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Sebastiano Caputo. Filosofia di Dune
Attraversare il deserto per ritrovare l'equilibrio tra il caos e il cosmo
Dune è la saga del nostro tempo, perché viviamo in un’epoca profondamente messianica, nella quale tutte le grandi potenze incarnano uno spirito del tempo messianico e fanno del messianismo anche uno strumento di potere e di consenso.
Dune ci riporta in un mondo tecno feudale che i tecno guru della Silicon Valley dichiarano apertamente con il superamento della democrazia e con stati che invece che ai politici devono far capo a monarchi aziendali.
Dune è un film che ha una potenza letteraria e cinematografica che ci racconta il tempo in cui viviamo e ci riporta alla melancolia attraverso il deserto, un luogo fisico e metafisico che tutti gli esseri umani devono attraversare, in quanto spazio di solitudine e di sofferenza, ma anche di riconciliazione con l’ecosistema in cui viviamo. L’attraversamento del deserto ci aiuta a trovare un punto di equilibrio tra il caos e il cosmo, necessario a trasformare la malinconia, che è uno stato d’animo triste e depressivo, in qualcosa di generativo e trasformativo.
Sebastiano Caputo, giornalista, ha viaggiato come reporter di guerra in Russia, Ucraina, Siria, Kurdistan iracheno, Iraq, Libano, Israele, Palestina, Giordania, Turchia, Pakistan, Afghanistan, Iran, Egitto, Tunisia, Marocco ed Etiopia. Scrive per Il Giornale, ha fondato il Gruppo Editoriale MAGOG di cui è Amministratore Delegato, e dirige Dissipatio – Una cellula mediatica. È senior partner dell’agenzia Tra le linee dove si occupa di strategia e comunicazione integrata. È ideatore di Bayram – Il tempo della cosmopolitica che ogni anno riunisce a Roma personalità in grado “di immaginare il futuro” nonché organizzatore del formato Profeti moderni U-35 presso il Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede, un incontro con giovani artisti, con l’obiettivo di creare una piattaforma di confronto e di dialogo. Daua (Paesi Edizioni) è il suo primo romanzo.