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Silvia Andreoli. Che favola, Leonardo

Le favole di Leonardo da Vinci

Nel video la scrittrice Silvia Andreoli parla delle favole scritte da Leonardo da Vinci (Vinci, Firenze, 15 aprile 1452 - Amboise, 2 maggio 1519), pubblicate nel libro Leonardo. Favole e profezie. Scritti letterari a cura di Giuditta Cirnigliaro e Carlo Vecce, pubblicato da Garzanti nel 2019

Leonardo, cresciuto nella campagna di Vinci, tradurrà questo mondo della sua infanzia in cinquantadue favole, che annotava sui bordi dei fogli su cui sta lavorando ad altro. Mirabili sono quelle che si possono vedere alla Biblioteca Ambrosiana di Milano nel Codice Atlantico. Sono testi per lungo tempo dimenticati che emergono dalle biblioteche europee solo nel XIX secolo e vengono pubblicate in antologie a partire dal 1883. 

Nel 1490 Leonardo si trova a Milano alla corte di Ludovico il Moro, non ha ricevuto un’educazione formale, gli è ostico il latino e lui stesso si definisce “homo sanza lettere”, ma sogna di diventare uno scrittore, vuole misurarsi con gli autori contemporanei e antichi, si avvede del potere della parola scritta quando a Milano gli si spalancano le biblioteche. 

Le favole di Leonardo sono testi sovente di poche righe, idee rapsodiche che non portano sempre ad un’elaborazione complessa e però sempre si fissano indelebili, in una simbiosi inestricabile tra testo e disegno che vediamo in ogni suo progetto.  

Nella favola Leonardo sviluppa delle associazioni imprevedibili, in tutte c’è una personificazione della natura e di continuo ritorna il monito per l’uomo di non essere arrogante di non considerarsi al di sopra di essa. 

Il vino consumato dall’ubriaco si vendica del bevitore.

L’inchiostro disprezzato dalla carta per la sua nerezza perché, dice la carta, la sta sporcando, ricorderà alla carta che, in assenza di sé cioè dell’inchiostro, nessuno l’avrebbe conservata, quello che conta sono le parole incise sulla carta. 

Ogni impresa è in potenza una favola, scrive Carlo Vecce nella prefazione all’edizione delle favole e profezie di Leonardo. 

Si tratta di favole nate a stretto contatto con l’attività di studio dell’uomo e della natura di Leonardo per sostenere quell’originale visione del mondo che risulta dall’insieme della sua opera, le favole mettono insieme armoniosamente tanto l’umanesimo quanto la sua caratteristica di naturalista, come capirà lo scrittore e ingegnere Carlo Emilio Gadda (Milano, 14 novembre 1893 – Roma, 21 maggio 1973), che dal suo amore per le favole di Leonardo sarà ispirato per Il primo libro delle favole, pubblicato nel 1952 da Garzanti, dove c’è un tributo esplicito alle favole del genio vinciano. 

Silvia Andreoli, nata a Verona il 18 ottobre 1970, è una scrittrice, studiosa dell’universo della fiaba, ha esordito con il romanzo, Malvina, nel 2004, La Tartaruga-Baldini Castoldi, Dalai, a cui è seguito l’anno dopo Busserò per prendere la notte. Tra i romanzi più recenti, Nera come una fiaba, Morellini, 2018, e Raccontami il mondo che vuoi, Robin, 2023. 
A settembre 2024 è uscito per Luiss University Press La tana del lupo. Il cuore segreto delle fiabe, saggio sull’universo della fiaba. Ideatrice, per onboox radio, radio libera sul web del programma Fabula rasa, tutto quello che credevate di sapere sulle fiabe e invece, curatrice di numerosi laboratori sul tema della fiaba, ha realizzato per il gruppo Giotto-Fila il progetto di scrittura delle Fiabe a colori. Nel 2025, per l’associazione culturale Cento Giovani di Roma, con il patrocinio della Regione Lazio, ha sviluppato e registrato il podcast Per una lotta allo spreco da favola, ops da fiaba, dieci puntate per diventare consumatori più consapevoli e attenti senza perdere il piacere dell’acquisto. Laureata in giurisprudenza  all’Università Statale di Milano con una tesi sull’adozione internazionale, crede a chi sa raccontare storie, ai sogni, a Pollicino e ha un debole per le mantelline rosse.  A maggio 2026 uscirà per Luiss University press, nella collana Nautilus, Il cuore della notte, saggio-memoir che attraversa la storia delle ore dopo il tramonto.