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Mirella Armiero. Maria Bakunin, la Signora di Napoli
Un pensiero ribelle
Sulle tracce di Maria Bakunin mi ha indirizzata Goffredo Fofi, critico e scrittore militante, una delle più lucide intelligenze d’Italia, che però ritengo fosse motivato dall’interesse per l’anarchismo più che per la storia di una terribile piccola signora, scienziata di rango, tra le prime chimiche d’Europa, ma abbastanza lontana dal campo di battaglia in cui la situava il suo cognome.
Già dalle prime letture sul suo conto mi è sembrato di percepire una certa discordanza tra la superficie specchiata dell’immagine di questa donna forte e il profondo travaglio di un vissuto complicato. Un intreccio singolare di destino e carattere ne ha fatto un personaggio di grande modernità. E dietro di lei appare, in controluce, il profilo di un’altra Napoli, quella che non si è realizzata, che la Storia non ha fatto emergere. La Napoli ombrosa della scienza che è rimasta sepolta sotto la narrazione della città felice e spensierata, stracciona e canterina, eterno paese del sole.
È l’8 aprile 1906, il Vesuvio erutta. In mezzo al caos, un manipolo di scienziati si muove controcorrente rispetto alla folla che fugge: vogliono osservare da vicino l’evento, raccogliere minerali. Tra loro c’è una scienziata poco più che trentenne: è nata nella lontana Siberia, si chiama Maria, ed è la figlia del grande anarchico Michail Bakunin. Il suo destino è intrecciato a quello della terra che il padre ha scelto per stabilirsi e per cercare di realizzare i suoi ideali politici: a Napoli Maria è cresciuta, studia con tale impegno da diventare la prima donna in Italia a laurearsi in Chimica, sarà la prima a ottenere una cattedra da ordinario. Protagonista della vita culturale della città e di missioni all’estero per studiare progetti pionieristici, darà scandalo per la sua relazione con un uomo più giovane e al contempo diventerà proverbiale per il suo rigore accademico. Nella città occupata dai nazisti proverà a salvare dalla distruzione la biblioteca dell’università, opponendosi con coraggio ai soldati. E pur essendo figlia di un altro uomo, per tutta la vita si batterà per mantenere e difendere la memoria di quello che considera suo padre, Bakunin.
Maria Bakunin, Marussia per i familiari, è stata una scienziata rigorosa, dalla volontà ferrea nella corporatura minuta, una donna orgogliosa e indipendente che tuttavia seppe contribuire appieno alle istituzioni e al progresso del suo tempo. Una vita romanzesca in un’epoca di splendore, in cui il Sud fioriva di idee, scienza e progetti e, tra mille difficoltà, si sognava e si tentava di costruire un destino migliore.
Mirella Armiero dirige la pagina della cultura del Corriere del Mezzogiorno, redazione campana del Corriere della Sera. È membro della giuria del Premio Napoli. Ha pubblicato con Solferino Un pensiero ribelle (2025) e ha curato per lo stesso editore l’antologia Napoli stanca (2023). Per e/o ha curato gli scritti politici di Fabrizia Ramondino nel volume Modi per sopravvivere (2023).