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Paolo Ercolani. La notte dell'Occidente

Liberalismo, socialismo e postdemocrazia

Nel video il filosofo Paolo Ercolani espone i punti essenziali della lezione che ha tenuto il 9 gennaio 2026 all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, dal titolo Liberalismo, Socialismo, Democrazia: la fine dei tre arconti dell’Occidente

Alla fine del XVII secolo il filosofo John Locke teorizza il liberalismo fondato sul principio della libertà individuale e già nel XIX secolo il filosofo ed economista John Stuart Mill arriva ad affermare che le nazioni più “civilizzate” hanno il diritto di fare guerra ai paesi più arretrati per “esportare” la civiltà. Nel XIX secolo compare un’altra grande forza filosofico politica, il socialismo, che si batte per i diritti dei lavoratori e delle categorie sociali più svantaggiate e che si afferma come regime politico nel XX secolo, prima in Unione Sovietica e poi in altri paesi del mondo, non senza contemplare anch'esso delle forti contraddizioni sfociate in regimi totalitari e sanguirari.

Le liberaldemocrazie occidentali hanno assorbito molte delle istanze proprie della tradizione socialista e questo ha reso possibile, dalla fine della Seconda guerra mondiale alla metà degli anni Settanta del Novecento, il trentennio più democratico ed egualitario della storia occidentale, il trentennio d’oro. 


Nel 1975, però, la Commissione Trilaterale produce un report chiamato Crisi della democrazia per denunciare l’eccesso di democrazia, di diritti sociali, di educazione diffusa e quindi di esercizio del pensiero critico. Il paradosso è stato che, tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo, sono stati proprio i governi di sinistra a smantellare lo stato sociale di tipo keynesiano nei paesi occidentali. Nel 2008 Chris Anderson, direttore della rivista Wired, la più importante rivista di tecnologia al mondo, scriveva un articolo dal titolo La fine della teoria, in cui affermava che con la comparsa della rete e del digitale non c’era più bisogno del pensiero umano, perché orami gli algoritmi potevano creare una realtà molto più efficiente, in grado di dispensare l’umanità anche dalla fatica di pensare. 

Oggi viviamo in un mondo che è figlio di quanto ha detto la Commissione Trilaterale nel 1975 e di quanto ha teorizzato Chris Anderson nel 2008. Per esempio, dal 2009, l’anno in cui sono comparsi gli smartphone, il quoziente intellettivo medio della popolazione sta crollando e dai dati europei risulta che circa il 40% dei cittadini soffrono di analfabetismo funzionale, un dato che pone un problema enorme anche per la democrazia, che si fonda sull’esercizio del pensiero critico. 


Contemporaneamente in occidente è calato il livello dell’offerta culturale e dell’insegnamento, perché non si è più seguito il criterio del merito, ma altri criteri che hanno favorito la mediocrità. Ma il dato più clamoroso è stata la crescita delle disparità economiche, con il tracollo del sistema sociale degli Stati occidentali, l’impoverimento del ceto medio e la contrazione della democrazia.

Oggi un nuovo paradigma sociale ha distrutto le radici culturali del liberalismo e del socialismo, innescando uno scenario in cui all’arretramento del potere politico è corrisposto l’avanzamento del potere finanziario, che riesce oggi non solo  a dettare l’agenda politica ai governi, ma anche l’agenda esistenziale alle persone ormai isolate all’interno degli schermi dei loro apparecchi digitali. È un caso che questa crisi del mondo occidentale stia vedendo un aumento delle guerre? 

Che i dominanti non si pentano di aver lasciato le folle in uno stato di ignoranza e di ferocia quali sono adesso.
Antonio Gramsci, 1910

É all'intelligenza, nonché al suo costante e crescente incremento, che dobbiamo guardare per la soluzione dei mali di cui soffre il mondo. 
Bertrand Russell, 1928

La vittoria della libertà è possibile soltanto se la democrazia si costituisce come una società in cui l'individuo, il suo sviluppo e la sua felicità, siano il fine e l'obiettivo del senso comune, e in cui non sia subordinato o manipolato da alcun potere a lui esterno, che sia lo Stato o il meccanismo economico. 
Erich Fromm, 1942

Sotto il capitalismo l'uomo sfrutta l'altro uomo; sotto il comunismo avviene il contrario. 
John Kenneth Galbraith, 1972


Paolo Ercolani insegna Filosofia dell’educazione, Storia della filosofia e Teoria e tecnica dei nuovi media presso l’Università di Urbino. Si occupa di liberalismo e del passaggio epocale dalla società industriale a quella in Rete. Scrive per varie testate, tra cui “L’Espresso” e ha collaborato con “la Lettura” del “Corriere della Sera” e con Rai Educational Filosofia. Fondatore e membro del comitato scientifico dell’Osservatorio filosofico, è autore di vari articoli e libri, tra cui, Il Novecento negato. Hayek filosofo politico (Perugia 2006); La morte dell’uomo nell’era dei media (Perugia 2007); La storia infinita. Marx, il liberalismo e la maledizione di Nietzsche (Napoli 2011); L’ultimo Dio. Internet, il mercato e la religione stanno costruendo una società post-umana (Bari 2012); Qualcuno era italiano. Dal disastro politico all’utopia della Rete (Milano 2013); Contro le donne. Storia e critica del più antico pregiudizio (Venezia 2016); Figli di un io minore. Dalla società aperta alla società ottusa (Venezia 2019) e Nietzsche l'iperboreo. Il profeta della morte dell'uomo nell'epoca dell'intelligenza artificiale (Genova 2022).