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Giovanni Botero. La sapienza dei re
Blythe Alice Raviola
Il De regia sapientia libri tres di Giovanni Botero è un’opera latina del 1583, concepita dall’autore in un momento decisivo della sua biografia umana e intellettuale: lasciata la Compagnia di Gesù nel 1580, egli si trovava da due anni al servizio di Carlo Borromeo, immerso nel fervido ambiente milanese della Controriforma e lì assai stimolato dalle riflessioni su politica e morale. Il breve trattato uscì a Milano per i tipi di Pacifico Ponzio con un sottotitolo e una dedica, tuttavia, che molto rivelano della duplice dimensione del suo autore, uomo di Chiesa ma pure suddito sabaudo: le tre sezioni del testo, infatti, contenevano precetti circa la «ratio reipublicae bene faeliciterque administrandae» ed erano rivolte al giovane duca di Savoia Carlo Emanuele I, con un omaggio letterario all’amico bibliofilo Gian Vincenzo Pinelli. Sin dall’uso del termine “ratio” si comprende così che il lavoro anticipa in nuce il fondamentale Della ragion di Stato del 1589. Concepito ancora nella lingua dotta degli umanisti, il De regia sapientia merita dunque una rilettura e una traduzione che lo consegnino a un più ampio spettro di studiose e studiosi.
La matrice della dissertazione boteriana e da ravvisarsi, giocoforza, nei libri sapienziali dell’Antico Testamento, richiamati ad ampi stralci nelle pagine iniziali del trattato. Dal Libro della Sapienza e da quello di Giobbe, dall’Ecclesiaste e dai Proverbi di Salomone si apprende che la sapienza «più utile unita alle ricchezze», deriva direttamente da Dio e si accompagna all’altra virtù cardinale, la prudenza. È una qualità tutta divina, senza alcuna concessione al tratto umano.
Blythe Alice Raviola
La sapienza differisce dagli altri generi di conoscenza in questo: gli altri generi si occupano di ciò soltanto che viene prodotto dalla natura o ricade sotto la capacità dell’essere umano di creare o, per lo meno, di governare. La sapienza, invece, messo da parte ogni aspetto umano, quasi a dispetto della natura stessa, contempla Dio, autore della natura, per quanto egli stesso concede; mentre le dottrine restanti si conseguono attraverso lo studio e l’esercizio, questa invece si apprende non tanto attraverso lo studio e l’arte, quanto attraverso il dono e lo spirito divino. Infatti, come non si può vedere il sole senza la sua luce, cosi none possibile conoscere Dio senza il dono di Dio.
Giovanni Botero
Blythe Alice Raviola insegna Storia moderna presso il Dipartimento di Studi storici dell’Università degli Studi di Milano “Federico Chabod”. Studiosa di piccoli Stati europei, in particolare dei ducati di Savoia e Mantova in rapporto alla Spagna, si occupa altresì della vita e dell’opera di Botero, del quale ha edito le Relazioni universali (3 voll., 2015-2017) e tracciato la biografia intellettuale Giovanni Botero. Un profilo fra storia e storiografia (2020).
Tiziana Provvidera è Honorary Research Associate presso University College London e si occupa della storia della cultura dell’Umanesimo e del Rinascimento, con particolare attenzione alla genesi della modernità politica e alla storia della tolleranza e del non conformismo religioso in Europa. Tra le sue pubblicazioni si segnala la prima edizione critica italiana delle opere politiche di Giusto Lipsio (2 voll., 2019 e 2020).