e traduzione letteraria all’Università per Stranieri di Perugia e all’Alma Mater di Bologna. Ha pubblicato un romanzo, una raccolta di racconti tradotti anche in inglese, raccolte poetiche e saggi. È la curatrice delle opere di Carlo Diano e responsabile del suo Archivio. Ha curato  edizioni delle sue opere per Bompiani, Mimesis, BUR e Molesini Editore. Ha ricevuto una menzione d’onore al Premio Monselice per la Traduzione, una menzione speciale al Premio Jole Santelli e ha vinto il Premio Teramo.