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Giuseppe Ferraro. La nascita delle scienze umane

Napoli nel '700 tra Architettura, Musica e Pensiero Filosofico

Nel video il filosofo Giuseppe Ferraro, intervistato in occasione del Convegno organizzato a Napoli nel dicembre 2025 dall’Associazione Domenico Scarlatti, per il 350° anniversario dalla nascita dell’architetto Ferdinando Sanfelice, parla dell'intreccio fecondo tra architettura, musica e pensiero filosofico nella Napoli del XVIII secolo, mettendo in evidenza come questa città abbia costituito un crocevia culturale che ha influenzato le dinamiche artistiche e intellettuali di tutta l'Europa.

La Scienza nuova di Giambattista Vico era una vera e propria antropologia sociale al suo inizio, le “scienze umane”: il Settecento a Napoli inizia con la costruzione di un mondo nuovo, con le riforme sociali insieme a quelle artistiche e architettoniche, un processo che è culminato nella Repubblica partenopea del 1799, finito in maniera tragica con la decapitazione di un’intera generazione di patrioti e uomini di cultura. 

Dalla Scienza nuova di Giambattista Vico fino alla Scienza della Legislazione di Gaetano Filangieri possiamo parlare della felicità pubblica non più come utopia, ma come sviluppo nel tempo della congiunzione tra la bellezza e il bene, la fine dell’utopia ha coinciso con la scienza sociale, il mondo felice è diventato una scienza umana e non più un’utopia 

La musica è la costruzione dell’invisibile perché invisibile è il suono, non si vede ma si sente, l’architettura è la costruzione del vuoto perché per dare una qualificazione ad un’opera architettonica bisogna sentire la risonanza dei vuoti, il vago, invece, appartiene alla filosofia come l’immaginare, il pensare, il sentire, il vago è nella congiunzione tra la bellezza e il bene, tra quello che si vede e quello che si sente, tra l’interno e l’esterno. 

Il filosofo e giurista napoletano Gaetano Filangieri ci dice che il vago è il velo che la natura stende sulle sue più belle produzioni, se si toglie il velo la bellezza svanisce: l’arte deve imitare la vaghezza della natura, non la sua precisione, il velo è proprio del vero, è pudore del vero, è lasciar trasparire il bello senza esporlo. Filangieri ci fa capire che nella vaghezza della natura si esprime il sublime, che è senza misura, il sublime ci mette di fronte all’impossibile. 

Giuseppe Ferraro è responsabile della scuola di Filosofia Fuori le Mura. Già prof per la Federico II di Napoli, ha tenuto corsi alla Albert Ludwigs Universität di Freiburg i.B., e alla Università dello Stato di Rio de Janeiro (UERJ). Tiene da anni corsi nelle carceri e nelle scuole d’eccezione. È ideatore del progetto educativo Bambini in Filosofia. È impegnato nello sviluppo della filosofia come etica dei legami e dell’educazione ai sentimenti. Tra le sue pubblicazioni per le edizioni Filema: Filosofia in carcere (2009), La filosofia spiegata ai bambini (2010), La scuola dei sentimenti (2011), L’anima e la voce (2013); per Stampa Alternativa L'assassino dei sogni, lettere fra un ergastolano e un filosofo (2024); per le edizioni Mimesis La declusione della libertà (2018); per Chiarelettere La memoria dell’amore (2020); per le edizioni Castelvecchi Imparare ad amare (2015), Bambini in filosofia (2015), La Porta di Parmenide (2018), Nostalgia del desiderio (2019), Fragilità (2020), La ripresa della vita (2021). Il valore della pena e l’imperdonabilità (2024).